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Viticoltura, produttori preoccupati

Restrizioni Ue sul rame,

ma non c'è un'alternativa

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Ieri all'Istituto agrario di San Michele all'Adige si è tenuto il consueto incontro annuale della Fondazione Edmund Mach sulla viticoltura biologica. In un'aula magna gremita sono state esposte le novità dell'ultimo anno.
In Trentino sono stati superati per la prima volta i mille ettari di vigneti biologici, una porzione di superficie che ricopre il 10% della superficie provinciale. Da un rapporto Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) è poi emerso che il biologico non è più un settore di nicchia. Nove famiglie su dieci, infatti, hanno acquistato nel corso dell'anno un prodotto certificato. Il consumo del biologico in Italia nel 2017, inoltre, ha toccato il 3% del totale dei consumi della penisola. In particolare un buon risultato è stato raggiunto dal settore vinicolo, che ha registrato una crescita del +109%. Positivo anche il trend riguardante ortaggi (+11%) e frutta (+18%). Settore vinicolo che ha ottenuto con le Cantine Ferrari, a fine giugno, l'assegnazione della bandiera verde, marchio di riconoscimento con il quale si premiano la qualità e il rispetto per l'ambiente.
Da segnalare poi le novità importanti sul fronte legislativo. Da quest'anno l'Unione Europea ha approvato il nuovo regolamento sul biologico, che va a sostituire il precedente risalente al 2007. I principali obiettivi che si pone il nuovo regolamento riguardano la qualità dei prodotti, la concorrenza leale, la salvaguardia del reddito degli agricoltori, le filiere corte, la riduzione degli input e la qualità del suolo.
A destare preoccupazione tra gli agricoltori è però la proposta, avanzata dalla Commissione Europea, riguardante la revisione della quantità di pesticidi a base di rame utilizzabile sui prodotti «bio». Se ne sta discutendo in questo periodo e la decisione sarà ratificata in autunno.
Il rame è una sostanza liquida che viene utilizzata in agricoltura per combattere le infezioni da funghi. Uno dei settori maggiormente interessati dall'utilizzo del rame è la viticoltura, dove il pesticida viene utilizzato per il controllo della peronospora, una delle più gravi malattie della vite. Il dosaggio massimo ammesso subirà una riduzione dai 6 ai 4 kg di rame per ettaro per anno, ma in futuro si punta ad eliminare definitivamente la sostanza. Sembra inoltre che verrà tolta anche la possibilità di «spalmare» la soglia su cinque anni, così da poter recuperare il prodotto non utilizzato nelle annate che ne richiedono di più.
«Questa riduzione rappresenta un occasione per dimostrare il nostro impegno - ha affermato Enzo Mescalchin, responsabile del Dipartimento Ambiente e agricoltura di montagna della Fondazione E. Mach - Si sapeva che prima o poi la quantità di rame biologico utilizzabile sarebbe calata. Dal 2012 in poi abbiamo iniziato a fare delle prove. Ci sono stati anni in cui il rame a 200 non è risultato significativamente diverso da quello a 400. Abbiamo provato ad utilizzare prodotti alternativi a base di alghe o estratti di agrumi, combinandoli con la bassa dose di rame. Possiamo ottenere buoni risultati, ma aumentando i costi della difesa, visto che i prodotti vegetali costano più del rame. Una strategia adattativa può comportare un aumento dei costi, ma non pregiudica in maniera significativa la sanità delle produzioni».
Cattive notizie giungono dall'aggravamento della flavescenza dorata, un parassita delle piante. Si sono riscontrati appezzamenti con alte percentuali di viti con giallumi, in particolare sulle colline attorno a Trento. Dall'ultimo rapporto Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) è poi emerso, infine, come in Trentino negli ultimi anni sia cresciuta la percentuale di pesticidi nell'acqua.

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