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Sanità, proposta: stop intramoenia

per ridurre le liste d'attesa

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Il centrodestra propone di obbligare i medici a interrompere il servizio di intramoenia - ovvero le prestazioni erogate fuori dal loro normale orario di lavoro dai medici di ospedale in regime di libera professione - nel momento in cui i tempi d’attesa per avere la stessa prestazione con lo stesso professionista in regime istituzionale siamo superiori a 10 giorni rispetto ai tempi di una visita privata, per poi permetterne la ripresa quando i tempi di attesa risultino allineati. La proposta è contenuta in un disegno di legge in materia sanitaria presentato congiuntamente da Lega Nord, Forza Italia e Agire. Nel documento viene previsto, a titolo di risarcimento, un programma di incentivi economici a favore del personale della specialità sospesa, ma solo se il motivo della differenza di tempi sia dovuto a carenze strutturali o di organico.

«Non è giusto - ha detto Claudio Cia (Agire) - che i cittadini paghino per qualcosa che, con le loro tasse, hanno già pagato». All’interno del disegno di legge, allo scopo di ridurre i tempi di attesa per le prestazioni ambulatoriali vengono proposte aperture aggiuntive di «almeno un presidio sanitario, per almeno una sera alla settimana; e almeno due domeniche al mese, allo scopo di aumentare il tempo dedicato all’erogazione di prestazioni sanitarie in regime convenzionato».

Inoltre, il documento prevede anche l’introduzione di un monitoraggio e la pubblicazione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie, distinti per struttura, pubblica e privata convenzionata, ospedaliera e distrettuale. Un monitoraggio che, secondo il testo presentato, va affidato ad una nuova figura professionale, ovvero il responsabile unico aziendale delle liste d’attesa (RULA), che risponde dell’attuazione e del raggiungimento degli obiettivi contenuti nel «Piano per il contenimento dei tempi di attesa e delle attività di monitoraggio e pubblicazione dei dati».

Infine, il ddl contiene anche la proposta di attribuzione al Difensore civico della funzione di «Garante per il diritto alla salute», prevedendo che tutti i cittadini possa rivolgersi, gratuitamente, al Difensore civico segnalando disfunzioni del sistema di assistenza sanitaria. Il difensore civico viene previsto qui che possa intervenire sollecitando il rispetto delle normative con i poteri normalmente conferiti a questa figura, e anche compiendo visite ispettive presso le strutture sanitarie.

Nel testo del disegno di legge, per il 2018 i costi previsti per attuare queste azioni sono di 500.000 euro presi dagli accantonamenti sui fondi di riserva, operazione identica anche per il 2019 e il 2020 quando, per ciascun anno, si propone di ridurre gli accantonamenti di 1 milione di euro. Accantonamenti a parte, con quali risorse si finanzieranno i servizi aggiuntivi? «Quelle che derivano dalla ripresa economica che è in corso e dal conseguente aumento del Pil previsto - spiega Alessandro Savoi (Lega Nord) -. Inoltre, alla luce di questo momento favorevole di ripresa, andremo a Roma a chiedere che si ritorni a trattenere il 99% delle tasse sul nostro territorio e non la percentuale ridotta fra il 60 e il 70% che abbiamo in questo momento. Quanto prima, rinegozieremo questo punto». «Le risorse saranno quelle che sono - ha specificato Giacomo Bezzi (Fi) - ma con un’attenta analisi del bilancio qualcosa pensiamo di poter fare».

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