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Botte e minacce alla moglie

davanti al figlio: condannato

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Quasi dieci anni di violenze e soprusi, vittima di percosse, minacce e umiliazioni, che nemmeno la presenza di un bambino in tenera età avevano arginato.

È una storia drammatica e dolorosa quella al centro di un procedimento per maltrattamenti in famiglia finita in tribunale.

L’imputato - un uomo di 37 anni - è stato condannato a 2 anni e 1 mese di reclusione. Dovrà inoltre risarcire la vittima - la moglie che si è costituita parte civile - con 5000 euro, oltre a pagare le spese di costituzione.

I fatti definiti in Tribunale a Trento restituiscono una storia che, purtroppo, non è nuova: un marito violento, un rapporto malato, segnato da una gelosia ossessiva, dalle percosse e dalle minacce.

Due, in particolare, gli episodi di cui doveva rispondere l’imputato, che è già stato colpito da un provvedimento cautelare di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla moglie. In un caso, successo a giugno 2015, l’uomo avrebbe afferrato la donna per la gola, colpendola più volte con una cinghia e causandole degli ematomi. Percosse che, il giorno seguente, sono state seguite da altre minacce: «La prossima volta ti copro di sangue».

In novembre l’ennesima aggressione: un pugno alla testa e un telefono distrutto.

Ma questi non sarebbero che alcuni degli episodi più gravi denunciati dalla vittima, che avrebbe convissuto con la violenza e le umiliazioni per quasi dieci anni, visto che la condotta manesca e aggressiva dell’uomo continuava dal 2006.

A rendere, se possibile, ancora più dolorosa questa situazione, il fatto che i soprusi e i maltrattamenti quotidiani avvenissero davanti al figlioletto. Profondamente segnata da questa vita, con il costante timore per sé e per il bimbo, la donna era stata anche costretta ad andarsene.

Ora l’uomo è stato condannato.

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