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Adottato a 32 anni, era un bimbo

di Chernobyl ospitato in Trentino

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Il legame con quello che allora era un vispo bambino bielorusso è nato oltre 20 anni fa. Estate dopo estate, soggiorno dopo soggiorno, l'affetto tra la famiglia trentina della valle del Chiese e il bimbo bielorusso originario dall'area ancora contaminata dal disastro di Chernobyl, si è rafforzato fino a diventare indissolubile. Ora, dopo che l'ex bimbo è diventato un uomo a sua volta con famiglia, l'affetto è stato suggellato da una vera e propria adozione. La domanda, inconsueta ma prevista espressamente dal codice civile, è stata accolta dal Tribunale di Trento, con sentenza del presidente Guglielmo Avolio, che ha rinviato gli atti alla cancelleria civile e all'Ufficiale di stato civile per le trascrizioni e le incombenze di legge. Il giovane bielorusso, rimasto orfano in tenera età, ha assunto dunque anche il cognome della famiglia trentina di cui è ora discendente e dunque erede.  

Per una volta quella di cui si è dovuto occupare il Tribunale è una vicenda positiva e a lieto fine. La famiglia era entrata in contatto con il bimbo bielorusso attraverso il Comitato di Condino dell'«Associazione trentina «Aiutiamoli a vivere», associazione che in oltre vent'anni ha portato in Italia per soggiorni di un mese migliaia di bambini provenienti dalle aree contaminate dal cesio in Bielorussia. L'esperienza era stata molto positiva. E così il bimbo era tornato anche l'anno seguente e poi anche il successivo.  

I rapporti si consolidarono al punto che il legame affettivo divenne indissolubile. La famiglia della Valle del Chiese ospitò più volte il giovane bielorusso (che ormai parlava l'italiano) e sostenne a distanza quello che ormai era diventato un ragazzo e poi un uomo a sua volta padre di famiglia. Ma, nonostante l'enorme distanza fisica, l'affetto per quella famiglia trentina non era mai venuto meno. Il giovane, diventato autotrasportatore per vettori internazionali, quando transitava dal Brennero non mancava di fare una scappata in valle del Chiese per salutare la «sua» famiglia italiana. I coniugi a loro volta in più occasioni visitarono il giovane in Bielorussia, un bambino diventato uomo che ormai consideravano un figlio. E così è maturata la decisione di dare una veste giuridica a quella che nei fatti era già una sorta di adozione.  

Il ricorso al Tribunale è stato presentato dai due coniugi trentini attraverso l'avvocato Andrea Antolini. L'adozione di soggetto maggiorenne è prevista dal codice civile per due ordini di ragioni: trasmettere a qualcuno il proprio patrimonio ed il nome della propria famiglia, oppure come mezzo per fornire una forma di assistenza, nel tempo, ad un soggetto maggiorenne. La persona maggiorenne acquista la qualifica di figlio adottivo e così anche il diritto di anteporre il cognome dell'adottante al proprio. Da un punto di vista ereditario in caso di successione ha gli stessi diritti di un figlio naturale. Il Codice pone però alcune condizioni: i genitori e il coniuge dell'adottando ed eventuali figli dell'adottante devono prestare il loro consenso. 
In questo particolare caso il Tribunale in sentenza rileva che tutte le condizioni sono state rispettate. L'adozione dell'ex bimbo venuto in Trentino sulla scia del disastro di Chernobyl è dunque realtà.

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