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Lotta alla povertà: aiuti per 130mila

L'assegno unico sale da 57 a 78 milioni

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L’assegno unico provinciale, che ha accorpato quattro diversi interventi a sostegno delle famiglie e per la lotta alla povertà, ha dato benefici finora a 130.000 trentini, uno ogni quattro tra i residenti in provincia. E per quanto riguarda la destinazione del sostegno (che a fine 2018 dovrebbe arrivare in totale a 78,3 milioni di euro, 20,6 milioni in più sul 2017), i beneficiari sono per l’83% trentini (quasi 108.000), mentre 22.000 sono gli stranieri (il 17%). Di questi il 12,5% sono extra Ue e il 4,5% comunitari. All’interno dell’assegno unico, poi, il vecchio reddito di garanzia ha visto i beneficiari e le cifre praticamente raddoppiare. Le misure di sostegno al reddito, infatti, sono andate con la nuova misura (domande avviate il 9 ottobre, dati aggiornati fino al 31 maggio 2018) a un numero di beneficiari pari a 10.340, l’81% in più rispetto al vecchio reddito di garanzia.

La ragione? Sono state modificate e rese più ampie le maglie per gli aiuti e cambiata la modalità di presentazione della domanda: prima per il reddito di garanzia si doveva ripresentare domanda ogni 4 mesi, oggi si fa una volta l’anno e soprattutto, se si rispettano le condizioni poste dalla Provincia, il diritto si rinnova di anno in anno. I dati sono stati presentati dall’assessore Alessandro Olivi assieme ai tecnici di Apapi (Gianfranco Zoppi), Clesius (Gilberto Barbieri), Agenzia del lavoro (Riccardo Salomone e Antonella Chiusole).

«Non si tratta di una misura assistenzialistica - spiega il vicepresidente della giunta provinciale Alessandro Olivi - tanto è vero che ci sono centinaia di persone che non hanno firmato l’impegno con l’Agenzia del lavoro e l’Apapi per uscire dallo stato di bisogno non hanno ricevuto alcun sostegno».

Complessivamente, secondo i dati relativi ai primi sette mesi dall’esordio dell’assegno unico provinciale, circa un trentino su quattro ha diritto all’assegno unico, almeno per una delle misure di sostegno che esso prevede. I territori più interessati sono la Vallagarina, la valle dell’Adige e l’Alto Garda.

Nel periodo ottobre 2017- maggio 2018, le domande (41.691 raccolte, di cui 36.849 accolte ovvero l’88%) hanno riguardato per la maggior parte dei casi (26.209 domande) una sola quota o sostegno, ma 9.802 sono di soggetti che possono accedere a due diversi benefici (ad esempio sostegno al reddito e sostegno per i figli) e 826 di nuclei che hanno diritto a tutti e tre i sostegni principali (reddito, figli, invalidità).
Per quanto riguarda il sostegno al reddito, con una spesa di 25 milioni 300.000 euro (dai 13,7 milioni del reddito di garanzia nel 2017), l’obiettivo è far sì che nessuno scenda sotto una soglia «limite»: da 6.500 a 8.000 euro all’anno per una persona singola, fino a 11.400 per una famiglia di tre o più persone. Mediamente l’importo percepito è di 200 euro al mese.

Con l’assegno unico la platea dei beneficiari del sostegno al reddito si è allargata. Grazie all’innalzamento dell’Icef da 0,13 a 0,16, 2.875 nuclei familiari in più percepiscono un aiuto. Ci sono inoltre 1.752 nuovi nuclei che prima non richiedevano il reddito di garanzia pur avendone diritto, e che ora lo fanno, perché le procedure sono più semplici e perché è venuto meno lo stigma sociale.

Cresce anche il sostegno alla maggior parte delle famiglie più indigenti, con incrementi anche di 200 euro al mese. E cresce il sostegno per chi si colloca in una fascia intermedia, ovvero con Icef da 0,8 a 0,13. Per quanto riguarda i sostegni alle famiglie con figli, la spesa è di 41 milioni euro per la «quota figli» e di 3 milioni per la «quota asili nido». In aumento anche qui le famiglie con figli che accedono al sistema (+4,83%). La crescita delle risorse per le famiglie con figli, a partire dal primo figlio, è pari a +28% (da 32 a 41 milioni).


 

NON FIRMANO L’IMPEGNO: ESCLUSI IN 800

L’Assegno unico prevede diritti ma anche doveri. Chi lo riceve e in particolare chi riceve il sostegno al reddito, deve sentirsi anche responsabilizzato a migliorare la propria condizione.
Come? Innanzitutto attraverso una sottoscrizione del Patto di servizio con il Centro per l’impiego che ha preso in carico il suo caso e con il quale ha elaborato un progetto personalizzato. Dei 9.200 circa beneficiari dell’assegno risultati idonei al lavoro, infatti, la cui condizione economica è determinata essenzialmente dalla disoccupazione, 6.890 sono già impegnati in un percorso di ricollocazione sul mercato del lavoro (formazione, orientamento, accompagnamento al lavoro).

