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Salvetti: «Era regolamento,

per tutelare i miei passeggeri»

 

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È stata depositata ieri mattina negli uffici del tribunale di Rovereto la memoria difensiva di Moreno Salvetti. L’avvocato Stefano Pietro Galli, che cura la sua difesa nella vicenda dei richiedenti asilo che nella fermata di via II novembre a Marco non sono sono stati fatti salire sul mezzo pubblico guidato dall’autista di Avio, ha descritto in questo atto la versione dei fatti di Salvetti. La sua «verità» sugli episodi documentati e filmati il 4 e 5 dicembre scorso.

Il legale farà istanza per chiedere se esiste un procedimento penale aperto in Procura a Rovereto da parte dell’azienda per cui lavora Moreno Salvetti, la Trentino Trasporti. Formalmente infatti l’autista non è stato informato di alcun procedimento e quindi non conosce nemmeno i reati dei quali sarebbe accusato. Ma la stessa azienda avrebbe dichiarato di aver sporto denuncia nei suoi confronti agli organi di informazione nei giorni in cui è «scoppiato» il caso di Marco. Parlava di interruzione di pubblico servizio.

Se il procedimento penale nei confronti di Moreno Salvetti verrà confermato, l’avvocato Galli anticipa che sta valutando l’ipotesi di sporgere a sua volta denuncia contro Trentino Trasporti. Il reato che si configura è quello di calunnia nei confronti di un autista «che ha al suo attivo ben 20 anni di irreprensibile servizio presso l’azienda pubblica».

Nella versione di Salvetti spuntano elementi nuovi: «L’autista, avvicinandosi alla fermata, di fronte ad un pedone fermo immobile al centro della corsia, si è limitato a frenare, onde evitare di investirlo, consentendogli di attraversare la strada e raggiungere così in sicurezza il marciapiede - si legge nella nota del suo legale -. Giammai avrebbe potuto ritenere che costui volesse salire sull’autobus anche perché nessun cenno faceva in tal senso, ma nel contempo teneva in mano una pietra che poi veniva scagliata contro il mezzo. Anche in questo caso, in ragione del comportamento anomalo assunto dal pedone, Salvetti ha osservato quanto prescritto dal regolamento».

Secondo il legale, quindi, «non ha ritenuto opportuno fermarsi anche in considerazione della responsabilità che ciascun conducente assume in ordine all’obbligo di non interrompere il servizio e di tutelare l’incolumità degli utenti». Quella mattina avrebbe informato l’azienda dell’episodio di Marco, chiedendo di inviare controllori.

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