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Degasperi (M5S): caccia «facile»

Quale sorveglianza in Trentino?

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Il comportamento dei cacciatori e la qualità della vigilanza sull'attività venatoria in Trentino tornano a far discutere in consiglio provinciale: l'esponente M5S Filippo Degasperi ha presentato una nuova interrogazione in seguito a recenti segnalazioni, pubblicate dall'Adige.it, riguardanti fra l'altro l'utilizzo improprio di mangiatoie nei pressi di postazioni di caccia.

Degasperi ricorda di aver sollevato invano, in più occasioni negli anni passati, la questione delle «discutibili modalità con cui avviene il foraggiamento».

Il consigliere, che allega un’ampia documentazione fotografica, osserva che «sembrebbe in molti casi segnalati trattarsi più di adescamento, trasformando l’attività venatoria in un comodo tiro al bersaglio».

Richiamando le precedenti interrogazioni rivolte alla giunta Rossi, Degasperi sottolinea: «Nonostante le rassicurazioni e le certezze sull’efficacia dei controlli manifestate nelle risposte alle numerose interrogazioni dall’assessore, le segnalazioni di attività di incerta legittimità sono puntualmente riprese con l’apertura della caccia anche nel 2017.

Nelle fotografie allegate alla presente si vedono chiaramente mangiatoie posizionate di fronte ai capanni, frutta deliberatamente sparsa sui prati di fronte al capanno, mangiatoie per il foraggiamento degli ungulati rifornite contrariamente alle prescrizioni in vigore.

Si notano anche strategemmi adottati da chi si definisce “cacciatore”: nei pressi dell’altana, con fil di ferro e bastoni si chiudono tutte le possibili vie di fuga per l’animale.

Ora, non è noto allo scrivente se le stesse segnalazioni siano già state portate all’attenzione delle strutture competenti.

Di certo, in mancanza di informazioni o iniziative, sembra che ad accorgersi di queste storture siano solo i cittadini».

Una volta descritto lo scenario, facilmente rilevabile da chi frequenta boschi e prati in Trentino, Degasperi conclude con quattro domande rivolte alla giunta provinciale. Chiede se le modalità descritte nelle fotografie allegate sono in linea con le prescrizioni e le norme vigenti e, in caso contrario, quali inziative intende adottare la Provincia per riportare la situazione all’interno delle regole. Domanda poi se i servizi competenti hanno rilevato quanto riportano le fotografie allegate ed eventualmente quali provvedimenti sono state adottati e, in caso contrario, come mai, anziché i servizi competenti, sono i cittadini a segnalare e documentare pratiche perlomeno dubbie».

La nuova documentazione fotografica immortala in particolare mele, pane e sale messi sul prato, nel mezzo di una radura, a poche decine di metri da una postazione di caccia: qui siamo vicino alla frazione Penedallo di Civezzano, altre segnalazioni riguardano la zona di Fornace.

In passato altre segnalazioni erano giunte all'Adige da escursionisti che frequentano la zona del lago di Santa Colomba, dove biotopi protetti convivono con aree di caccia particolarmente attrezzate.

Proprio l'infrastrutturazione del territorio a scopo venatorio è uno dei punti sui quali si è soffermato più volte il consigliere Degasperi, mostrando le foto di postazioni più simili a una casetta nel bosco che a una capanna.

Segnalando alla redazione le cose che notano nei boschi trentini, come l'utilizzo smodato di mele per richiamare gli ungulati, la presenza di altane e capanni di caccia a ridosso di strade forestali o segnavia Sat anche molto frequentati da escursionisti, i lettori sottolineano la difficoltà a conoscere e spesso anche a interpretare la normativa vigente, compresa quella a tutela delle altre persone che frequentano il territorio dove si trovano anche i cacciatori.

A quanto pare, infatti, non esistono limiti in relazione alla distanza delle postazioni venatorie da strade forestali o sentieri, resta la il divieto di sparare a una distanza superiore a una volta e mezzo la gittata in direzione di edifici e vie di comunicazione. Ma che cosa rientra nella definizione di «vie di comunicazione»? Di certo ci sono i cinquanta metri di distanza dalle strade carrozzabili. Così come i due giorni di silenzio venatorio: il martedì e il venerdì.
L'impressione, in sostanza, è che vi sia un deficit di informazione pubblica e che le norme e i relativi regolamenti non siano così semplici da comprendere.

Per tornare al consigliere Cinque stelle, si ricorda che denunciava i passi indietro nelle politiche venatorie provinciali (con gravi arretramenti normativi) e l'inadeguatezza dell'attuale sistema di vigilanza, affidato prevalentemente alla stessa Associazione cacciatori trentini mediante una convenzione con la Provincia, un rapporto del quale Degasperi chiedeva la revoca per l'avvio di un sistema diverso di controlli sull'attività venatoria.

Da tempo, peraltro, pure dal mondo ambientalista trentino si levano, inascoltate, critiche all'indirizzo della Provincia in riferimento anche alla gestione della fauna selvatica, nel mirino, oltre alla menzionata convenzione che fa del controllato anche il controllore, ci sono i censimenti della presenza di animali - sempre a cura degli stessi cacciatori - sulla base dei quali vengoni stilati i piani di abbattimento stagionali nelle varie riserve, nonché l'opportunità che anche ai vertici massimi del servizio provinciale foreste e fauna siedano proprio dei cacciatori.

 

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