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Zecche, ennesimo caso di infezione

Un anziano di Brentonico in ospedale

Curato in tempo: ora è fuori pericolo

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La stagione calda porta con sé problemi che troppo spesso vengono sottovalutati. Come le zecche, per esempio, che popolano i nostri prati e che alla prima occasione si infilano sotto la pelle per succhiare il sangue. La maggior parte di questi insetti, tutto sommato, è innocua ma, purtroppo, c’è una particolare specie che porta la meningite e dunque il serio rischio di morire. Per questo, quando si è «assaliti» da una zecca, è fondamentale tenere sotto controllo i sintomi.

Ne sa qualcosa un anziano di Brentonico che un mese fa è andato a fare legna vicino a casa ed ha avuto un incontro ravvicinato con una zecca. Niente di grave, lì per lì, e da uomo di montagna ha tolto l’intruso dall’arto - facendo ben attenzione a rimuovere anche la testa - ed ha continuato il suo mestiere. Sabato, però, ha iniziato ad accusare sintomi sospetti: mal di testa, febbre alta e soprattutto vomito.

Troppo per ricondurre il tutto ad un male di stagione ancorché sbagliata. Essendo, come detto, uomo di montagna ha collegato la malattia alla zecca e si è fatto accompagnare dai familiari al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria del Carmine.

L’anamnesi immediata e precisa ha indirizzato subito i medici verso la cura giusta e, non a caso, il paziente è stato ricoverato e salvato ed ora, passato il peggio (la meningite, spesso, non perdona), sta reagendo bene ed è fuori pericolo. Anzi, tra qualche giorno potrà tornare sull’altipiano.

«La tempistica è fondamentale. - spiega la figlia - Perché le zecche ci sono, inutile nasconderlo, e soprattutto quelle che portano alla meningite non vanno sottavalutate. I sintomi, d’altro canto, si manifestano anche dopo un mese. Devo però ringraziare il personale dell’ospedale che è intervenuto in maniera esemplare e infatti mio padre adesso sta bene».

A Brentonico è il primo caso del genere che si registra da tempo. L’invito ai gitanti e ai residenti è dunque di prestare molta attenzione non tanto all’insetto quanto ai successivi sintomi.

La meningoencefalite da zecche (scientificamente chiamata Tbe, Tick Borne Encephalitis), o meningoencefalite primaverile-estiva, è infatti una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale, causata da un arborvirus appartenente al genere Flavivirus, molto simile ai virus responsabili della febbre gialla e della dengue.

L’encefalite da morso di zecca è stata identificata per la prima volta in Italia nel 1994 in provincia di Belluno. Dal punto di vista epidemiologico, oggi la Tbe è presente in focolai endemici in molti Paesi dell’Europa Centro-orientale e Settentrionale, Italia compresa. In particolare nel nostro Paese dal 1994 al 1999 sono stati identificati 35 casi di malattia. Dopo il morso di zecca infetta nell’uomo, nel 70% dei casi circa, si manifesta un’infezione con sintomi poco rilevanti e quindi può passare inosservata.

Nel restante 30% dei casi, dopo 3-28 giorni dal morso di zecca si ha una prima fase che conduce all’influenze: febbre alta, forte mal di testa, mal di gola, stanchezza, dolori ai muscoli e alle articolazioni. Poi la temperatura scende e in genere non ci sono ulteriori conseguenze. Nel 10-20 per cento di questi casi, dopo un intervallo senza disturbi di una ventina di giorni, inizia una seconda fase caratterizzata da disturbi del sistema nervoso centrale con encefalite pronunciata.

Ovviamente, per prevenire la malattia, esiste un apposito vaccino che prevede la somministrazione di tre dosi con richiami a cadenza triennale per via intramuscolare. La prevenzione, insomma, non è mai troppa.

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