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Pedofilia, maxi operazione

Arrestato infermiere trentino

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AGGIORNAMENTO: c'è anche un trentino fra gli arrestati dalla polizia postale di Bolzano che ha scoperto una rete di pedofili attivi su una piattaforma di voip criptato: 47 denunce, custodia cautelare per 10 persone. Il trentino finito in manette è un infermiere.


 

Un'indagine delicata, riservatissima, complessa è partita da Bolzano ed è arrivata fino in Sicilia, passando per provider di mezzo mondo, collegando centinaia di persone che hanno in comune un agghiacciante hobby, la collezione e condivisione di foto e video a contenuto pedopornografico. Si chiama «Black Shadow» l'operazione della polizia postale del Trentino Alto Adige, coordinata dal pubblico ministero di Trento Davide Ognibene, che ha portato alla segnalazione all'autorità di ben 47 persone, di cui 10 arrestate in flagranza di reato, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. Fra gli arrestati c'è un trentino, mentre un uomo residente in provincia di Bolzano è accusato di essere il «promotore» degli scambi.

I dettagli dell'operazione, che ha portato a sgominare una rete di pedofili nazionali, verranno illustrati oggi in una conferenza stampa organizzata dal vicequestore Sergio Russo, dirigente del Compartimento di polizia postale del Trentino Alto Adige. E - dalle indiscrezioni emerse nei giorni scorsi - c'è pure un arrestato illustre, un uomo di legge al di sopra di ogni sospetto. La scorsa settimana gli uomini della polizia postale della Sicilia Orientale, su delega della procura di Trento, hanno perquisito la casa di Messina del giudice Gaetano Maria Amato, magistrato 58enne in servizio alla Corte d'Appello di Reggio Calabria: mentre portavano via computer e cellulari hanno raccolto le ammissioni del magistrato. Amato avrebbe detto di aver chattato occasionalmente e di aver inviato alcune foto ad un suo contatto. Gli investigatori del web avrebbero documentato rapporti in chat del giudice con uno degli indagati dell'operazione «Black Shadow», fra giugno 2014 e settembre 2015. Il magistrato - secondo le accuse - avrebbe anche «autoprodotto» gli scatti di due bambine. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa lunedì 2 ottobre dalla procura di Messina. L'accusa è di essersi procurato o aver detenuto (articolo 600 ter del codice penale) materiale pornografico ritraente soggetti minori di 18 anni.

L'indagine, coordinata dal Centro nazionale contrasto alla pedopornografia online, ha dunque portato a fermare l'attività di un gruppo di persone accusate di produzione e condivisione di materiale pedopornografico, attraverso servizi di messaggistica e di scambio di file. L'operazione è partita da Bolzano, dalla perquisizione di un 38enne che era stato trovato in possesso di centinaia di file di contenuto pedopornografico. Dall'analisi del suo computer sono emersi contatti in tutta Italia, fino a Messina, al giudice Amato.

Mentre sono in corso ulteriori accertamenti sulle responsabilità individuali delle persone arrestate, sul «caso» del magistrato il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha già avviato la procedura di sospensione cautelare dalle funzioni e dallo stipendio, nonché il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura. La sezione disciplinare del Csm dovrà valutare la richiesta di applicazione delle misure cautelari: la decisione è attesa in tempi rapidi.

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