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L'inchiesta: ecco come funziona

la riabilitazione in Trentino

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Più è alta l’offerta e più cresce la domanda. I dati sulla riabilitazione lo dimostrano. Nella zona dell’Alto Garda e Ledro il tasso di ospedalizzazione per medicina fisica e riabilitazione è 6,8, ben superiore alla media provinciale che è 4,5.

Sul piano più generale il numero di posti letto in Trentino risulta superiore allo standard definito a livello nazionale e anche i ricoveri riabilitativi sono numericamente maggiori rispetto al resto d’Italia. Si parla addirittura del doppio. Nel 2015 il tasso era di 9,11 ricoveri per mille abitanti in Trentino contro una media nazionale di 4,94 ricoveri. Numeri sotto la media in Emilia Romagna (3,82), Friuli Venezia Giulia (2,73) e Toscana (2,24).

Ovviamente ad una maggiore assistenza corrispondono anche maggiori costi. Ecco perché, a partire dal 2015, soprattutto per la riabilitazione cardiologica e motoria a seguito di interventi di protesi d’anca e ginocchio, in Provincia di Trento sono stati introdotti nuovi protocolli riabilitativi nonché la Fast-Track che, basandosi sulle nuove pratiche in medicina, cerca di limitare i fenomeni di inappropriatezza.
Il metodo Fast-Track è stata introdotto a Tione nel marzo 2016 per gli interventi di protesi di anca e ginocchio.

La filosofia Fast Track mira a dare ai pazienti il miglior trattamento disponibile in ogni fase del percorso ed ha come obiettivo finale la diminuzione del tempo di non-autosufficienza del paziente sottoposto ad intervento ortopedico, una ridotta ospedalizzazione ed un elevata soddisfazione del paziente.

Particolare attenzione viene prestata, oltre alla fase preoperatoria e all’intervento stesso, anche alla fase post-operatoria in quanto, oltre ad adottare procedure mirate alla riduzione del sanguinamento e all’assunzione di farmaci specifici per il contenimento della sintomatologia del dolore, questa fase  è caratterizzata da una deambulazione precoce del paziente che si attua allo scopo di ridurre le complicanze legate all’immobilizzazione e di rafforzare la motivazione di quest’ultimo.

A distanza di 3-4 ore dalla fine dell’intervento chirurgico il paziente esegue degli esercizi di fisioterapia, assume in un primo momento la posizione seduta con le gambe fuori dal letto e successivamente compie alcuni passi in camera con l’ausilio del deambulatore ad appoggio antibrachiale.

Tornando ai numeri, in Trentino si registra una dotazione di 374 posti letto di riabilitazione. Questo numero, sommato al dato della lungodegenza (195 posti letto) determina un tasso di dotazione di posti letto per riabilitazione e lungodegenza pari a 1,06 posti letto per  1.000 abitanti (che sale a 1,16 se si considerano anche i posti letto delle strutture residenziali equiparabili alla lungodegenza), che risulta essere significativamente superiore allo standard definito a livello nazionale (0,7 posti letto di riabilitazione e lungodegenza x 1.000 abitanti).
Il dato provinciale risulta essere superiore allo standard nazionale anche scorporando la quota di ricoveri per pazienti non residenti (circa il 40% dei ricoveri in Eremo, S. Pancrazio e Solatrix).
La dotazione di posti letto per riabilitazione si è andata riducendo negli ultimi anni nelle strutture pubbliche, mentre ha avuto un leggero incremento in quelle private accreditate.


 

BRACCIO DI FERRO SUI PAZIENTI

Una contrapposizione tra pubblico e privato, tra zone diverse del Trentino (Valsugana e Alto Garda), ma soprattutto grossi interessi economici legati agli utili che la riabilitazione porta e anche all’indotto e ai tanti dipendenti che lavorano nel settore. Quello della riabilitazione è un tema caldo in queste settimane in Trentino. Del resto si parla di cifre importanti. Quasi 11 milioni il budget stanziato dalla Provincia per le strutture private riabilitative (Eremo e S. Pancrazio) e 314 i posti letto accreditati totali. Di questi 153 sono all’Eremo, 83 al S. Pancrazio, 20 a Rovereto e 58 a Villa Rosa.

«Negli ultimi mesi troppi posti liberi all’Eremo, struttura riconosciuta d’eccellenza anche a livello nazionale», aveva tuonato nelle scorse settimane il parlamentare Mauro Ottobre dopo una visita alla casa di cura dove il 30% dei posti, attualmente, sarebbero vuoti.
Un calo dovuto ad una combinazione di fattori.

