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Una «fetta» di casa è dello Stato

Incubo giudiziario per una coppia

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Un incubo giuridico. Un incubo ormai dissolto, ma che certo un’anziana coppia della valle dei Mocheni non dimenticherà. Chiunque perderebbe il sonno nello scoprire, casualmente, che la casa che abiti da decenni, acquistata e ristrutturata con tanti sacrifici, in realtà non è del tutto tua. Così non solo ti tocca avviare una causa civile per farti riconoscere la proprietà di quei pochi metri quadri incuneati nel tuo appartamento, ma devi anche lottare contro lo Stato pronto a prendersi una «fetta» dell’abitazione.

Per capire i termini di una vicenda dai contorni kafkiani occorre fare un lungo passo indietro. Torniamo al 1990 quando marito e moglie acquistano da privati un’abitazione in valle dei Mocheni dove dopo, la ristrutturazione, vanno a risiedere. Sin qui si tratta di una normalissima transazione immobiliare come migliaia d’altre. Solo decenni più tardi, quando c’è la necessità di fare un piccolo intervento sull’immobile, il tecnico incaricato di seguire la pratica edilizia fa una scoperta inattesa. Due piccole particelle edificiali, di fatto incorporate nella casa dell’anziana coppia, non risultano essere di loro  proprietà. In sostanza una «fettina» di casa - pochi metri quadri ai piani primo, secondo e soffitta - stando al registri del Tavolare appartiene ad un uomo  deceduto nell’ottobre del 1996.

Visto che sono trascorsi così tanti anni di possesso continuo e ininterrotto la strada da percorrere è promuovere una causa civile per ottenere il bene per usucapione. I proprietari dell’abitazione, attraverso l’avvocato Roberto D’Amato, avanzano al Tribunale domanda di usucapione delle due particelle che occupano da oltre 20 anni. La ricerca di eventuali eredi del defunto proprietario, citati in giudizio anche attraverso pubblici proclami, si conclude senza individuare eredi per le due particelle.

Proprio quando la strada sembra ormai spianata, un ostacolo giuridico si frappone al definitivo possesso del bene. Visto che non ci sono eredi (e anche qualora spuntassero fuori all’improvviso, dopo 10 anni il loro diritto all’eredità sarebbe prescritto) siamo di fronte ad un caso di eredità vacante che a norma di Codice civile spetta allo Stato. Il giudice Roberto Beghini dispone dunque la chiamata in causa dello Stato attraverso l’Agenzia del demanio. Per la coppia di anziani è una gran brutta notizia: lo Stato è un osso duro da battere perché beneficia di un trattamento normativo più favorevole.

L’acquisto per usucapione presuppone tempi di possesso molto più lunghi. La legge 296, entrata in vigore il primo gennaio del 2007, prevede che l’attore debba dimostrare il continuato possesso ultraventennale a partire dal 2007. Lo Stato, lungi dal disinteressarsi di quei pochi metri quadri in un paesino della Valle dei Mocheni, si costituisce  in giudizio chiedendo il rigetto della domanda di usucapione.

Per mesi i proprietari della casa perdono  il sonno. Corrono il rischio reale di vivere in futuro in una casa dove un pezzo di bagno e un angolo della camera da letto sono di proprietà dello Stato.
L’incubo giuridico alla fine non si è concretizzato. L’avvocato Roberto D’Amato è riuscito a dimostrare il possesso ultraventennale del bene prima del 2007 ottenendo così dal giudice i riconoscimento della proprietà delle particelle contese. Il rischio di «condividere» con lo Stato la  casa  è superato. Ma questa causa dimostra che in futuro, se c’è di mezzo l’Agenzia del demanio, le cause per usucapione si annunciano tutte in salita.

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