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In Trentino i medici sono pochi e anziani

Sono appena 3,2 ogni mille abitanti

Quelli di base hanno in media 59 anni

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Il Trentino, nel rapporto tra medici e popolazione residente, si ritrova fanalino di coda in Italia: 3,2 medici ogni mille abitanti, decisamente sotto la media europea e nazionale e ben lontano dal rapporto di 6,6 medici ogni mille abitanti della Sardegna. E il futuro si prospetta tutt’altro che roseo.

Gli iscritti all’albo dell’Ordine di Trento sono 2.890 (tra medici e odontoiatri) e l’età media è di 53 anni. Se analizziamo poi l’età media dei 344 medici di medicina generale iscritti all’Ordine di Trento l’età media è ancora più elevata: 59 anni. Sui 344 totali ben 200 sono inoltre quelli di età compresa tra i 60 e i 70 anni e quindi destinati a lasciare il lavoro a breve. Unica nota positiva arriva dagli iscritti alla facoltà di Medicina: negli anni i trentini sono aumentati passando dai 300 studenti del 2004 agli attuali 675.  

I dati sono stati forniti ieri in occasione dell’incontro organizzato nella sede di Fbk di Povo, per presentare la Scuola di formazione specifica in medicina generale. Quest’anno le domande giunte sono 130, 60 delle quali arrivano da laureati in medicina trentini. Dopo la selezione di ottobre ne saranno accolte 20. Ma dal 2018 il numero salirà a 25 e aumenterà anche il finanziamento. Quello attuale è di 400 mila euro annuali più le borse di studio per i frequentanti.

Un aumento che non sarà comunque sufficiente a soddisfare i bisogni che si presenteranno nei prossimi anni quando arriverà l’ondata di pensionamenti. «Il numero è dettato anche da questioni organizzative in quanto circa il 50% dell’attività formativa è pratica, presso strutture ospedaliere o medici di medicina generale», spiega Franca Bellotti, dell’ufficio formazione e sviluppo risorse umane della Provincia.

L’auspicio del presidente dell’Ordine Marco Ioppi è che, per garantire numeri sufficienti, un domani si possa arrivare a borse di studio che gli studenti aspiranti medici di medicina generale possano spendere anche all’estero.

La scuola, gestita dall’Ordine dei medici e diretta da Mauro Larcher, punta ad aumentare la formazione e soprattutto i numeri anche alla luce del fatto che l’«imbuto formativo» dopo la laurea è responsabile di una fuga verso l’estero di oltre mille giovani neolaureati all’anno.
«Per nulla condivisibili le dichiarazioni del direttore generale dell’Azienda sanitaria Paolo Bordon che in merito alla carenza di medici sul territorio ha detto che si punterà sulle aggregazioni mentre per quanto riguarda gli ospedali una via è quella di aumentare le altre professionalità come ad esempio gli infermieri.

Non possiamo essere d’accordo con una sanità al ribasso, ma occorre impegnarsi per formare medici di medicina generale e specialisti e chiedere un aumento del numero di borse di studio nel corso di specializzazione e del corso in medicina generale». Di certo è che, se le cose non cambieranno a breve, nel 2023 un paziente su tre si troverà senza medico di medicina generale al quale fare riferimento.

Se da una parte il futuro parla sempre più medicina virtuale, dall’altra il direttore Larcher sottolinea l’importanza dell’aspetto relazionale.
Larcher ha inoltre ricordato la sottoscrizione della Dichiarazione di Trento, avvenuta il 3 giugno, che ha dettato le basi affinché le varie scuole regionali mettano in comune le rispettive esperienze e realizzino un programma omogeneo e condiviso.

Proprio alla luce di questo documento, presentato al Ministero, il direttore Larcher è stato proposto quale componente della commissione tecnica ministeriale istituita dalla ministra Beatrice Lorenzin per la riorganizzazione delle scuole di formazione specifica in medicina generale su tutto il territorio nazionale.

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