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In carcere da innocente, 

il conto lo paga lo Stato

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Sarà indennizzato dallo Stato il 32enne senegalese arrestato e poi assolto dall’accusa di spaccio di droga. La Corte d’appello di Trento ha infatti accolto il ricorso per ingiusta detenzione presentato dal giovane attraverso l’avvocato Giorgio Pontalti. Al senegalese - il cui arresto, nel giugno del 2016, divenne un caso anche politico perché le immagini del fermo vennero postate sul suo profilo Facebook dal consigliere provinciale Claudio Cia - per i sei giorni trascorsi nel carcere di Spini di Gardolo vanno 1.500 euro.


Il giovane venne arrestato il 16 giugno del 2016 con l’accusa di spaccio. Si dichiarò subito innocente, ma rimase comunque in cella fino al 22 di giugno quando il suo difensore riuscì ad ottenere la scarcerazione dell’indagato. Dopo la libertà, poco dopo arrivò anche la piena assoluzione con sentenza del Tribunale di Trento, divenuta irrevocabile, del 23 agosto del 2016.


Cosa era accaduto? «Il procedimento a carico del (omissis) - scrivono i giudici - ha tratto origine dalle dichiarazioni accusatorie di S. M. secondo cui il (omissis) era il soggetto che aveva consegnato la dose di stupefacente ai tossicodipendenti i quali, subito dopo, avevano accusato malore».


Il senegalese aveva subito respinto tutte le accuse «riferendo puntualmente - si legge nell’ordinanza - i suoi movimenti all’ora della presunta cessione». Il 32enne aveva ragione, come hanno dimostrato le successive indagini, confermate dalle immagini delle telecamere di sicurezza e persino dal testimone d’accusa.


Per questo errore giudiziario il giovane senegalese non ha alcuna colpa. I giudici sottolineano infatti che «non è possibile riconoscere un contributo, neanche nella forma della colpa lieve, dell’istante, la cui domanda deve quindi essere accolta». Anche la procura generale ha dato parere favorevole.


Al ricorrente vanno dunque in totale 1.500 euro, cioè una cifra vicina ai 235,71 euro al giorno presa come base per calcolare gli indennizzi per la privazione della libertà personale ingiustamente subita. I giudici hanno riconosciuto inoltre al ricorrente 1.800 euro di spese legali.

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