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«Spaccio alla Portela,

sono già arrivati i sostituti»

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Chi sperava che qualcosa sarebbe cambiato, è rimasto deluso. Dopo l’arresto di sette spacciatori nella zona della Portela e di Piazza Santa Maria, commercianti e residenti non si sentono sollevati. Anzi. «Sono già arrivati i sostituti» sospira una negoziante dietro al bancone, prima di mostrare al cronista la chat con le reazioni delle persone che aderiscono al comitato Rinascita Torre Vanga.

«Guardi qua, ci sono foto e video realizzati a poche ore dagli arresti. Sono persone nuove: tutti abbiamo riconosciuto i volti finiti sui giornali» commenta la donna. Nella discussione sulla App di messaggistica i toni utilizzati dalle persone che intervengono sono di stupore e rabbia. Alle 18.48 di mercoledì una persona scrive: «Siamo arrivati a quota 50 spacciatori. Non fanno altro che gridare e chiamarsi l’un l’altro». La sensazione è che le forze in campo sulla piazza dello spaccio siano addirittura aumentate rispetto a prima del blitz dei carabinieri. La maggior parte delle persone incontrate parla di una trentina di stranieri dediti alla vendita di stupefacenti. Gli agenti che periodicamente arrivano sul posto per presidiare la zona, o perché allertati da qualcuno, vengono definiti «teneroni». Il motivo? «Da parte loro non viene compiuta alcuna azione di deterrenza, ed è difficile trattenersi dal fare dei commenti sarcastici» sono le parole di un altro commerciante.

«Finalmente» aggiunge, dopo aver appreso che il consiglio comunale ha approvato (con qualche modifica) la mozione del centrodestra che chiedeva il supporto dell’esercito per contrastare il degrado in zona. E sotto il post della pagina Facebook in cui il Pd prende le distanze dagli alleati del Patt e dice no alla «militarizzazione della città di Trento» ha raccolto diversi like il commento di Stefano Borgognoni del Comitato dei residenti: «Dal basso del nostro quartiere (Portela) possiamo solo constatare, con amarezza, che non riuscite a superare i vostri pregiudizi ideologici. Su questo argomento avete scritto documenti e programmi, mai realizzati. Dovreste provare a vivere da noi qualche giorno per capire come stiamo e cosa si prova a essere abbandonati». E ancora: «Il termine “militarizzare” usato nell’accezione che proponete, è offensivo: nessuno prevede di mandare carri armati e nemmeno cannoni. Si tratterebbe di integrare le forze dell’ordine per garantire, con la presenza di militari, maggiore presidio e controllo. Ma evidentemente ai militari preferite gli spacciatori. Ne prendiamo atto».

A ventiquattr’ore di distanza da quando sono scattate le manette ai polsi di sette algerini e tunisini riconosciuti come pusher, fa un certo scalpore apprendere della contrattazione di stupefacenti carpita da un residente affacciato alla finestra di casa: «Hanno ceduto 5 grammi di droga a 70 euro. Qualcuno ha già preso il posto del ragazzo che stava appostato sulle scale». Oltre allo spaccio, avvertito come un fenomeno al quale residenti e negozianti hanno ormai - loro malgrado - fatto l’abitudine, ciò che infastidisce sono gli schiamazzi e l’atteggiamento di strafottenza.

«Giocano a calcio e qualche volta il pallone finisce in strada. Questi ragazzi tra l’altro non sono pericolosi per i passanti e non commettono furti, perché il loro business è un altro, ma di certo la loro presenza non è un bel biglietto da visita per la città» osserva un residente. Chi parla col cronista chiede l’anonimato per paura di una reazione da parte degli spacciatori: «Si sono impossessati del quartiere. Per vederli in azione basta passare in zona da metà pomeriggio fino a tarda ora: non si nascondono nemmeno: cedono le dosi di droga come fossero caramelle e nessuno dice nulla» aggiunge un negoziante.

E la tabaccaia: «Ciò che abbiamo imparato dall’Adunata degli alpini è che una città animata e vissuta dalla gente allontana la criminalità: vedremo se sarà lo stesso durante il Festival dell’Economia e il Dolomiti Pride». Secondo una commessa la situazione sarebbe peraltro peggiorata in seguito alla pedonalizzazione di piazza Santa Maria: «Ora rimangono per ore sulle panchine, ciondolano per le vie. Speriamo almeno che le persone arrestate rimangano a lungo in carcere». Il timore è che possano tornare presto in libertà».

Intanto, in via Pozzo la situazione sarebbe migliorata molto nell’ultimo anno e mezzo, dopo la chiusura del negozio di alimentari: «Da allora non abbiamo più registrato alcun problema - spiega Emanuela Corradini, titolare della tabaccheria -. A gestire l’attività siamo io e mia madre: ci sentiamo sicure». Anche il gestore del «Bar Alpino» in Piazza Dante Mirio Segata riferisce di non aver registrato particolari problemi, anche grazie al presidio delle forze dell’ordine all’interno del parco».

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