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Prestiti alle famiglie

Allarme sui nuovi debiti

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Balzo dei prestiti alle famiglie trentine. Al 30 giugno, secondo i dati appena aggiornati dalla Banca d'Italia, i crediti bancari alle famiglie sfiorano i 6 miliardi di euro: sono pari a 5.984 milioni, +2,2% rispetto a un anno fa. Considerando i prestiti «vivi», quelli cioè che non sono in sofferenza, siamo a 5.710 milioni, 156 milioni in più del giugno 2016 con una crescita del 2,8%. Tirano i mutui per la casa, arrivati a 2.642 milioni con un aumento annuo del 5% pari a 127 milioni in più. Ma il vero boom è nel credito al consumo e nei prestiti personali, che toccano quota 563 milioni, 47 milioni in più in un anno con un incremento superiore al 9%.

Allo stesso tempo diminuiscono le sofferenze, cioè i debiti non pagati dalle famiglie. A giugno siamo a 274 milioni, in calo dell'8,7% rispetto al giugno 2016 quando superavano i 300 milioni (il picco assoluto si è avuto ad agosto 2016 con 303 milioni). Questo indica che almeno una parte dei nuovi crediti è un segnale di ripresa economica. Un'altra parte però, denuncia il Centro Ricerca e Tutela Consumatori e Utenti (Crtcu), è costituita da finanziamenti per pagare altri debiti, con un aumento del sovraindebitamento perfino tra i pensionati.

Del resto, il numero di famiglie con prestiti in sofferenza non cala: a marzo, ultimo dato disponibile, erano 3.845, il livello più elevato mai raggiunto nelle serie storiche di Bankitalia, in crescita sia sul trimestre precedente che su dodici mesi prima. E ora entrano in campo per il recupero crediti non solo le tradizionali società che «stremano la gente anche con metodi non idonei», dice il direttore del Centro Tutela Consumatori Carlo Biasior , ma anche finanziarie che hanno acquistato crediti deteriorati dalle banche e che ora vanno al recupero facendo scattare le azioni legali.

«Abbiamo ormai diversi casi di azioni di recupero che fanno capo a Banca Ifis - spiega Biasior - uno degli istituti che in questi anni ha acquistato crediti problematici sia da banche che da finanziarie del credito al consumo. In questo caso entrano in campo gli avvocati e partono i precetti e i pignoramenti. Una delle situazioni più difficili è quella della cessione del quinto dello stipendio o della pensione». Anche i pensionati fanno debiti? «Sì, in genere per avere liquidità. Ormai cominciano ad esserci pensioni basse o insufficienti».

«I prestiti contro cessione del quinto - prosegue Biasior - li danno più facilmente perché c'è la garanzia del pagamento attraverso il datore di lavoro o, nel caso della pensione, attraverso l'Inps. Ci sono clausole particolarmente favorevoli al creditore, come il fatto che può rivalersi sull'intero Tfr, il trattamento di fine rapporto. Così gli avvocati di Banca Ifis e di altre istituzioni del genere ottengono provvedimenti che aggrediscono il secondo quinto dello stipendio o della pensione. Ma in molti casi dobbiamo intervenire per difendere il minimo vitale impignorabile della pensione, che è di 672 euro».

«Il fenomeno più preoccupante - sottolinea Biasior - sono i finanziamenti per pagare altri debiti, la cessione del quinto per pagare il mutuo su cui ci sono azioni giudiziarie. Ci troviamo di fronte a molti casi di sovraindebitamento e siamo ancora abbastanza lontani da una tutela reale della famiglia indebitata. Con le finanziarie non si riesce a negoziare per modificare le rate e consentire un rientro. La cessione del quinto, come ha detto la Banca d'Italia, andrebbe normata in maniera diversa». «Inoltre, in caso di estinzione anticipata occorre fare attenzione a non pagare costi non dovuti. Ci sono poi i finanziamenti venduti nei negozi, come nel caso dell'acquisto di beni più costosi come automobili, cucine, mobilio - aggiunge Biasior - Capita che venga stipulato un acquisto a rate e che poi la richiesta di finanziamento venga respinta dalla società che eroga il credito: a quel punto occorre pagare il contratto in altri modi perché manca una clausola di scioglimento automatico».

I casi di sovraindebitamento - «numerosi» puntualizza Biasior - che si presentano al Centro Consumatori aiutano a spiegare non solo perché il credito al consumo stia crescendo più dei mutui casa, ma anche la sua composizione. Secondo la banca dati Crif, nel primo semestre di quest'anno in Trentino i prestiti personali sono aumentati del 7,6% con un importo medio di 12 mila euro, mentre i prestiti finalizzati all'acquisto di beni si fermano al +2,4% con un importo medio di poco più di 6.500 euro.

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