Da una parte l’aumento delle tariffe che ha portato, a parità di budget, ad una diminuzione del numero di pazienti. A ciò va aggiunto il fatto che sul totale del budget stanziato, 800 mila euro per quanto riguarda l’ Eremo e 500 per San Pancrazio, sono legati alla capacità di queste strutture di attrarre i pazienti trentini che vanno a farsi operare fuori provincia (soprattutto interventi ortopedici in Veneto) e che poi potrebbero rientrare in Trentino per la riabilitazione. Si parla - in totale - di una mobilità passiva di 1 milione e 900 mila euro. Una cifra importante che la Provincia preferirebbe versare alle strutture poste sul nostro territorio.

Soldi, questi, che però non vengono versati in automatico ma che richiedono la capacità delle strutture di essere attrattive. Sembra che per il S. Pancrazio il problema non si ponga e che i 500 mila euro stanziati per questa struttura saranno versati in quanto i pazienti sono arrivati. Diverso il caso dell’Eremo. Il problema, secondo chi lavora nella struttura di Arco, è che altrove il periodo di riabilitazione è ancora di tre settimane e non di due come in Trentino e che quindi i medici che effettuano gli interventi in strutture extraprovinciali, pur riconoscendo la qualità delle nostre cure riabilitative, avvertirebbero i pazienti che - se scegliessero strutture trentine per la riabilitazione - il loro rientro in abitazione avverrebbe una settimana prima rispetto ai tempi previsti negli altri centri. Inoltre in queste ultime settimane ci sarebbe stato un minor arrivo anche di pazienti dagli ospedali trentini. «Nulla di preordinato», secondo l’assessorato. «Un semplice calo dettato al periodo estivo che presto sarà recuperato».

Analizzando i i budget stanziati dalla Provincia è evidente che gli 800 mila euro per l’Eremo e i 500 per S. Pancrazio costituiscono una fetta importante del totale. Nel 2015 la cifra stanziata per pazienti provinciali per l’Eremo era stata di 6.225.000 mila euro e l’intero importo era per per pazienti che transitavano direttamente dalle strutture dell’Azienda all’Eremo per la riabilitazione. Nel 2017 la cifra complessiva è di 6 milioni e mezzo, compresi però gli 800 mila euro vincolati al recupero dei pazienti trentini che si operano fuori e che si dovrebbe attirare in Provincia almeno per la riabilitazione. Per quanto riguarda S. Pancrazio il budget stanziato per il 2015 era stato di 4.180.000 mentre nel 2017 la cifra è di 4.355.000 euro comprensiva dei 500.000 per i trentini operati fuori.

Ma quanti sono i pazienti ogni anno accedono alle cure riabilitative e quali sono i costi?

Dalla tabella emerge che il costo di Villa Rosa risulterebbe notevolmente superiore agli altri centri, sia della struttura pubblica di Rovereto che delle due private.

In realtà nella lettura va tenuto conto che le attività di neuroriabilitazone a Rovereto e circa il 60% dell’attività erogata a Villa Rosa ricadono nell’alta specializzazione mentre le attività erogate dalle strutture riabilitative private arcensi effettuano riabilitazione intensiva, quindi attività diversa. Secondo aspetto è che le tariffe provinciali e nazionali di riabilitazione si differenziano a seconda della diversità di fabbisogno assistenziale  riabilitativi per cui, ad esempio, un ricovero di riabilitazione intensiva neuromotoria con una degenza media di 15 giorni vale 4.090 euro mentre un ricovero di riabilitazione intensiva motoria per lo stesso periodo di degenza ne vale 3.765.

Infine l’attuale definizione dell’assetto delle unità operative pubbliche riabilitative è in fase di completamento dopo la recente delibera provinciale sugli standard e questo fa si che oggi sia per Villa Rosa che per Rovereto non ci sia una puntuale allocazione dei costi divisi per attività di alta complessità di cura e non.
Di certo tra i malumori e le preoccupazioni esplose nelle ultime settimane ha pesato anche la mancanza di comunicazione della Provincia che sia nella stesura della delibera di luglio sui livelli di assistenza che sul fronte della riorganizzazione della rete riabilitativa. Il risultato è stato l’alzata di scudi da parte di tutti.

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