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In Trentino sono 18mila

le famiglie in stato di povertà

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In Trentino nel 2017 le famiglie povere, cioè chi spende per consumi meno della metà della media, sono circa 18 mila su 235 mila, pari al 7,8% del totale. Vivono in queste condizioni un po' più di 40 mila persone. Nel 2014 le famiglie povere erano il 6,5% pari a 15 mila nuclei e a 35 mila persone. In tre anni, quindi, sono aumentate di oltre 3.000 unità, il 20% in più, con altri 5-6 mila individui in condizioni difficili. Il dato trentino è inferiore alla media nazionale, che è pari al 12,3%, anch'essa in aumento.

Ci sono più poveri tra i nuclei familiari numerosi: è in difficoltà il 23% delle famiglie con 5 componenti o più. Le condizioni di povertà sono più diffuse se la persona di riferimento è disoccupata (26%) ma anche se fa l'operaio (13%). È povero il 29% delle famiglie di stranieri, circa 5.000 corrispondenti a oltre 10 mila persone. I numeri sono elaborati dal database dell'Istat. Attenzione, non stiamo parlando di povertà assoluta, cioè di difficoltà ad accedere ad un paniere basilare di beni, che a livello nazionale riguarda circa 5 milioni di persone, di cui 3 milioni e mezzo di italiani e 1 milione e mezzo di stranieri residenti, ma che da noi è molto limitata, tanto che l'Istat non arriva alle soglie minime della rilevazione campionaria. Si parla invece di povertà relativa. Come spiega l'Istat, è in condizione di povertà relativa una persona che spende per consumi meno di 651 euro al mese, una famiglia di due componenti che spende in un mese non più di 1.085 euro, una famiglia di tre persone che spende mensilmente sotto i 1.443 euro e così via. 

L'aumento della quota di famiglie in condizioni di povertà relativa significa, sia a livello nazionale che in Trentino, che, anche se in questi ultimi anni, con la ripresa dell'economia, il reddito e i consumi sono aumentati un po' per tutti, rispetto alla media sono rimaste indietro più famiglie e più persone. «La tipologia dei poveri in questi anni è cambiata» afferma Vincenzo Passerini , presidente del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (Cnca) del Trentino Alto Adige. Passerini si riferisce in prima battuta alle persone in condizioni di povertà assoluta, ma allarga il discorso. «Il grosso non sono clochard, buona parte è il risultato della crisi economica. Persone che due mesi prima erano tecnici o manager, che lavoravano in ufficio o in azienda e che hanno perso il lavoro». A cui vanno aggiunti i molti «lavoratori poveri», dipendenti o autonomi con bassi salari o retribuzioni, inferiori a prima della crisi, di cui l'Adige si è più volte occupato.

La Provincia interviene su queste situazioni con l'assegno unico, nella parte in cui ha sostituito e ampliato il reddito di garanzia. I beneficiari del sostegno al reddito superano i 10.300.

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