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Dopo la morte sugli sci

la famiglia chiede i danni

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Dopo l'inchiesta penale, ancora in corso, si apre anche un potenziale fronte civile in seguito alla morte sugli sci in Panarotta del 48enne Bruno Paoli. Per i suoi più stretti familiari - i tre figli e Marta, la compagna - la vita dopo il 20 gennaio non è più la stessa. Nessun risarcimento potrà mai restituire ai tre figli il papà scomparso. Nessun risarcimento restituirà mai l'amato compagno. Ma la vita va avanti, più difficile di prima non solo per una perdita così lacerante, ma anche perché in casa è venuto a mancare uno stipendio. 

È dunque un passo scontato quello fatto nei giorni scorsi dai familiari di Bruno Paoli che, attraverso l'avvocato Claudio Tasin, hanno depositato in procura la nomina come parte offesa nel procedimento penale aperto su un'ipotesi di omicidio colposo. È il primo passo concreto verso la costituzione parte civile. Ad indagini ancora in corso, le parti offese hanno un ruolo limitato anche se possono partecipare ad eventuali perizie, ma la loro presenza ha un alto valore simbolico. È interesse di tutti - vittime e potenziali responsabili della tragedia - definire gli aspetti risarcitori prima del giudizio, così da evitare la presenza della parte civile in un eventuale processo. Al momento cinque sono le persone indagate, tre in capo alla Panarotta srl e due della Provincia, ma è evidente che il quadro non è definitivo visto che le ipotetiche responsabilità sono ancora tutte da accertare. 

L'avvocato della famiglia Paoli nei giorni scorsi ha fatto un primo passo formale con la messa in mora che di fatto apre la partita risarcitoria. Alla società Panarotta srl, con sede a Levico, è stata recapitata una lettera in cui si chiede il risarcimento di tutti i danni patiti dalla famiglia in seguito alla morte di Bruno Paoli. Il riferimento è all'infortunio mortale accaduto lungo le piste della Panarotta, o meglio lungo la strada di collegamento sciistico tra Malga Granda e la pista Rigolor. L'avvocato Tasin sostiene che l'incidente non è dovuto ad un caso fortuito, ma dipenderebbe da un'insidia non segnalata lungo quel tratto di pista. Bruno Paoli, che pure era uno sciatore esperto e grande conoscitore della Panarotta, precipitò in una scarpata in un tratto in limitatissima pendenza (si parla di circa l'8%). Il poliziotto sbatté violentemente la testa contro un sasso. I soccorsi, con il supporto dell'elicottero, furono immediati, ma inutili: Paoli morì pochi giorni dopo il ricovero in Rianimazione.  

Sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità di rilievo penale. Per l'avvocato Tasin a monte c'è una responsabilità , esclusiva, da parte della società che gestisce gli impianti per lacune sul fronte della sicurezza. Secondo le parti lese, l'assenza di adeguati presidi di sicurezza lungo la pista dove avvenne l'incidente sciistico (dove poi sono state posizionate delle reti) è stata determinante nel causare l'evento mortale. Le parti lese chiedono dunque alla società Panarotta srl il risarcimento di tutti i danni subiti. In questa fase non è ancora stata fatta una quantificazione, ma le cifre in gioco sono ovviamente molto elevate. Un calcolo a spanne, fatto sulla base delle tabelle del Tribunale di Milano, porta il solo danno non patrimoniale complessivo per i tre figli e la compagna ben oltre il milione di euro.

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