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Nepotismo dietro consulenze

L'accusa del procuratore

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«Continuano purtroppo a registrarsi casi in cui vari soggetti (amministratori locali, ma anche soggetti in rapporto di convenzione con la Provincia di Trento, in particolare nel settore della pubblica istruzione), in dispregio al pubblico decoro prima ancora che a elementari princìpi ordinamentali legati all’incompatibilità, hanno proceduto a diretti affidamenti contrattuali a sé stessi o a loro congiunti». L’affondo è del procuratore regionale Marcovalerio Pozzato che alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti non ha fatto sconti a nessuno.

Pur confermando che in Trentino la pubblica amministrazione è una macchina che gira a regime, il magistrato ha segnalato alcune criticità: ricorrenti mancate pubblicazioni dei piani tesi a prevenire la corruzione, illegittima erogazione di premi collettivi o individuali, ricorso spesso non giustificato ad incarichi esterni assegnati in modo non sempre trasparente o addirittura con casi di «favoritismo» (ma potremmo anche definirlo nepotismo).

Per i furbetti, pochi per fortuna, della pubblica amministrazione trentina si prospettano tempi duri: «Questa procura - sottolinea a chiare lettere Pozzato - intende proseguire nella verifica degli affidamenti contrattuali diretti, in linea con la specifica esigenza di rispettare l’oculatezza della spesa e di sanzionare odiosi favoritismi, non di rado a vantaggio di parenti, amici e sodali dei vertici della medesima amministrazione interessata».

Le indagini su sono già in corso: «Sono state avviati - ha detto il procuratore regionale di fronte ai tanti amministratori presenti ieri a palazzo Geremia - numerosi procedimenti a carico di amministratori in relazione a incarichi a consulenti esterni: in particolare a geometri, periti, architetti, avvocati; sulla base della documentazione e degli apporti di soggetti qualificati è stata volta per volta verificata l’autosufficienza organizzativa degli enti conferenti gli incarichi, spesso vòlti a camuffare l’affidamento di funzioni amministrative del tutto ordinarie».

In alcuni casi la procura ha riscontrato «un preciso disegno, da parte di alcuni amministratori locali, di depotenziare volutamente gli uffici comunali, privandoli della necessaria strumentazione tecnica e dei necessari aggiornamenti; in tale quadro, è stata intenzionalmente trascurata ogni doverosa attività di programmazione, con lo specifico fine di giustificare, con (la provocata) urgenza, il conferimento di incarichi all’esterno».

Lacune sono state evidenziate anche sul fronte dei controlli interni nei comuni. Il nuovo presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti di Trento, Pino Zingale (arrivato da Palermo dove era procuratore generale), ha sottolineato come «in alcuni comuni coincidono nella stessa persona figure che dovrebbero rivestire, rispettivamente, il ruolo di “controllore” e quello di “controllato”, quali l’economo ed il responsabile dei servizi finanziari».

Se la procura della Corte dei conti fosse un’azienda si potrebbe dire che registra una crescita record. I dati citati dal procuratore dimostrano che la magistratura contabile agli annunci ha fatto seguire i fatti. Si assiste infatti ad un vero e proprio boom di istruttorie, con indagini delegate in gran parte alla guardia di finanza ma anche a carabinieri e polizia: «I dati allegati alla relazione - ha sottolineato Pozzato - evidenziano un aumento di rilievo di tutte le attività della procura: +350% delle citazioni; +670% degli inviti a controdedurre: +361% decreti istruttori; +65% degli atti di apertura vertenze. Un piccolo merito va anche ai cittadini (prodighi di segnalazioni alla giustizia contabile) e alla stampa che sempre più spesso offre spunti di interesse per il lavoro della procura contabile (l’incremento delle vertenze a seguito di notizie giornalistiche è addirittura del 1.166%)».

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