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I No Vax hanno tenuto i bimbi a casa

In pochi hanno provato ad entrare

Poche tensioni, un po' di buonsenso e qualche compromesso

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Si potevano temere forzature davanti ad alcune delle 267 scuole dell'infanzia trentine, ma non è stato così. E a fine giornata, ieri, il presidente e assessore all'istruzione della Provincia, Ugo Rossi , tirava un sospiro di sollievo: «La maggioranza delle famiglie (dei circa 500 bimbi non vaccinati, ndr) ha deciso di non presentarsi. Non c'è stata alcuna necessità di azioni particolari. Nel caso di situazioni che avessero comportato un ostacolo all'inizio dell'attività, avevamo chiesto ai vigili di essere presenti, ma non mi risulta ci siano state chiamate».
Ma quanti sono i casi di chi si è presentato davanti alle «materne» con i bambini? «Pochi, ci risulta una quindicina» risponde il presidente Rossi «la situazione è macchia d'olio e in divenire, anche perché in alcune scuole si sono presentati i piccoli, in altre lo faranno domani (oggi, ndr). Gli uffici del Dipartimento della conoscenza stanno monitorando la situazione e sono a disposizione dei genitori. Alle scuole spetta prendere nota e segnalare agli uffici i genitori di bimbi non conformi all'obbligo vaccinale che si sono presentati. Ho appreso che in alcuni casi i bambini non vaccinati sono stati fatti entrare, anche per disinnescare situazioni problematiche. Ma ho visto anche» aggiunge Rossi «che il movimento "Vaccinare Informati" ha sì scelto di fare una campagna di mobilitazione, ma non usa i figli per fare pressione: li ringrazio pubblicamente».
Il presidente-assessore, tra i «pochi casi» di presidio e mobilitazione davanti alle scuole materne, cita Pergine, Madrano, Villazzano. «A Pergine, ho saputo che il sindaco ha detto "Fateli entrare"...». Altri casi si sono avuti a Malé, nel comune di Vallelaghi.
Il «Decreto Vaccini» del 7 giugno 2017, convertito con la legge 119 del 31 luglio successivo, stabilisce che l'assenza della documentazione che attesta l'avvenuta vaccinazione, «comporta la decadenza dall'iscrizione». Con la determinazione del dirigente del Servizio infanzia, Roberto Ceccato , la Provincia nei giorni scorsi ha approvato il provvedimento di «non ammissione dei bambini che risultano non conformi» a far data dal 3 settembre 2018 «fino ad avvenuta regolarizzazione della situazione vaccinale». Avanti tutta, quindi, con l'applicazione della legge119, prendendo atto che «i bambini non ammessi alla frequenza rimangono iscritti alla scuola dell'infanzia di appartenenza e saranno riammessi ad avvenuta regolarizzazione della posizione vaccinale». Porte aperte e dialogo con tutte le famiglie, ripete Rossi. Ma come la mettiamo con chi ha deciso, pur temporaneamente, di aprire ieri le porte ai bambini «non conformi»? «So che ha dato disposizioni in tal senso il sindaco di Pergine» risponde Rossi «Sono fuori legge, ma non è il presidente della Provincia che lo deve dire, e ogni valutazione spetta all'autorità giudiziaria. Chi ha l'autorità, se ne assume le responsabilità, e io rispetto che ci mette la faccia. Con questo, auspico che nessuno sia perseguitato. Il fatto è che c'è molta ipocrisia, nella vicenda dei vaccini: protestano gli stessi che hanno promesso ai genitori la modifica della legge cancellando le sanzioni, ma ora par di capire che la modifica slitterà ulteriormente, oltre l'11 settembre (quando alla Camera arriverà il Milleproroghe, ndr). Io posso solo auspicare che il governo in carica mantenga le promesse elettorali fatte, in modo che ci sia una situazione chiara per le famiglie. Così come bisogna essere rigidi nel far rispettare la legge - la stragrande maggioranza, 13.900 famiglie, lo fa, e questa maggioranza va valorizzata - bisogna essere elastici con i genitori di fronte a questa incertezza normativa».
Nei 24 asili nido di Trento città, nessun problema segnalato. «Ci sono solo 24 bimbi non conformi sui 1.100 iscritti» spiega l'assessora Chiara Maule «ma la situazione è tranquilla. C'era l'intesa, come da disposizioni della Provincia, di far intervenire i vigili sono in caso di genitori che avessero forzato per far entrare i bimbi. Ma non mi risultano situazioni particolari. Probabilmente, i 24 bimbi sono stati tenuti a casa».


L'ESPERTO

«Vaccinarsi è una responsabilità sociale, tutela i bambini più piccoli che non si possono vaccinare. A chi dice che non c'è un'epidemia dico: quella di morbillo c'è e i vaccini vanno assunti proprio per evitare che si sviluppino le epidemie». Roberto Burioni, virologo di fama mondiale e massimo esperto di vaccini (materia che studia da 35 anni) si augura che la copertura vaccinale ancora bassa sul morbillo in regione (in particolare a Bolzano, ma anche Trento nel 2017 era sotto il 95%) si alzi.
«La copertura è molto bassa soprattutto a Bolzano, dove c'è una delle coperture vaccinali contro il morbillo tra le più basse d'Italia. E la cosa è doppiamente inquietante, perché potrebbe esserci una epidemia di morbillo in una zona turistica molto importante» spiega Burioni.
«Il problema della copertura è anche di chi non si è vaccinato da bambino e che poi crescendo si dovrebbe vaccinare quando è adolescente soprattutto per il morbillo che è particolarmente pericoloso» afferma l'esperto.
La bassa copertura vaccinale in regione «è una cosa che mi stupisce perché conosco bene il Trentino Alto Adige dove vengo da quando ero piccolo e ci venivo a sciare. Stona perché è come entrare in una casa bellissima e trovare un bagno sporco».
Rispetto alla Legge Lorenzin, Burioni chiede al governo di mantenerla e consolidarla. «La legge Lorenzin va potenziata e non smontata, perché dai dati che abbiamo le coperture dopo anni in cui stavano calando stanno aumentando e gli italiani la stanno rispettando. Speriamo che il governo la potenzi».
A chi dice che i vaccini non servono perché non c'è una epidemia, Burioni replica: «Un'epidemia c'è ed è quella di morbillo, e i vaccini servono proprio a evitare le epidemie. Inoltre i vaccini sono i farmaci più sicuri tra quelli che usiamo, hanno una frequenza degli effetti collaterali che è difficile da calcolare perché è bassissima, di un caso su vari milioni di casi».
E ancora Burioni spiega: «i bambini più deboli e più piccoli sono i più colpiti da un'epidemia, vaccinarsi è un atto di responsabilità sociale perché è l'unico modo per difendere chi non si può vaccinare». E la libertà? «Pensi che è obbligatorio vaccinarsi anche in California dove altrimenti non si entra a scuola e si viene respinti, anche se parliamo di uno dei territori più libertari, visto che è legale ad esempio fumare la marijuana. Essere respinti dalla scuola perché non vaccinati è normale è come voler entrare al cinema con la sigaretta accesa: si sa che si viene respinti» conclude Burioni.

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