Salta al contenuto principale

È morto in ospedale Bruno Paoli

Il dolore di parenti e amici

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
4 minuti 50 secondi

Non ce l'ha fatta Bruno Paoli: il quarantottenne poliziotto di Sant'Orsola si è arreso dopo due giorni in ospedale ai gravissimi traumi che aveva riportato sabato, cadendo in pista sulle nevi di casa, quelle della Panarotta.
Paoli è spirato nel primo pomeriggio di ieri nel reparto di terapia intensiva, dove si trovava dal pomeriggio di sabato 20 gennaio. Poche ore prima, verso mezzogiorno e un quarto, era rimasto vittima di una terribile caduta mentre assieme ai figli stava affrontando un tratto di collegamento tra due piste, la Rigolor e la Malga, nella parte bassa del comprensorio sciistico valsuganotto. Un passaggio semplicissimo da affrontare, soprattutto per lui, sciatore dalla grande esperienza che in carriera aveva anche prestato servizio in pista tra le valli di Fiemme e Fassa.
Improvvisamente aveva perso il controllo degli sci, forse per una disattenzione, forse tradito da una lastra di ghiaccio: in assenza di reti di protezione era finito lungo il pendio alla sua sinistra, ruzzolando in basso per una decina di metri e sbattendo il capo contro un sasso. Non portava il casco e l'impatto, violentissimo, gli aveva fatto subito perdere i sensi. A chiamare i soccorsi era stato uno dei figli. Era intervenuto anche un medico, assieme agli agenti della forestale e all'elicottero dei vigili del fuoco permanenti con il rianimatore, ma tutto ieri si è rivelato, purtroppo vano.
Profondo il cordoglio non solo in tutta la valle dei Mocheni e in particolare a Sant'Orsola - dove Paoli viveva con la compagna Marta ed i figli Enrico, Chiara e Alessio di 12, 8 e 4 anni - ma anche nella famiglia della polizia di Stato, della quale Bruno Paoli faceva parte da quasi trent'anni. Dal 2013 faceva parte dell'organico del Coa, il centro operativo autostradale della sottosezione della polstrada di via Berlino. Era anche rappresentante sindacale per il Siap, il sindacato degli appartenenti alla polizia.
«Proprio in virtù di questo suo ruolo avevo avuto modo di conoscerlo in questi anni e di apprezzarne anche le doti umane», lo ricorda il questore Massimo D'Ambrosio: «Sono davvero affranto e non sono parole di circostanza. La notizia della scomparsa di Paoli è una tragedia che mi ha colpito profondamente, anche pensando alla sua famiglia, ai suoi figli. Quello che è accaduto è incredibile, soprattutto pensando alla sua esperienza di sciatore».
Bruno Paoli era entrato in polizia nel 1989, come agente ausiliario. Era stato inviato a Milano dove era rimasto per un paio d'anni. Poi i mesi da agente trattenuto a Torino ed il corso per diventare agente effettivo, superato il quale era stato destinato al Brennero, fino al 1999. Era entrato poi nella polizia stradale e, dal 2013, lavorava al Coa.
«Siamo tutti provati da questa grande tragedia - è il commosso ricordo di Giansante Tognarelli, comandante della sezione di Trento della polizia stradale - Bruno era una persona che conoscevamo e apprezzavamo tutti per il suo carattere estroverso oltre che per le sue capacità professionali. È davvero un dramma che tocca tutti noi nel profondo, anche e soprattutto rivolgendo il pensiero ai suoi familiari che con lui hanno perso un compagno ed un padre eccezionali».
Fedeli a quella che è sempre stata la sua generosità nella vita di tutti i giorni, i familiari hanno acconsentito all'espianto degli organi.
Nel frattempo, per quel che riguarda il fronte giudiziario apertosi con la scomparsa di Paoli a seguito dell'incidente, nella mattinata di oggi verrà effettuata l'autopsia. È stato inoltre disposto il sequestro del tratto del raccordo in cui è avvenuta l'uscita di pista e del punto in cui il quarantottenne si è procurato le ferite risultate poi purtroppo fatali. La magistratura vuole fare piena luce sul rispetto delle norme di sicurezza e sul perché sul ciglio del raccordo affacciato sulla scarpata non vi fossero protezioni in grado di impedire cadute.

IL RICORDO 

«Bruno era il mio migliore amico, per me è come se fosse mancato un fratello». Marco Margoni fatica a trattenenere le lacrime, all'uscita dall'ospedale Santa Chiara dove ha appreso della morte di Bruno Paoli, l'agente della Polstrada caduto con gli sci lungo un pendio sulle piste della Panarotta. «Lassù aveva imparato a sciare da giovane» ricorda Margoni, che aggiunge: «Bruno conosceva quelle piste come le sue tasche. Le frequentava con i suoi figli proprio come aveva fatto sabato e vi aveva lavorato a inizio anni Novanta, quando era impegnato nel servizio di soccorso piste».
I due amici si erano conosciuti proprio in Panarotta e si frequentavano quando ne avevano occasione, dandosi una mano anche per alcuni piccoli lavori in casa o nelle serre di lamponi. «Ci accomunava anche la passione per le moto, e qualche anno fa avevamo fatto il giro dei passi anche in compagnia della sua compagna Marta». 
Bruno era peraltro un grande appassionato di sport: praticava diverse discipline, dalla corsa in montagna al calcio, ma l'attività che più amava era lo sci.
La notizia della scomparsa dello sfortunato 48enne è arrivata a Sant'Orsola in serata, sconvolgendo l'intera comunità che lo apprezzava per il suo impegno in diverse associazioni. «Bruno lascia un vuoto incolmabile. Speravamo che ce la potesse fare, anche se sapevamo che le sue condizioni erano molto gravi» sono le parole del sindaco di Sant'Orsola Ivano Fontanari. Il primo cittadino è profondamente scosso: «L'intera comunità si stringe attorno alla moglie Marta Alberini e ai suoi tre figli».
Bruno Paoli era membro della Pro Loco e faceva parte del direttivo dell'associazione Bersntol, che promuove l'attività sportiva riunendo i giovani della Val dei Mocheni ed organizzando i tornei di calcetto, oltre a varie iniziative di beneficenza. L'uomo era conosciuto e benvoluto anche per il suo ruolo di agente di polizia. «Dava volentieri una mano anche quando venivano organizzate le diverse manifestazioni che vedevano coinvolta la nostra comunità. redeva fortemente nell'importanza di impegnarsi nel volontariato, per questo tutti hanno avuto modo almeno una volta di scambiare quattro chiacchiere con lui» aggiunge il sindaco, che conclude: «Ora dobbiamo impegnarci nel portare avanti ciò che lui ci ha insegnato».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?