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Botte e punizioni dal patrigno

Ragazzina si confessa col prof

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Un incontro dedicato al tema della legalità le ha dato la forza di parlare e confidarsi con un insegnante. La sinergia messa in campo tra scuola e polizia locale, ha fatto il resto, mettendo fine alla drammatica situazione familiare vissuta da un’adolescente e dalla sorella più piccola.

Il compagno della madre, accusato di averle sottoposte a percosse e punizioni, è stato denunciato per maltrattamenti in famiglia e le ragazzine sono state accolte in una struttura protetta.
L’indagine, condotta dagli agenti della polizia locale dell’Alta Valsugana, insieme ai colleghi della polizia locale di Trento, è scattata nei mesi scorsi, dopo che l’adolescente ha raccontato quanto accadeva in casa. Un passo importante, fatto proprio dopo uno degli incontri che gli agenti avevano organizzato in un istituto superiore, per cercare di mettere in guardia i ragazzi dalle trappole della rete, ma anche dai pericoli legati al consumo di droga.

Un incontro in cui gli studenti sono stato spronati a non avere paura di raccontare quanto accade loro o di condividere dubbi e paure. Un invito che non è caduto nel vuoto. L’adolescente, in lacrime, ha parlato con un insegnante di quanto accadeva in casa. Ha raccontato delle botte ricevute dal compagno della madre, una persona con problemi di dipendenza da alcol, ma anche dal gioco e delle punizioni che le venivano inflitte.

L’uomo l’avrebbe colpita molte volte, usando anche le canalette in plastica usate per coprire i cavi elettrici. Violenze peraltro gratuite, visto che la ragazzina andava bene a scuola e non aveva comportamenti che potessero giustificare la rabbia del «patrigno», secondo quanto emerso dall’indagine.  

Altre volte - ha raccontato la vittima - l’uomo la costringeva a stare immobile o in ginocchio contro il muro. E sorte analoga sarebbe toccata alla sorella più piccola. Proprio il desiderio di evitare altre sofferenze alla sorella hanno spinto la ragazza a denunciare quanto succedeva tra le mura familiari. La richiesta di aiuto della studentessa non è rimasta inascoltata e l’insegnante si è rivolto subito alla polizia locale dell’Alta Valsugana che, raccolta la denuncia, ha informato la procura.

Con in mano la delega della pm Antonella Nazzaro - che ha poi informato la procura dei minori - e in collaborazione con i colleghi di Trento, gli agenti hanno raccolto tutti gli elementi utili all’indagine: testimonianze, ma anche referti medici di accesso al pronto soccorso. Le ragazzine, infatti, sarebbero ricorse più volte alle cure dei medici, ma le ragioni dell’accesso all’ospedale sarebbero state giustificate con incidenti domestici. Anche l’adolescente è stata sentita in forma protetta, con l’ausilio di una psicologa, che ha ritenuto il racconto fatta dalla minore coerente e attendibile.

La sua testimonianza, unita agli elementi raccolti dagli inquirenti, hanno portato alla decisione di allontanare le due sorelle dall’abitazione: entrambe ora si trovano in una struttura protetta. Il compagno della madre deve rispondere di maltrattamenti in famiglia.

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