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Fisica, a Chiara Stringari

un premio internazionale

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Da Trento a Bologna, poi da Parigi a Firenze, infine dalla California a Parigi. Non si tratta di un giro turistico estivo, ma del percorso di studi e di lavoro di una giovane ricercatrice trentina. Un «cervello in fuga» usando la definizione tanto amata da giornalisti e politici e spesso altrettanto odiata da chi, in effetti, lo è.

Come Chiara Stringari, classe 1980, di Trento, una fisica specializzata in biofotonica e biofisica: «Questa etichetta non mi piace: in fin dei conti per me questo è stato ed è un semplice percorso, una cosa naturale se si sceglie questo tipo di lavoro. Non sto scappando da nulla, non sono in fuga».

Ma procediamo con ordine. Anzi, al contrario, ovvero dalla fine, dalle ultimissime notizie che la riguardano. Nelle scorse settimane la ricercatrice ha ricevuto un prestigioso premio internazionale dallo Human Frontier Science Program (HSFP): nel concreto 750 mila dollari per un periodo di tre anni per sviluppare tecniche di microscopia a fluorescenza per studiare il differenziamento delle cellule staminali.
La partecipazione al concorso è iniziata più di anno fa: la domanda, poi la selezione, poi la vittoria. Più di mille progetti presentati, provenienti da tutto il mondo, e trenta vincitori.

«I requisiti fondamentali erano due: il progetto doveva essere interdisciplinare e intercontinentale: così l’ho realizzato in collaborazione con una collega che lavora in Messico, una biologa, conosciuta durante gli anni in California. L’idea verte sullo sviluppo di tecniche di microscopia, grazie alle quali sarà possibile studiare le cellule staminali e capire meglio i meccanismi di come il metabolismo influenza l’espressione dei geni».
Il valore del premio è di 750 mila dollari e avrà durata triennale. Ma attenzione, la cifra non è il bonifico che riceverà la ricercatrice trentina sul proprio conto corrente.
«No, anzi. Il finanziamento servirà per pagare le persone che lavoreranno alla ricerca: avremo poco più di centomila dollari all’anno con i quali assumeremo del personale, dei post doc e degli studenti, oltre a comprare i materiali necessari».
Per Chiara Stringari, che pure ha già pubblicato molto su varie riviste scientifiche e vinto alcune borse di studio, si tratta probabilmente del riconoscimento più grande per una carriera iniziata ormail parecchi anni fa.

Prima la maturità al liceo scientifico Galilei, la laurea in Fisica a Bologna, con un anno all’estero a Parigi, poi il dottorato in biofisica tra l’Università di Trento e il Lens (European Laboratory for Non-linear Spectroscopy) di Firenze. Nel 2009 inizia l’esperienza negli Stati Uniti: quattro anni e mezzo all’Università della California Irvine (Uci), con un contratto di post doc occupandosi di fluorescenza e microscopia.
«Un’esperienza importante, personale e professionale, il primo passaggio per acquisire una certa indipendenza lavorativa. Poi il campus era molto bello e la California altrettanto. La lingua? Beh, già all’università tanti libri erano in inglese e poi a Firenze l’ambiente era molto internazionale, quindi non è stato un problema».

A fine 2013 il rientro in Europa con una borsa vinta e l’inizio dell’esperienza parigina, sempre occupandosi di microscopia e di ottica. Una passione, quella per la fisica, nata in famiglia.
«Mio papà Sandro insegna fisica teorica a Povo, quindi di scienze a casa si è sempre parlato. Però mia mamma è prof di letteratura e storia e mia sorella lavora in un ambito completamente diverso, quindi non è proprio una cosa di famiglia».

La Francia, Parigi: non può non venire in mente la situazione di allarme degli ultimi anni.

«Io in Francia mi trovo molto bene, poi italiani e francesi sono un po’ cugini. Certo i recenti attentati hanno fatto aumentare i controlli e bisogna rispettare molte più regole, c’è meno libertà e lo Stato ha più ingerenza nella vita dei cittadini. Dopo Nizza sono state annullate tante manifestazioni e negli attentati a Parigi sono stati coinvolti direttamente amici di amici, però ritengo non si debba fare il gioco dei terroristi, non bisogna avere paura perché quello è il loro obiettivo».

Un ritorno a Trento o in Italia per ora non è una priorità. «Dove mi vedo tra dieci anni? Dieci anni sono tanti, non saprei: tra Francia e Italia andrebbe benissimo. Ora ho una posizione a tempo indeterminato qui a Parigi come ricercatrice e ho una certa stabilità. Per costruirsi una carriera scientifica bisogna essere inizialmente disposti a muoversi molto, ma adesso posso dire di aver superato quella fase. Il mondo della ricerca non è facile: una volta gli Stati Uniti erano il punto di riferimento, ma sono calate le risorse anche lì, e ora con Trump la situazione rischia di diventare drammatica, si parla di taglia del 20% al Nih, il National Institute of Health. In Italia se ci fossero opportunità lavorative stabili e condizioni migliori molte persone tornerebbero e altrettante, dall’estero, arriverebbero».

Nel frattempo, quindi, tra tagli e cali di risorse a livello mondiale, non resta che vincere concorsi internazionali e mettere il proprio sapere a disposizione di chi lo vuole e di chi è disposto a investire delle risorse per averlo. E Chiara Stringari rappresenta una fonte di sapere da non perdere.

Per la Francia, purtroppo.

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