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Trentino, da un anno migranti in calo

Zeni: «Salvini allarma, dati dicono altro»

Al 25 luglio in Trentino 1.507 richiedenti asilo, oltre 200 meno rispetto a un anno fa

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La propaganda leghista intesta al ministro Salvini, in carica da due mesi, il merito di aver fermato l'arrivo dei profughi, ma in realtà questo che sta per finire è il dodicesimo mese consecutivo in cui si registra un calo. E in Trentino il numero dei migranti, aggiornato al 25 luglio, è di 1.507, oltre 200 meno che un anno fa. Di questo passo, secondo una proiezione del Cinformi, a dicembre 2018 i migranti ospitati in Trentino scenderanno ancora fino 1.373 unità. Al campo di accoglienza di Marco, ad esempio, in sei mesi gli ospiti sono passati da 234 a 116.


L'ANALISI DEI NUMERI

I migranti nell'ultimo anno sono calati. E di molto. In totale sono poco più di 1.500, per la precisione 1.507, le persone tra titolari e richiedenti protezione internazionale inserite ad oggi nel sistema accoglienza trentino. Un anno fa erano 200 in più. A monitorare il flusso di arrivi e presenze è il Cinformi, il Centro informativo per l'immigrazione della provincia, che nell'ultimo prospetto statistico, aggiornato al 25 luglio 2018, fotografa la dimensione precisa del fenomeno. Fenomeno, quello migratorio, che dati alla mano riscontra un drastico calo, nonostante una delle frasi più pronunciate nelle ultime settimane sia: «Da oggi anche l'Italia comincia a dire no ai migranti».  


Nell'arco di un anno il numero di chi è arrivato nel nostro Paese è sceso bruscamente. E quello che sta per finire, di fatto, è il dodicesimo mese consecutivo in cui si registra una diminuzione.
Da quando l'ex ministro degli Interni, Marco Minniti, ha portato a termine gli accordi bilaterali con Libia e altri Paesi d'origine o di transito dei migranti, anche in Trentino le uscite hanno gradualmente cominciato a superare il numero di chi arrivava. 
Se nel giugno 2017 erano stati 191 gli arrivi (e 118 le «uscite» per fine progetto, abbandono o passaggio allo Sprar), il mese scorso appena sei migranti sono entrati nel sistema d'accoglienza trentino (con 39 uscite). A maggio 2018 un solo richiedente protezione è approdato tra le nostre montagne, mentre un anno prima si erano registrati ben 192 arrivi. 


Di questo passo, secondo una proiezione del Cinformi, si prevede che a dicembre 2018 i migranti ospitati in Trentino scenderanno ancora fino 1.373 unità, a fronte delle 1.666 presenti ad inizio anno e alle oltre 1.700 di luglio 2017.
Di conseguenza, non sorprende l'«alleggerimento» delle strutture di accoglienza presenti sul territorio. Il caso più evidente è a Marco, tante volte al centro di proteste e polveroni mediatici, dove il numero di presenze, nell'arco di sei mesi, si è esattamente dimezzato. Se a gennaio 2018 il campo roveretano ospitava 234 richiedenti asilo, ora ne accoglie 116. Una cinquantina di profughi in meno alla residenza Fersina, passata da 246 a 200 utenti. Svuotato il vicino hub di pronta accoglienza di via al Desert, mentre sono cresciute le presenze all'«Adigetto-Trento», passata da 12 a 46 unità. Numeri più o meno costanti alle Viote dove sono ospitati 44 profughi e al Villa Lory di Baselga di Pinè con 18. 
Passando alle presenze nei Comuni, Trento e Rovereto, ovviamente per motivi dimensionali, sono le cittadine più accoglienti, rispettivamente con 689 e 205 migranti ospitati. Seguono Garniga Terme (44), Arco (34), Pergine Valsugana e Baselga di Pinè (29). Ma, contandoli tutti, sono 72 i Comuni trentini che hanno in carico almeno un migrante. Le nazionalità maggiormente rappresentate sono quelle nigeriana (il 27%), seguite da Pakistan (16%) e Mali (8%). Un trend, quello dei cali di presenze, che rispecchia il dato nazionale. Secondo il Viminale, nei primi sei mesi dell'anno il numero di migranti sbarcati in Italia è diminuito dell'79%. Fra gennaio e giugno le persone arrivate sulle coste italiane sono state 16.566, contro le quasi 80 mila del primo semestre del 2017.


L'INTERVISTA

«È da un anno che il numero di arrivi e presenze di migranti in Trentino, come nel resto d’Italia, sta calando drasticamente. Ed è un anno che il sistema d’accoglienza trentino non registra particolari criticità». Non si sorprende l’assessore provinciale alla salute e politiche sociali Luca Zeni di fronte al quadro statistico aggiornato dei flussi migratori nella nostra provincia. «Sono dati - sottolinea l’assessore - che abbiamo sempre avuto ben presenti, a testimoniare che l’esasperazione mediatica con cui Salvini commenta l’arrivo di ogni barca al largo delle nostre coste non trova alcun fondamento».
È dal luglio 2017, in seguito agli accordi bilatelari con la Libia e la stretta avviata già dall’ex ministro degli Interni, Marco Minniti, che le presenze di richiedenti asilo in Trentino sono diminuite di molto. Lo confermano i dati, sia quelli messi a disposizione da Cinformi che il trend registrato a livello nazionale. Ed è alla luce di quei dati, precisa Zeni, che stiamo ragionando per gestire nel modo più efficiente e attento possibile l’accoglienza e l’integrazione di queste persone.
«Questi sono i temi veri. Il resto - evidenzia l’assessore, tirando in ballo il premier leghista Salvini che di porti chiusi e respingimenti ha fatto il suo mantra - sono sono slogan elettorali e specchietti per allodole buoni solo a fomentare odio e timori infondati».
Anche la distribuzione dei richiedenti asilo nei vari Comuni trentini, fino a qualche mese fa oggetto anche di accese diatribe e insofferenze, sta filando liscia grazie al netto calo di arrivi da un anno a questa parte. Da luglio 2017 non ci sono stati più arrivi da sbarchi. Sono ricominciati questo mese, anche se a ranghi decisamente ridotti. «Una situazione, meno basata sull’urgenza, che ci permette di gestire l’accoglienza con maggior attenzione e serenità, sia nelle strutture che in maniera diffusa nei territori», prosegue Zeni.
Ha sorpreso, in questo senso, il contrordine con cui venerdì pomeriggio il ministero degli Interni ha «spedito» a Torino i trenta profughi che erano arrivati alla residenza Fersina dopo un lunghissimo viaggio. Tra loro anche donne e 13 minori, tutti di origine irachena. «Alla nostra provincia - conclude Zeni - spetta una quota pari allo 0,9% dei richiedenti asilo, secondo la ripartizione proporzionale assegnata dallo Stato alle varie regioni. Le trenta persone arrivate l’altro giorno a Trento dopo sei giorni di navigazione e venti ore di pullman hanno potuto riposare un po’ mangiare qualcosa prima di ripartire alla volta di Torino. Noi eravamo pronti, come abbiamo sempre fatto. Certo, se il ministero avesse definito prima l’ulteriore trasferimento a Torino sarebbe stato meglio per tutti loro». 

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