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Scandalo Trento Rise, chiesti

2,5 milioni alla Deloitte

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A margine della partita giudiziaria in corso per i procedimenti penali scaturiti dall'inchiesta su Trento Rise, si tratta sui risarcimenti.

Da un lato c'è Deloitte Consulting, cioè il responsabile civile; dall'altra la liquidazione di Trento Rise, con i commissari liquidatori Giacomo Bernardi e Alberto Bombardelli costituiti parte civile in tutti i procedimenti penali arrivati in giudizio.

La richiesta risarcitoria complessiva presentata a Deloitte viaggia intorno ai 2,5 milioni di euro. La società pare abbia risposto mettendo sul piatto mezzo milione di euro, più la disponibilità a rinunciare ad alcuni crediti vantati con Trento Rise per circa 600 mila euro. Deloitte dunque è pronta a mettere a disposizione oltre un milione di euro. I liquidatori per ora non hanno accettato l'offerta, ma il confronto tra le parti prosegue serrato.

La trattativa sul terreno civile potrebbe avere ripercussioni anche sul fronte penale. Così i giudici per l'udienza preliminare Marco La Ganga e Michele Cuccaro (due fascicoli sono in carico al primo magistrato, uno al secondo) hanno rinviato l'udienza a dicembre per dare tempo alle parti di trovare un'intesa sul risarcimento.

Risarcimento che spianerebbe la strada al patteggiamento dei due dipendenti di Deloitte imputati: il legale rappresentante per il Trentino Massimo Bonacci e Patrick Oungre. Anche qualora la distanza tra richiesta e offerta rimanesse incolmabile, un'offerta da un milione di euro e più potrebbe comunque consentire ai due imputati di chiudere la partita penale concordando la pena con i pm Pasquale Profiti e Alessia Silvi. Le difese degli altri imputati sembrano invece orientate a procedere con rito abbreviato, ma questa scelta sarà il tema della prossima udienza.

Mercoledì in aula non si è costituita parte civile la Provincia, pure sollecitata da una nota dell'avvocato Fabio Valcanover che spronava l'ente pubblico a rendere note le ragioni della sua scelta. Questo anche in considerazione del fatto che la Provincia non si è disinteressata al caso Trento Rise visto che alle udienze nel processo sulle consulenze legali presenziava un suo avvocato.

Il rinvio potrebbe favorire la possibilità suggerita da Valcanover: in base al testo unico sugli enti locali, qualsiasi cittadino elettore potrebbe costituirsi parte civile per supplire all'assenza della Provincia (che pur non essendo stata individuata come parte lesa dalla procura potrebbe, se lo ritiene, farsi avanti, se non altro per dar man forte ai liquidatori). Il tempo comunque non è ancora scaduto.

I procedimenti del filone Trento Rise approdati in udienza preliminare sono tre. C'è il fascicolo sull'incarico triennale a Deloitte (confezionato "su misura", sostiene la Procura) da 7,4 milioni di euro per il Pcp modelli organizzativi. Gli imputati sono sei: Fausto Giunchiglia (ex presidente di Trento Rise); Massimo Bonacci (legale rappresentante in Trentino di Deloitte Consulting), Ivano Dalmonego (ex dirigente generale della Provincia), Andrea Grianti (ex dipendente di Trento Rise); Patrick Oungre (dipendente di Deloitte Consulting) e Roberto Bona (dipendente di Informatica Trentina finito nei guai in qualità di membro della commissione di valutazione della gara «Pcp Modelli»).

C'è poi il procedimento sul Pcp sanitario-assistenziale per la realizzazione del Punto di accesso unico ai servizi. Anche qui l'ipotesi è che la gara sia stata «pilotata». Imputati sono ancora Massimo Bonacci e Patrick Oungre (di Deloitte); Ivan Pilati (ex responsabile dell'area busines di Trento Rise). In questo filone è stata invece archiviata la posizione di Roberto Delaiti, ex amministratore unico di Keynet. Infine c'è il fascicolo sull'appalto turismo. Gli imputati qui sono rimasti quattro: Massimo Bonacci, Fausto Giunchiglia, Andrea Grianti e Roberto Bona.

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