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Inchiesta su appalti e mazzette

Bordon sposta i dirigenti indagati

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L’Azienda sanitaria di Trento ha preso i primi provvedimenti interni a carico dei due dirigenti indagati nell’inchiesta su presunte aste pilotate e mazzette sulle forniture sanitarie. Il direttore generale, Paolo Bordon, ieri ha firmato le delibere con cui i due dipendenti indagati sono stati trasferiti ad altro incarico. Fino a conclusione delle indagini non si occuperanno dunque di forniture sanitarie.

«È una decisione - sottolinea il direttore generale - che è stata presa oggi dopo che le due persone mi hanno riferito di essere state raggiunte da informazione di garanzia. Abbiamo ritenuto opportuno un loro trasferimento immediato ad altro incarico. Questo a tutela dell’Azienda sanitaria e della trasparenza della sua azione, in spirito di massima collaborazione con chi sta svolgendo le indagini, ma anche come forma di tutela nei confronti di chi è indagato».

L’Azienda sanitaria dunque, almeno in questa prima fase, ha ritenuto che non ci fossero gli estremi per sospendere i due dirigenti benché le accuse siano gravi (associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, corruzione e rivelazione di segreti). «Siamo intervenuti - spiega Bordon - rispettando il Piano anticorruzione interno e sulla base di valutazioni di opportunità a fronte di indagini di cui non sappiamo nulla perché secretate dalla procura. Inoltre la sospensione è normata dal contratto di lavoro e in questa fase non ci sono gli elementi per procedere ad azioni di questo tipo».

La rotazione con trasferimento ad altro incarico è stata comunicata ai due dirigenti coinvolti che hanno condiviso la scelta dell’Azienda. Le delibere sono state «secretate» a tutela dei dipendenti per cui, ovviamente, vale la presunzione di innocenza.
Si era parlato inizialmente di tre persone indagate «in quota» Azienda sanitaria di Trento: in realtà i dipendenti indagati pare siano due, più una terza persona che però è un internista.

Tre invece sono gli indagati dipendenti dell’Azienda sanitaria di Bolzano. Sembra  che due lavorino a Merano e uno a  Bolzano. La notizia è trapelata ieri a margine della confereza stampa indetta per presentare l’aggiornamento del Piano triennale per la prevenzione della corruzione dell’Apss di Bolzano. Iniziativa che cade, con singolare tempismo, proprio mentre le due aziende sanitarie della regione sono scosse dalle indagini.

Non potevano mancare le domande sulle indagini, condotte dalla procura di Trento, che avrebbero portato alla scoperta di un episodio di corruzione a Merano. «Abbiamo la massima fiducia nelle forze dell’ordine e collaboriamo strettamente con loro nelle indagini», ha detto il direttore generale dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, Thomas Schael. «Siamo sicuri che svolgono il loro lavoro scrupolosamente; le attuali accuse sono gravi e faremo di tutto per fare piena luce e scoprirne i dettagli», ha aggiunto.

«Se si dovesse rivelare che uno o più collaboratori dell’Azienda sanitaria non si sono comportati in maniera corretta o se esistesse addirittura un illecito penale, la Direzione di quest’Azienda adotterà subito tutte le misure previste in tali casi e che possono arrivare fino al licenziamento, a prescindere dalle conseguenze di ordine penale che seguiranno», ha sottolineato Schael. Anche a Bolzano i tre dipendenti coinvolti sono stai trasferiti ad altro incarico. Schael ha sottolineato che non sono stati presi provvedimenti di sospensione cautelare perché le persone coinvolte non sono dirigenti.

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