Salta al contenuto principale

Truffa da tre milioni di euro

Dieci indagati e 62 parti lese

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
3 minuti 40 secondi

Associazione per delinquere (aggravata dalla transnazionalità) finalizzata alla truffa con abusiva raccolta del risparmio. È l'accusa che la procura contesta nell'avviso di conclusione delle indagini ai 10 indagati dell'inchiesta «Goodsense» condotta dalla Guardia di finanza di Trento. Ci sono anche tre trentini: l'immobiliarista e imprenditore 57enne di Molveno Giandonato Fino, (molto noto anche per il suo impegno in ambito sportivo); Massimiliano Achler, 48 anni, di Fai, ex direttore della filiale di Molveno della Cassa rurale Giudicarie, Valsabbia e Paganella; Leonardo Sala, 61enne promotore finanziario di Trento. 

A rimanere scottati sono soprattutto investitori dell'altipiano della Paganella e della val di Non - c'è chi ci ha rimesso qualche migliaio di euro e chi, è il caso di una donna di Trento, aveva investito 300.000 euro - per un totale di 120 investitori citati negli atti di indagine, ma «solo» 62 come parti lese, per un totale di 3,5 milioni investiti e in buona parte persi. Gli investigatori della Finanza, coordinati dal pm Marco Gallina, hanno ricostruito nei dettagli quella che appare come una truffa confezionata a più riprese: tramontata una proposta di investimento, veniva subito proposta una nuova, «sicura», occasione di guadagno . Il risultato finale è che gran parte dei risparmiatori ha perso tutto o quasi.

La vicenda risale all'estate del 2010 quando - sostiene l'accusa - gli indagati si associavano tra di loro «per contattare potenziali investitori in scommesse sportive per il tramite di «Betexp corp» (società con sede negli Usa e filiale in Portogallo). La prospettiva offerta era di rapidi guadagni (superiori al 10% mensile) attraverso un sistema di scommesse no-risk , cioè non dipendenti dal fattore fortuna «bensì dalla corretta strutturazione della giocata basata sul presupposto che per il medesimo evento le scommesse venissero piazzate su diversi bookmakers al fine di coprire tutti i possibili risultati». Secondo l'accusa, previo accordo tra Fino, Achler e il portoghese Jorge Silva de Queiros (gestore di fatto di Betexp) l'investimento veniva proposto «ad una pluralità di amici e conoscenti» anche grazie al fatto che Achler, all'epoca direttore della filiale di Molveno della Rurale Valsabbia, coinvolgeva alcuni clienti dell'istituto di credito. Secondo gli inquirenti, sui conti della società arrivarono bonifici per 850 mila euro. Lungi dall'essere un guadagno facile, l'investimento, secondo l'accusa, si configurava come «il classico meccanismo di tipo piramidale con occultamento dei profitti acquisiti sui propri conti attivati nei paradisi fiscali di Saint Vincent e Grenadine».

In seguito Fino, Achler e Silva Queiroz comunicavano agli investitori le istruzioni per il passaggio dei fondi da «Betexp» ad «Emporio capital - Goodsense Investments» con sede in Nuova Zelanda, «prospettando - scrive il pm - nuove possibilità di lucrosi guadagni così da indurre 38 investitori (di cui alcuni già Betexp) ad effettuare versamenti per ulteriori 783.610 euro. Tutto ciò - sostiene l'accusa - il Fino avvalendosi di Leonardo Sala apriva un conto corrente ad uso personale presso Veneto Banca, filiale di Affi, presso cui lavorava lo stesso Sala, dove faceva transitare parte delle somme provenienti da «Emporio Capital» per un totale di 349.267 euro». 

Nel marzo del 2012 si assiste ad una nuova «capriola». «Fino, Sala e Achler organizzavano - prosegue il pm - un nuovo incontro con gli investitori riferendo loro che, anche in virtù di una grave campagna diffamatoria su internet, erano insorti problemi di liquidità per cui si stava lavorando ad una nuova piattaforma». Per procacciare clienti per il nuovo progetto, «Achler evidenziando che nell'affare erano coinvolti Fino, Silva Queiroz e il neozelandese Brian Clark quale sviluppatore della piattaforma, iniziò a contattare i suoi "vecchi affiliati" prospettando loro la possibilità di aderire ad un nuovo investimento che richiedeva un capitale minimo di 50.000 euro che sarebbe servito per lo sviluppo di una nuova piattaforma ed avrebbe consentito di recuperare le somme bloccate in «Goodsense». A dicembre 2013 erano stati individuati circa 25 investitori disposti ad aderire al progetto di cui la maggior parte aveva già investito nelle precedenti iniziative». Su un conto presso Banca Generali, dove lavorava Sala, confluivano 1.320.000 euro a favore di «Ec Global Consulting». 

Infine nel luglio 2014 Achler informava i suoi investitori che per questioni di natura fiscale bisognava riportare l'investimento in Italia affidando i soldi ad un trust. A Lampros Trust, che ha lavorato per recuperare le somme investite, aderirono la quasi totalità degli investitori. Tuttavia, malgrado i 25 sottoscrittori iniziali avessero investito 1.350.000 euro sul conto erano pervenuti 465 mila euro. Successivamente c'è stato un apporto di nuovi capitali per complessivi 675.000 euro. 
Questa è la ricostruzione fatta dal pm. Le accuse in questa fase sono tutte da dimostrare. Ora parola alle difese.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?