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Sveglia alle 3.30 per Natalia

e Federica, «doppiette rosa»

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La sveglia è puntata sulle 3 e mezzo, puntuale. Giusto il tempo di prendere lo zaino, infilarsi gli scarponi, ed il ritrovo è nel cortile di casa, completamente immerso nella pioggia e nella nebbia di questi primi giorni di settembre. Direzione Costa di Pasoria, Valle di Ledro. Già la sera prima della battuta di caccia, tuttavia, «il pensiero corre lì, alla salita e alla speranza di trovare il capo giusto nel momento giusto», assicura Natalia: «così inebriante da trasformarsi in adrenalina e da togliere quasi il sonno».
È stata una mattinata importante quella di ieri per le doppiette trentine, pronte a inaugurare la nuova stagione venatoria alle porte. E tra i 6.312 cacciatori della provincia ci sono anche loro, Natalia Mazzarini e Federica Pasqualini: declinazione moderna di una caccia che - seppur a fatica - rivendica una sua dimensione tutta al femminile. 

Classe 1994 e originaria della Val di Ledro Natalia, classe '95 e residente a Bosentino Federica, le due condividono «questa passione tanto faticosa quanto costosa», confermano in coro, «in cui la passione stessa rappresenta il fuoco in grado di muovere tutto».
«Tutto ha avuto inizio da piccola, verso i 6 anni - ricorda Federica - entrambe proveniamo da famiglie di cacciatori e grazie a loro abbiamo imparato a rapportarci con la natura in un certo modo, conoscendola e rispettandola». Anni trascorsi al fianco di padri e di nonni, gare di tiro, eventi, domeniche lungo i sentieri immersi nel verde degli abeti. Un passaggio quanto mai naturale anche per Natalia, la prima donna in famiglia ad aver preso il porto d'armi all'età di 17 anni: «A ripensarci adesso, unica figlia femmina con due fratelli maschi, è stato un momento impattante sia per la mia famiglia che per la valle, in cui oltre a me c'era solo una cacciatrice tedesca. Ma la caccia è qualcosa che va oltre al singolo sparo, perché dietro c'è un mondo intero, che noi donne siamo in grado di leggere con grande sensibilità». 

Al di là del colpo della carabina, infatti, secondo le giovani, c'è molto di più: la soddisfazione della salita, i sentieri, la pulizia del bosco, l'accudire i cani da caccia. «Soprattutto per quanto riguarda i cani - precisa Federica - si sente spesso dire che sono sfruttati e maltrattati, ma in realtà è difficile trovare un rapporto di fiducia tanto intenso quanto quello tra cane e cacciatore. Questa è la dimensione in cui la peculiarità della razza trova il suo sbocco ideale».
Fondamentale e totalitario anche il rapporto con la natura stessa, definito dalle ragazze «simbiotico e all'insegna del rispetto». In poche parole «il bosco è la mia casa», racconta Natalia, «perché lì lo scorrere delle stagioni, i colori, i ritmi della natura ci permettono di riflettere e fare paragoni con la nostra vita: la natura è sempre un rifugio in cui rinchiudersi e sentirsi protetti, avvolti solo dal suo stesso profumo». Un pensiero condiviso anche da Federica, che annuisce sorridente mentre sistema nel bagagliaio la sua carabina. «Il rispetto verso la montagna è spesso qualcosa di sottovalutato: nel bosco è sempre necessario sapersi comportare e riconoscere i propri limiti. Per quanto riguarda il prelievo venatorio, oltretutto, spesso c'è mancanza di conoscenza per trasmissioni ideologiche sbagliate: i prelievi variano da zona a zona secondo i censimenti eseguiti in primavera ed estate dai guardiacaccia. Insomma, tutto è regolamentato attentamente dal piano di abbattimento e ci muoviamo nel massimo rispetto della natura e della fauna». 

Donne e caccia, dicevamo. Donne che imbracciano carabine e doppiette. Giovani donne che si fanno largo in questo mondo antico quanto l'umanità. «La difficoltà ad accettare un cacciatore nella nostra società è grande - precisa Federica -, quella ad accettare una cacciatrice è doppia, soprattutto inizialmente. Il primo passo dunque è farsi rispettare ed ascoltare, il secondo è far comprendere che possiamo anche cacciare la preda, oltre che cucinarla». Anche Natalia concorda nell'affermare che al momento le donne sono in netta minoranza, scisse tra la difficoltà nel trovare appoggio e il far sentire la propria voce. «Credo la nostra sensibilità femminile sia la chiave vincente: ci porta a rispettare le regole della natura e ad osservare i particolari del bosco con grande attenzione; il limite, se vogliamo, un po' la forza fisica». 

Ma come si è conclusa la prima mattinata di prelievo venatorio in Pasoria, dopo la notte di adrenalina e il risveglio prima dell'alba? La ripercorre con attenzione Natalia, poco prima di far ritorno in Valle di Ledro. «Una volta giunti sul monte, io, mio zio e mio padre ci siamo divisi, ognuno per la sua zona. Una mattinata piovosa e all'insegna della nebbia, grande nemica di noi cacciatori. Ho avvistato quasi subito un capriolo ed un camoscio, ma io ero alla ricerca di un cervo. Verso le 10.30 il messaggio di un amico che aveva preso proprio il cervo che inseguivo. E, una volta prelevato, tutti vanno a casa. Personalmente, sperando nella prossima uscita e in una giornata di sole».

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