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Vaccini: non ci saranno presìdi

fuori dalle scuole materne

Ma i vigili sono allertati

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Si cerca di smorzare i toni in vista dell’apertura di scuole materne e asili nido di lunedì mattina. Se le lettere inviate nei giorni scorsi dalla Provincia da una parte ai sindaci e dall’altra alle polizie locali erano battagliere e chiedevano «il supporto della polizia locale al momento dell’ingresso dei bambini», dopo una riunione fra i comandanti delle polizie locali e i dirigenti di Dipartimento della Conoscenza ed Enti locali, si è arrivati a più miti (e pratici) consigli.

Da un punto di vista concreto sarebbe impossibile per le polizie locali, soprattutto nelle valli, presidiare tutti gli asili, per mancanza di organico a meno di non fermare qualsiasi altra attività e a volte nemmeno quello basterebbe. Senza contare che non tutti hanno la polizia locale. E nemmeno i sindaci hanno accolto molto bene l’idea di ordinare ai propri vigili - perché sono i primi cittadini, per legge nazionale, ad avere la responsabilità della polizia locale - di militarizzare gli asili.

Così nella riunione convocata ieri mattina in Provincia con i comandanti delle varie gestioni associate di polizia locale si è condiviso che la cosa non si farà: «Non presiederemo gli asili – è categorica Livia Ferrario, dirigente del Dipartimento della Conoscenza - è stata una riunione tecnica nella quale c’è stato uno scambio di informazioni sulla normativa e sulla sua applicazione, vista anche le confusione generata dall’annuncio della proroga che non è però approvata dal governo, quindi si è reso necessario un confronto su tempi ed evoluzioni della normativa, prima di un momento importante come l’apertura dell’anno scolastico che coinvolge molte persone».

Il richiamo provinciale è alle necessità istituzionali: «L’importante è ragionare sul fatto che ci sono bambini vaccinati e non - prosegue Ferrario - e bisogna rispettare le regole a beneficio di tutti. La legge prevede il requisito per frequentare gli asili, se non ci si riconosce in questa legge l’onere è che non si può frequentare questo servizio. Non è questione di dire da che parte si sta, ma di rispettare una normativa. Non si può imporre agli altri la propria scelta contro la legge, cominciano a essere tanti i genitori che, avendo osservato la legge, avanzano il diritto ad essere a loro volta tutelati».

Ad aspettare i bambini ai cancelli delle scuole ci saranno quindi solo i maestri e le maestre, venerdì scorso riuniti a Levico per la consueta giornata di formazione e preparazione che anticipa l’avvio dell’anno scolastico.
Su di loro l’onere di accogliere ma anche quello, da operatori di un servizio pubblico, di far rispettare le disposizioni in vigore. «Maestre e maestri sono professionisti - sottolinea Livia Ferrario - quella vaccinale è una vicenda ormai non nuova, che seguiamo con attenzione da tempo. Pur sapendo che l’inizio della scuola, in particolare su questo tema, è un momento che richiede attenzione, lo abbiamo visto e ne siamo consapevoli, non c’è nessuna preoccupazione. Si sa che è un momento delicato e con professionalità si affronteranno, se dovessero presentarsi, situazioni particolari, per ora tutto procede come di consueto per garantire la formazione e la qualità del servizio».

Il presidente Ugo Rossi ha pubblicato online la lettera inviata alle famiglie che hanno deciso di non vaccinare i propri figli, alle quali fa un nuovo appello per la vaccinazione e alle quali chiede collaborazione: « Poiché le iscrizioni dei bimbi rimangono confermate, permane sempre la possibilità per le famiglie di rivolgersi all’Azienda provinciale per i servizi sanitari per l’effettuazione delle vaccinazioni previste. Confidiamo nello spirito di collaborazione al fine di evitare situazioni di difficoltà e criticità per i bambini che non potranno essere ammessi a scuola».


I NO VAX AI CANCELLI DELLE SCUOLE

L’Associazione Vaccinare Informati ha organizzato un digiuno a staffetta di protesta contro l’obbligo vaccinale: un giorno a testa i genitori, in maniera simbolica, non toccheranno cibo per i loro bambini privati del cibo della conoscenza: «Non potranno iniziare o proseguire un percorso educativo insieme ad altri coetanei - spiegano - fondamentale per edificare la loro personalità relazionale e sociale. Ecco servita la famosa scuola “Inclusiva” trentina. Facendo un giorno di digiuno a staffetta intendiamo far capire in modo simbolico che non si può negare a nessun bambino un diritto irrinunciabile».