Ciò vale anche per i nuclei familiari presi in carico dai servizi sociali: 963 nuclei, che percepiscono la quota a sostegno del reddito, hanno aderito ad un progetto sociale, per una spesa di quasi 4 milioni di euro, il doppio rispetto a quella precedente.
Chi però decide di non sottoscrivere un Patto di servizio o un Progetto sociale, perde la quota a cui avrebbe diritto. È, questo, il criterio della condizionalità, spesso evocato anche in sede nazionale per far sì che queste forme di assistenza non rappresentino un disincentivo a migliorare autonomamente la propria situazione. In Trentino 770 soggetti potenzialmente idonei hanno volutamente deciso di non usufruire dell’assegno, non aderendo ad un Progetto sociale o per l’impiego.


 

I CASI: DAL PENSIONATO ALLA FAMIGLIA

L’assegno unico provinciale comprende quattro diversi sostegni alle persone, dal reddito di garanzia all’aiuto per gli asili nido. E aiuta diversi tipi di famiglie. Che vanno da un semplice aiuto al reddito per portare quello minimo annuo a 6.500 euro lordi all’anno fino a 11.400 euro annui a seconda del tipo di nucleo familiare.
Ecco alcuni esempi presi a prestito da casi veri ma resi ovviamente anonimi e che sono stati approvati dall’Agenzia provinciale per la previdenza e l’assistenza che si occupa di erogare i benefici.
Coppia con due minori: una coppia con due minori, con un reddito da lavoro dipendente, al lordo delle tasse, di 22.933 euro, percepisce al mese: quota A – sostegno al reddito 182 euro; quota B1 – sostegno ai figli 150 euro. Totale: 332 euro.

Soggetto da solo 51 enne, con difficoltà «sociali»: un soggetto che vive da solo con reddito di 4.036 euro annui che presenta anche problematiche ulteriori rispetto alla mera difficoltà economica, percepisce al mese: quota A – sostegno al reddito 103 euro.
Pensionata: una signora pensionata con una pensione lorda di euro 6.524,00, percepisce al mese: -quota A – sostegno al reddito 113 euro.
Pensionata invalida con indennità di accompagnamento: una signora pensionata invalida con indennità di accompagnamento (516,35 euro), percepisce al mese: - quota A – sostegno al reddito 432 euro - quota B3 – sostegno per familiari invalidi 95 euro. Totale: 527 euro.
Famiglia con 2 figli minori invalidi e a basso reddito da lavoro (9.221 euro), percepisce al mese: quota A – sostegno al reddito 710 euro; quota B1 – sostegno ai figli 345 euro; quota B3 – sostegno per familiari invalidi 560 euro. Totale: 1.615 euro mensili.


 

OLIVI «INVITA» IL GOVERNO: «VENGANO A VEDERE COME SI FA»

Assegno unico provinciale batte Rei 20 a 1. Se si guarda al confronto sull’uso del reddito di inclusione nazionale e del «reddito di comunità» provinciale la differenza è evidente. Il confronto con il Rei, la misura messa a punto a livello nazionale per il contrasto alla povertà, che pure ha un carattere innovativo per l’Italia e che in parte è stata modellata sulla sperimentazione trentina, mostra come l’Assegno unico provinciale sia molto più ampio e inclusivo.

La situazione delle domande presentare in Trentino per accedere al Rei evidenzia come ad oggi siano state accolte il 16% di esse, pari a 310; il 48% sono state respinte e il restante 35% è ancora in fase di elaborazione da parte dell’Inps. Le previsioni a fine anno parlano di circa 600 domande di Rei liquidate, per circa 2 milioni di euro, contro 11.000 domande di Assegno unico provinciale, per 26 milioni di euro.
«L’Assegno unico - dice Olivi - è di fatto un reddito unico di comunità. È più inclusivo e solidale dei suoi predecessori, compreso il reddito di garanzia, e anche del Rei, la nuova misura nazionale per la lotta alla povertà. Prendiamo il sostegno al reddito: i beneficiari quasi raddoppiano, da circa 5.700 a 10.340.

Le risorse stanziate dalla Provincia per questa forma di sostegno passano da 13,7 milioni a 25,5 milioni». Inoltre rispetto al passato col nuovo strumento il 70% dei nuclei più poveri ha avuto un incremento dell’assegno (tra i 20 e i 200 euro in più al mese).

Alla luce di tali dati, Olivi lancia una proposta al governo nazionale. «Se il governo vuole partire, prima di avventurarsi, venga a vedere come è stato fatto qui. Al di là dei dati, noi abbiamo un sistema che funziona, nel resto d’Italia, tranne qualche eccezione, non esiste la rete, se vogliono venire qui da Roma e vedere come facciamo le cose prima di avventurarsi, per spirito di patria siamo disponibili di dare loro i dati di questa nostra esperienza». Ma anche qui secondo Olivi servono altri investimenti: «Da noi i centri per l’impiego hanno bisogno di più persone, e questo va fatto in fretta, dobbiamo avere la forza di aiutare le migliaia di persone che escono dal bisogno affinché siamo in grado di far loro trovare un lavoro in fretta».

Secondo Riccardo Salomone, presidente dell’Agenzia del lavoro, «servono una trentina di assunzioni nei Centri per l’impiego che abbiano competenze e professionalità». In ogni caso, l’accompagnamento all’ingresso nel mondo del lavoro di chi viene aiutato con l’assegno unico non parte da zero: «I dati sul 2016 evidenziano che delle persone prese in carico, il 62% dopo un anno e mezzo ha un posto di lavoro subordinato». Il dato indica che «c’è una buona occupabilità» conclude Salomone.

 

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