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Università: 17 indagati

Nel mirino doppio lavoro e appalti

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Le ipotesi di reato vanno dall’abuso d’ufficio alla corruzione, dal falso alla truffa. Gli indagati sono 17 (più una società) tra personale amministrativo dell’Università, docenti e assistenti del Dipartimento di ingegneria civile ambientale e meccanica, ma anche imprenditori. I capi di imputazione contestati sono 25.

Ha i numeri di una maxi-inchiesta quella coordinata dal pm Carmine Russo che ha investito settori dell’Ateneo trentino. La misura cautelare della sospensione «dall’esercizio di pubblico ufficio presso qualunque pubblica amministrazione» per un anno disposta dal Gip Marco La Ganga a carico del professor Mosè Ricci sarebbe solo la costola di un’indagine ben più ampia su cui gli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Trento lavorano da un paio d’anni.
Il procedimento penale è uno solo, ma i filoni sarebbero almeno due. Il primo, portato allo scoperto dalla misura interdittiva, riguarda in particolare il Dicam.

La vicenda, vista da sola, appare peraltro minimale: Ricci insieme a due docenti di Ingegneria e quattro assistenti sono finiti nei guai per quattro bandi da poche migliaia di euro (18 mila in totale) per la progettazione della nuova mensa universitaria a Trento Fiere. Per tutti l’accusa è di turbata libertà degli incanti in concorso, mentre i soli professori devono rispondere di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Per questo filone è indagato anche il professor Marco Tubino, direttore del Dipartimento di ingegneria civile: ambientale e meccanica: secondo l'accusa avrebbe attestato falsamente di avere riscontrato la regolarità degli atti della commissione giudicatrice e la disponibilità delle risorse sul fondo Lab Design del Dicam. 

Secondo l’accusa, in questa fase ancora tutta da provare, Ricci e i colleghi avrebbero fatto in modo di affidare, attraverso altrettanti bandi, i contratti per ultimare la progettazione della mensa agli stessi architetti-ricercatori che già avevano partecipato a tutta la prima fase progettuale. Una scelta che al profano appare sorretta dal buon senso. Ma secondo l’accusa i prof indagati avrebbero «pilotato» le procedure di selezione violando le norme in materia di appalti. L’interrogatorio di garanzia di Ricci, che si dichiara estraneo a tutte le contestazioni, è stato rinviato a domani. Ma è probabile che in questa fase la difesa preferisca studiare gli atti d’indagine prima di affrontare un passaggio delicato come l’interrogatorio.


La vicenda in cui è coinvolto Ricci si colloca però all’interno di un procedimento penale più ampio che vede indagati anche altri docenti del Dicam. Ad alcuni professori viene contestata l’accusa di abuso in atti d’ufficio per aver svolto attività libero-professionale, attività che sarebbe preclusa ai docenti che si dedicano a tempo pieno ad insegnamento e ricerca per l’Università. In altri casi i docenti avrebbero chiesto ai loro assistenti di lavorare a progetti che il docente eseguiva in qualità di libero-professionista. Tra i docenti finiti nel mirino della procura c'è anche Giuseppe Scaglione, professore associato.

Un secondo filone dell’inchiesta, che vede indagato invece personale amministrativo dell’Università, riguarda l’affidamento di incarichi per piccole progettazioni, coordinamento della sicurezza ed altre mansioni remunerate. In questo caso le accuse ipotizzate sono di abuso d’ufficio e falso perché gli incarichi sarebbero stati affidati all’esterno senza verificare se all’interno dell’amministrazione ci fossero professionalità idonee a svolgere quelle mansioni. Questi incarichi riguardano interventi ordinari da fare nelle diverse facoltà ed erano remunerati spesso con poche migliaia di euro. Tra gli indagati c'è anche Rinaldo Maffei,  fino al 18 novembre 2017 dirigente della Direzione patrimonio immobiliare appalti dell'Università di Trento. 

Ma gli incarichi contestati sono decine e dunque il totale complessivo - cioè il presunto danno patrimoniale patito dall’Università - è di alcune centinaia di migliaia di euro.
Infine, sempre nel filone di indagine sugli appalti dell’Università, ci sarebbero delle ipotesi di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. In sostanza, sempre stando alla ricostruzione fatta dalla procura, appalti dell’Università, in questo caso per importi considerevoli, sarebbero stati «parcellizzati» così da poter affidare i lavori in via diretta evitando le procedure concorrenziali.
Le indagini sono ormai in dirittura d’arrivo.

Qualora, nei prossimi mesi, si arrivasse alle richieste di rinvio a giudizio, per l’Università si aprirebbe una fase dolorosa. L’Ateneo, nelle vesti di parte lesa, dovrà decidere se costituirsi parte civile contro dipendenti e docenti, alcuni di loro professionisti di indubbia capacità e fama.

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