L’azione di protesta continuerà fino a che «a quando la società civile e politica non troverà il modo per superare questa gravissima discriminazione». Non ci sono invece comunicati ufficiali, ma molte delle famiglie, con opposizioni più o meno forti all’obbligo vaccinale, sui canali social annunciavano ieri di volersi presentare comunque lunedì negli asili con i loro bambini.


 

LE MULTE: 1.460 SANZIONI

Una raffica di sanzioni sta colpendo le famiglie trentine che non hanno provveduto alla vaccinazione obbligatoria dei propri figli. Le multe inviate dall’Azienda sanitaria, secondo quanto previsto dal decreto dell’ex ministro della Sanità Beatrice Lorenzin (che aveva reintrodotto l’obbligo a fine 2017) ad oggi hanno interessato 1.460 genitori di ragazzi con meno di 16 anni. Quota raggiunta in poco più di tre mesi e mezzo: i primi «verbali di contestazione per l’inadempimento vaccinale» erano stati infatti inviati nelle case a inizio maggio.

Il nuovo governo giallo-verde ha annunciato di voler modificare la norma statale, ma ad oggi non sono state attuate azioni concrete. La legge prevede che «qualora i genitori non si presentino al colloquio, ovvero non facciano somministrare il vaccino al minore, l’Azienda sanitaria contesti formalmente l’inadempimento dell’obbligo vaccinale, con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro». La multa viene stabilita in base alla gravità dell’infrazione. Nel caso di bambini da 0 a 6 anni, è prevista inoltre l’impossibilità ad accedere all’asilo (materne, nidi e tagesmutter).

I casi di piccoli in età da materna iscritti ma non ammessi alla frequenza scolastica in quanto non conformi agli obblighi vaccinali in Trentino sono circa 500.
In tutta la provincia i minori da 0 a 16 anni non in regola con l’obbligo vaccinale, oggi raggiungono quota 7.200 unità, su un totale di 85mila ragazzi che rientrano nella stessa fascia d’età (in 27.600 hanno meno di 6 anni). Ad agosto di un anno fa i non conformi erano circa 13.500: nel giro di 12 mesi quasi la metà si è dunque adeguato alle disposizioni statali. Entrando nel dettaglio, i bambini non conformi all’obbligo vaccinale tra 0 e 3 anni oggi sono 1.454 e quelli tra 3 e 6 anni 863. Bimbi piccoli e ragazzi che frequentano le scuole dell’obbligo ma non hanno rispettato le direttive del Ministero rappresentano dunque l’8,4% del totale.

L’Azienda sanitaria sta proseguendo con l’invio dei verbali ai genitori che non hanno vaccinato i propri figli. Non incorrono nella sanzione i genitori che, entro 30 giorni dalla data di ricevimento del verbale, provvederanno a far somministrare al minore il vaccino o la prima dose del ciclo vaccinale.

Di certo le persone interessate (che sono una minoranza) non possono dire di non essere state informate in merito: lo scorso novembre - in seguito all’entrata in vigore dell’obbligo - l’Azienda sanitaria aveva provveduto ad istituire un piano di recupero vaccinale. A febbraio i genitori dei bambini convocati per la somministrazione delle vaccinazioni mancanti, che non hanno accettato di far vaccinare i propri figli o che non si sono presentati all’appuntamento, sono stati invitati, come previsto dalla normativa, ad un colloquio informativo.

La sanzione è stata dunque inviata a chi non si è presentato o ha comunque deciso di non prenotare le infusioni. I genitori che persistono nella loro volontà di non adeguarsi hanno tempo 60 giorni per pagare la multa. È in ogni caso evidente che la norma non nasce con l’intento di fare cassa.

Va detto che ogni famiglia può ricevere più multe, dato che i vaccini vengono somministrati per scaglioni e a gruppi (ad esempio l’esavalente, che è così chiamato poiché conferisce immunità nei confronti di 6 malattie infettive e viene somministrato entro il primo anno di vita). Allo stesso tempo, non possono comunque essere comminate più multe per la stessa inadempienza. Il pagamento estingue - di fatto - l’obbligo.

Per i recuperi vaccinali dopo il colloquio non è possibile richiedere un nuovo appuntamento per la vaccinazione tramite il Cup-online o i servizi vaccinali. È sufficiente rivolgersi, senza appuntamento, al servizio vaccinale della propria zona di residenza negli orari pubblicati nell’apposita sezione del sito dell’Azienda sanitaria.

Per quanto riguarda i dati sulle coperture vaccinali in Trentino, nel 2017 si è registrato un consistente aumento delle adesioni alle vaccinazioni, tanto che in diversi casi è stato raggiunto l’obiettivo di copertura al 95%. I dati sono in crescita soprattutto per polio e morbillo, con incrementi percentuali fino al 3,6% per i bambini classe 2016 e 2017.