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Pat: dipendenti più anziani e più malati

2016, in media di 22 giorni di assenza

I più assidui: ricercatori e dirigenti

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Il blocco delle assunzioni eleva l’età media dei dipendenti provinciali a quota 50 anni. Tra il 2015 e il 2016 il numero dei lavoratori che fanno capo a Piazza Dante ha subìto una contrazione dell’1,4%, pari a 130 unità. Secondo Provincia e sindacati, una conseguenza dell’inevitabile invecchiamento conseguente all’aumento dell’età pensionabile è un (leggero) incremento delle assenze per malattia, anche a causa di una maggiore incidenza delle patologie più gravi.

La media annua dei giorni di assenza per ogni dipendente provinciale e della scuola - ovvero 9.310 persone - lo scorso anno è stata di 10,63 giorni. Sommando questa cifra alle assenze diverse dalle ferie (permessi vari, in particolare per assistenza ai familiari grazie alla legge 104) pari a una media di 11,91 giorni, si arriva a quota 22 giorni e mezzo.

«Si tratta di un dato in linea con la media nazionale» osserva il dirigente del Dipartimento organizzazione personale e affari generali.

Le differenze non mancano se si osservano più nel dettaglio quali sono le categorie meno presenti sul lavoro. Il record di assiduità nel 2016 va ai ricercatori (2,93 giorni di assenza per malattia e 3,73 giorni di permesso), seguiti dai 91 dirigenti che tra l’altro in un anno sono calati del 12% (6,18 giorni totali). I più assenti in assoluto sono stati invece i 123 operai e addetti al servizio ausiliario (nella tabella rientrano nella voce «autonomie locali»), con una media di oltre 34 giorni l’anno di assenza, di cui quasi 22 per malattia e 12 e mezzo di permesso. I dipendenti dei vari Servizi, che formano la categoria «autonomie locali», mediamente mancano dal posto di lavoro circa un giorno all’anno in più della media provinciale, in particolare per via delle assenze diverse dalla malattia.

Il personale della scuola - ossia i 2.696 bidelli e tecnici di laboratorio ai quali si aggiunge il personale amministrativo - lo scorso anno si sono assentati dal lavoro per 25 giorni e mezzo (di cui 14,34 per malattia). Rimanendo sempre nel campo della pubblica istruzione, gli insegnanti ed i coordinatori pedagogici delle scuole per l’infanzia si ammalano più dei professori che insegnano nelle scuole professionali (5 giorni e mezzo per questi ultimi, contro gli 8 giorni dei primi), ma gli insegnanti della formazione professionale detengono il record di assenze diverse dalle ferie: oltre 20 giorni di permesso goduti, mentre i maestri d’asilo mancano dal lavoro per 12 giorni all’anno.

Tra i più presenti sul posto di lavoro spiccano i 182 vigili del fuoco permanenti (5 giorni e mezzo di malattia e 5 giorni di permesso), i 176 agenti forestali (11 giorni e mezzo totali) che risultano assenti quanto i 7 giornalisti che formano l’Ufficio stampa di Piazza Dante. Infine, i 228 direttori - ossia i capiufficio - sono stati assenti per 13 giorni e mezzo dal posto di lavoro per malattia e motivi diversi dalle ferie.


 

VALENTINOTI (FENALT): «ORARI FLESSIBILI»

Sono stati 131 più dell’anno prima, i giorni di malattia che hanno comportato l’assenza dal posto di lavoro per i 9.310 lavoratori di Piazza Dante. L’aumento nel 2016 ha portato a un totale di 98.959 le giornate in cui i dipendenti della Provincia non hanno potuto svolgere le loro mansioni. «È chiaro che i lavoratori stanno diventando sempre più vecchi e di conseguenza si ammalano di più» osservano i segretari della Fenalt e Cgil funzione pubblica, rispettivamente Maurizio Valentinotti e Giampaolo Mastrogiuseppe. Secondo quest’ultimo, sarebbero tra l’altro in crescita le assenze per malattie particolarmente gravi che richiedono assenze per lunghi periodi.

Valentinotti indica peraltro l’età media dei dipendenti provinciali in costante aumento (oggi è pari a 50 anni) come un fattore di rischio: «Per questo motivo è tempo di elaborare un contratto che renda compatibili le mansioni sul posto di lavoro con l’età dei dipendenti. Pensiamo ad esempio a chi opera sotto le intemperie e chi deve sopportare elevati livelli di stress».

Tra le novità da introdurre, secondo il segretario Fenalt c’è la maggiore flessibilità dell’orario di lavoro e l’introduzione di tempi di recupero per determinate categorie professionali. «Sarà anche necessario effettuare un’analisi delle mansioni, affinché i carichi di lavoro più pesanti non ricadano su persone troppo anziane dato che in molti andranno in pensione quasi a 70 anni. Tra dieci anni l’età media nell’ente pubblico raggiungerà quota 55 anni, per questo dobbiamo muoverci in anticipo».
Maurizio Valentinotti pensa ad un «contratto del Terzo Millennio dopo la riforma Fornero» sul modello delle regole in vigore nei Paesi del Nord Europa, dove grande attenzione viene posta sulla qualità del luogo di lavoro: «Si tratta di una sfida per la quale la contrattazione è già stata avviata. Una sfida che segue l’aggiornamento del contratto economico dopo ben sette anni di blocco».

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