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Università, bandi «pilotati»

Nei guai per la mensa

Il prof Mosè Ricci interdetto dai pubblici uffici per un anno

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Quattro bandi da poche migliaia di euro per la progettazione della nuova mensa universitaria a Trento Fiere mettono nei guai tre stimati docenti universitari, tra cui Mosè Ricci, professore ordinario del Dipartimento di ingegneria civile ambientale e meccanica e quattro giovani architetti.
Per tutti l’accusa è di turbata degli incanti in concorso, mentre i soli professori devono rispondere di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Ma per il professor Ricci, noto per essere anche il coordinatore scientifico del tavolo di lavoro del Prg del Comune di Trento (attività estranea alle contestazioni), è scattata anche la sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio presso qualunque pubblica amministrazione per dodici mesi.

La misura interdittiva è stata disposta dal giudice Marco La Ganga, al quale il pm Carmine Russo, titolare dell’indagine condotta dalle Fiamme gialle di Trento, aveva chiesto una misura più «pesante», gli arresti domiciliari. La difesa ora potrà impugnarla davanti al Tribunale del riesame o chiederne la revoca in sede di interrogatorio di garanzia

Quattro contratti nel mirino
Sotto la lente della magistratura è finita la selezione pubblica per il conferimento di quattro contratti di prestazione d’opera intellettuale presso il Dicam dell’Università di Trento, del valore complessivo di 18 mila euro. Ma l’indagine farebbe però parte di una inchiesta più ampia. L’ipotesi dell’accusa, che in questa fase è ancora tutta da dimostrare, è che i sette indagati si siano accordati per turbare la gara. Ricci, in particolare, è ritenuto il «promotore e coordinatore» di questa attività. Con lui, nei guai, sono finiti anche altri due professori del Dicam: Giorgio Cacciaguerra, 71 anni, di Udine, ora in pensione e Claudia Battaino, 56 anni, di Udine, professore associato, nominati commissari. Gli altri indagati per turbativa sono i quattro giovani architetti/ricercatori che hanno partecipato alla selezione: Alberto Birindelli, 38 anni, di Bologna; Ermelinda Cosenza, 32 anni, di Cosenza, Mark Sonego, 41 anni, di Trento e Luca Zecchin, 37 anni, di Padova.

Gli incarichi spartiti
La selezione risale al 2016 e riguarda la progettazione della nuova mensa universitaria. Lavoro che era stato già affidato ai quattro assistenti con una chiamata diretta, ma che non sarebbe stato ultimato. La scelta, per certi versi scontata, di fare ultimare l’incarico ai quattro architetti, sarebbe però stata fatta - questo sostiene la procura - violando le norme in materia di appalti. I quattro assistenti si sarebbero infatti accordati per dividersi i quattro bandi, secondo quanto indicato dal professor Ricci, presentando di fatto la propria candidatura per un unico bando, lasciando a Birindelli quello di maggiore valore. Quanto ai commissari, prima ancora di riunirsi per valutare le candidature (il 7 settembre 2016) avrebbero incontrato i 4 candidati e assegnato loro l’incarico di elaborare il progetto già il 5 settembre 2016.

Il falso e i sequestri
In due procedure di gara c’erano solo i candidati che avrebbe indicato Ricci; mentre per altri due bandi la commissione avrebbe fatto una valutazione «puramente fittizia». Per l’accusa, infatti, i nomi dei vincitori erano già decisi, come dimostrerebbero lo scambio di email con i quattro assistenti, le discussioni sulla retribuzione e la prenotazione anticipata dell’alloggio. Nei verbali di gara, in particolare, il 7 settembre 2016, i tre docenti - in concorso - avrebbero attestato falsamente di avere messo a confronto il candidato Birindelli con un altro aspirante. Valutazione che in realtà non sarebbe mai avvenuta. Il giudice alla fine ha disposto anche il sequestro preventivo di 6000 euro per Birindelli e di 4000 euro per gli altri tre assistenti, ovvero la somma percepita per la prestazione.

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