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Spaccio di droga fra Trento e Valsugana

e sequestro di persona per estorsione

Maxiprocesso: chiesti 48 rinvii a giudizio

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Il monumentale capo di imputazione (sono 246 pagine di contestazioni) «fotografa» decine e decine di episodi di spaccio: acquisti e cessioni di stupefacente arrivato in prevalenza dalla Lombardia e riversato sul mercato della droga tra Trento e la Valsugana. Un sistema collaudato, smantellato da tre diverse indagini, per altrettante associazioni a delinquere, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Trento e della Compagnia di Borgo Valsugana.

I tre «fascicoli» sono ora confluiti in un unico procedimento penale per il quale il pm Davide Ognibene ha chiesto il rinvio a giudizio per 48 imputati. All’orizzonte si profila un maxiprocesso anche se molti difensori all’udienza preliminare a febbraio di fronte al gup Michele Cuccaro potrebbero scegliere riti alternativi con i relativi sconti di pena.
 
La procura contesta a parte degli imputati tre diverse ipotesi di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. In termini di reati contestati e di numero di aderenti al sodalizio criminale, l’associazione più radicata e attiva era quella che avrebbe fatto capo all’albanese Osma Saimir definito nel capo di imputazione «referente per tutti gli affiliati fornisce direttive finalizzate al traffico di stupefacente tipo cocaina. Si occupava principalmente di reperire ingenti quantitativi di narcotico, pianifica il successivo trasporto in questa provincia che effettua in prima persona o individuando fra gli accoliti appositi corrieri, quindi provvede alla consegna delle partite di droga ai sodali qui stanziali - il fratello Osma Bled e Casagrande Luca - che a loro volta provvedono alla distribuzione capillare».

Per tutti i 33 presunti affiliati la procura ha ricostruito il ruolo nel sodalizio e le attività illecite. Secondo l’accusa gli imputati instauravano fra loro «un rapporto continuativo caratterizzato da una suddivisione di compiti, previa dettagliata pianificazione a mezzo di contatti telefonici, con il reperimento di considerevoli quantitativi di narcotico; provvedevano quindi alla ridistribuzione della droga, così trasportata nella Provincia di Trento controllando ivi le reti di vendita al dettaglio, contattando i locali spacciatori, quando non si rivolgevano direttamente ai clienti assuntori». L’organizzazione disponeva di «mezzi» propri: nella richiesta di rinvio a giudizio si citano «telefoni cellulari, intestati a nomi di fantasia costantemente cambiati, auto per i trasporti di droga appartamenti per la conservazione, taglio e occultamento dello stupefacente nonché delle somme di denaro derivanti dall’illecita attività di spaccio».

Secondo l’accusa l’organizzazione «risultava strutturata in maniera tale da potersi garantire un costante approvigionamento di stupefacenti per il mercato trentino».

Tra le imputazioni contestate c’è anche un’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione (a carico di Vincenzo Longobardi, Dedej Kreshnik, Enea Vrapi, Enrik Fethau, Armando Miraj). Avrebbero sequestrato Lorenzo D’Agostino «allo scopo di ottenere - scrive ill pm - il pagamento di euro 7.000, somma pretesa come controvalore di una partita di droga (nella specie 1 kg di marijuana) che il D’Agostino Lorenzo dopo essersi impegnato a venderla per conto del Miraj si era fatto sottrarre presso la propria abitazione. Importo pagato come prezzo della liberazione dal padre del sequestrato». Il fatto risale al 23 settembre del 2016.

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