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Maltrattamenti al convivente

condannata una trentina

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Amare significa prendersi cura dell'altro. Soprattutto quando è più debole e fragile, perché malato. In questo caso, invece, la compagna, la donna con cui viveva da oltre vent'anni - questa almeno è l'accusa - lo avrebbe sottoposto a continue vessazioni di carattere psicologico, fisico ed economico, al punto da rendergli intollerabile, oltre che pregiudizievole per la propria salute ed incolumità fisica, la prosecuzione della convivenza. La donna, una 60enne trentina, è stata condannata in rito abbreviato a 1 anno e 4 mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia, aggravata dall'avere agito per motivi abbietti e futili.

La giudice Claudia Miori ha inoltre condannato l'imputata a risarcire l'ottantenne, costituitosi parte civile attraverso l'avvocato Vanni Ceola, con 56mila euro per i danni morali. L'appello, lo diciamo subito, è scontato: «Nel 2013 lui si è ammalato e lei si è sempre presa cura di lui. Questa è una sentenza profondamente ingiusta, perché non ha commesso i fatti che le vengono attribuiti», afferma la difesa, aggiungendo che fuori dall'aula la donna è svenuta. 

Resta aperto il fronte civile per la casa (l'anziano ha solo l'usufrutto), con la richiesta della nullità degli atti di compravendita o il versamento della somma corrispondente.

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