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Schwaz, un recital sulla Prima guerra

nel nome dell'amicizia con l'Argentario

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Domenica 4 novembre a Schwaz è andato in scena il primo recital sulla prima guerra mondiale. Alla base della sua realizzazione c’è un’idea della circoscrizione Argentario e della cittadina di Schwaz, con la co-produzione del regista austriaco Khris Kohler in collaborazione con lo storico Gianni Gentilini (residente in Argentario).
 
Davvero molte persone si sono date appuntamento alla «prima» di domenica scorsa nella città «gemella» della circoscrizione. La stessa rappresentazione, poi, è prevista anche sabato 1° dicembre al teatro San Marco di Trento, grazie alla sinergia della Fondazione museo storico del Trentino.
 
«Si tratta - spiega il presidente della circoscrizione Argentario Armando Stefani - di un lavoro dal forte significato simbolico e vuole essere uno dei primi impegni di rilettura storica dei tragici eventi legati alla prima Guerra mondiale». Da sottolineare, poi, la «chiave» di lettura frutto della collaborazione di trentini e austriaci. «E questo - aggiunge - nel tentativo di sottolineare che la guerra è comunque sempre una sconfitta».
 
L’opera trae spunto da alcuni testi storici recuperati ad hoc per «creare» il recital. «In particolare - dice Stefani - vengono messi a confronto due modi di testimoniare la guerra. Da un lato la retorica, la poesia e la lirica usate per plasmare le coscienze e convincere la gente ad andare in guerra: le roboanti parole dei manifesti, la retorica mesta dell’imperatore d’Austria o quella più trionfalistica del re d’Italia, i ritmi scintillanti delle liriche di guerra e delle poesie eroiche, i canti di marcia e la propaganda, gli inni nazionali. Dall’altro, i testi annotati col lapis sulla carta dei notes, che raccontano di milioni di giovani morti tra la polvere o nel fango delle trincee, in mezzo ai campi o sul pietrame dei monti. Vite spezzate per un lembo di terra, per spostare un confine di qualche chilometro».
 
Il presidente Stefani si dichiara orgoglioso e soddisfatto di questo «semplice ma simbolicamente straordinario lavoro» realizzato a cent’anni dalla fine della guerra e a trent’anni dall’inizio del gemellaggio con la città di Schwaz. «È doveroso ricordare - conclude - ai nostri giovani che la guerra è la sventura più grande che possa capitare ad un paese e che ogni morte rappresenta una perdita impagabile, indipendentemente dal fronte per cui doveva combattere»

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