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Identificato l'orso che ha morso

una persona a Terlago: è KJ2

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La Provincia ha confermato poco fa l'identità dell'orso che ha morso una persona a Terlago: si tratta in effetti di KJ2, la femmina sulla quale fin da subito sono caduti i sospetti dei forestali.
Nell'annunciarne l'avvenuta identificazione, la Provincia ribadisce anche l'ordinanza di cattura dell'orso in questione respingendo dunque l'appello delle associazioni animaliste, da ultimo quello dell'Enpa che si richiamava alla ricostruzione dei fatti presentata dagli esperti provinciali secondo la quale l'uomo rimasto ferito avrebbe per primo colpito il plantigrado con un bastone.

Dunque è stata proprio Kj2, l’orsa già indicata come sospetta sin dai primi momenti, la protagonista di un incontro con un uomo rimasto ferito il 22 luglio a Terlago.

La passeggiata serale in un bosco del Trentino, in compagnia del cane, per un trentino di 69 anni era finita in pronto soccorso al Santa Chiara di Trento, dov’è rimasto per una settimana.
Le analisi sui campioni biologici raccolti sul posto oggi hanno dato il risultato per identificare il dna dell’esemplare in questione. Il laboratorio del centro di ricerca trentino Fondazione Mach di San Michele all’Adige ha decretato che il dna è riferibile a Kj2. Un dna già noto, perchè la stessa orsa era stata protagonista di un altro episodio di incontro con un uomo a Cadine, nel 2015, quindi catturata e radiocollarata, anche se il collare sembra averlo perso da un pò di tempo. La prova del dna dunque, secondo gli esperti della Provincia di Trento, «conferma la particolare criticità comportamentale di cui l’esemplare si è reso protagonista in passato».

L’amministrazione provinciale ricorda in proposito l’episodio di Cadine, «dove le gravi ferite riportate da un escursionista avevano motivato l’adozione di un’ordinanza per l’animale responsabile dell’aggressione. Ordinanza ancora in vigore e rafforzata dalle recenti analisi di laboratorio, che rendono coerente anche il secondo provvedimento - la recente ordinanza dopo l’episodio di Terlago - adottato in linea con il primo dispositivo di pubblica sicurezza».
Chi sta dalla parte dei plantigradi comunque torna all’attacco proprio oggi. «C’è un vero colpo di scena. Secondo quanto riferito ieri a Radio 3 Scienza da Claudio Groff, responsabile settore grandi carnivori, servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento, sarebbe stato il pensionato ad aggredire per primo l’animale e non viceversa» afferma l’Ente nazionale protezione animali (Enpa). «Groff, citando la testimonianza resagli dallo stesso ferito - prosegue l’Enpa - chiarisce infatti che l’idraulico settantenne di Cadine ha attaccato l’orso a colpi di bastone, perchè terrorizzato dalla comparsa improvvisa del plantigrado».

Da qui la richiesta della presidente nazionale dell’associazione, Carla Rocchi, di fermare «un’inaccettabile caccia all’orso». «Proprio il piccolo danno che gli ha fatto - sottolinea inoltre l’Aidaa a proposito delle ferite inferte all’uomo - è la dimostrazione che l’orsa non aveva intenzione di attaccarlo e che al massimo probabilmente si è solo difesa da un’aggressione del pensionato ,che spaventato potrebbe averle brandito contro un bastone, o più semplicemente che avrebbe voluto scattare una fotografia». Concludendo con le parole del presidente nazionale, Lorenzo Croce: «Se devo farmi un augurio spero che Kj2 non venga catturata o almeno non venga catturata troppo presto».

In trappola intanto, con le quattro posizionate nella zona dell’aggressione dopo l’ordinanza emessa dal governatore, Ugo Rossi, nella notte è finita una seconda orsa dopo quella della notte tra il 27 e 28 luglio. Entrambe sono state radiocollarate e liberate.


 

«Poco fa - scrive la Provincia - dai laboratori della Fondazione Mach di San Michele all'Adige sono giunti gli esiti delle analisi condotte sui campioni prelevati in occasione dell'ultimo attacco nei confronti di un uomo, nella zona di Terlago: la genetica indica che il DNA è riferibile a KJ2, elemento che secondo gli esperti della Provincia conferma la particolare criticità comportamentale di cui l'esemplare si è reso protagonista in passato.

Si ricorda in particolare l'episodio di Cadine dove le gravi ferite riportate da un escursionista avevano motivato l'adozione di un'ordinanza a carico dell'animale responsabile dell'aggressione.

Ordinanza peraltro ancora in vigore e rafforzata dalle recenti analisi di laboratorio, che rendono coerente anche il secondo provvedimento adottato in linea con il primo dispositivo di pubblica sicurezza.

Continua nel frattempo il monitoraggio intensivo del territorio da parte dei forestali che, come noto, hanno collocato alcune trappole per la cattura dell'animale, passaggio obbligato per l'identificazione certa dell'esemplare che risulta sprovvisto di radiocollare.

In una di queste trappole la notte scorsa è finito un esemplare femmina, adulta, del peso di circa 107 chilogrammi e in buone condizioni di salute. L'orsa è stata sedata e marcata con marche auricolari e radiocollare GPS-VHF. Su di essa sono stati eseguiti i prelievi necessari all'analisi del DNA. Le analisi saranno pronte tra qualche giorno. Quindi, al suo risveglio, è stata rilasciata».

Frattanto, continuano le azioni di protesta da parte di organizzazioni animaliste: Centopercentoanimalisti - che rinnova l'invito a boicottare il Trentino - ha diffuso una nota con annesse fotografie che mostrano il risultato di un blitz notturno per l'affissione di locandine nella zona di Lavarone.

«Come promesso, Centopercentoanimalisti ha ripreso la campagna di boicottaggio del Trentino, lotta che prosegue ininterrottamente dall’uccisione della povera Daniza.

Il nostro Movimento è stato l’unico che non ha mai dimenticato ed ha usato qualsiasi pretesto, sportivo e non, per ricordare la vergogna della provincia Trentina.

Nella notte tra il 31 luglio e il 1 agosto, Militanti di Centopercentoanimalisti hanno iniziato a tappezzare con locandine adesive, una delle zone turistiche nel Sud Est del Trentino, in particolare Lavarone.

Il messaggio della locandina è chiaro. Non sono esclusi in futuro blitz diurni direttamente nelle strutture che ospitano i turisti, alberghi, ristoranti e quant’altro, la vergogna Trentina non deve essere dimenticata, non deve essere censurata. I politici responsabili colpevoli di tutto questo devono dimettersi, ed è ancora troppo poco.

Il boicottaggio contro il Trentino deve continuare. Chi ha fornito il pretesto per il compimento di questi crimini legalizzati deve continuare a sentire il disprezzo e la disapprovazione di tutti coloro che hanno coscienza e sensibilità».

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