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Niente pioggia e gran caldo

Trentino, quest'anno più 1,4°

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Il rischio siccità aleggia sul Trentino. Dopo un inverno avarissimo di neve - con una serie di 47 giorni asciutti consecutivi fra il 26 novembre e il 12 gennaio - la primavera non ha portato l’atteso cambio di passo meteorologico. Ce ne parlano i nostri Giacomo Poletti e Angelo Conte.

Mancano all’appello infatti giorni e millimetri di pioggia. Un deficit iniziato lo scorso settembre: da allora ben 7 mesi su 9 sono risultati più secchi della norma, alcuni pesantemente come lo «storico» dicembre 2016, senza fiocchi né gocce dal cielo.

Le stazioni di Meteotrentino ci aiutano a tracciare il quadro. A Trento (alle Laste) il trentennio di riferimento 1981-2010 vedrebbe, dal 1° gennaio al 1° giugno, la caduta di 302 millimetri. Il totale di quest’anno è invece fermo a 257 mm (o litri per metro quadro).

Solo Giudicarie, Alto Garda, Lagarina e Valsugana hanno raggiunto i 300 mm da Capodanno, mentre da Trento verso nord la forbice è fra i 200 e i 300 mm. Carenze, numeri alla mano, che non parrebbero così pesanti.

Ma c’è da considerare il caldo, che aumenta l’evaporazione e la richiesta di acqua delle piante. I report di Meteotrentino del 2017 sono infatti impietosi. Dopo un gennaio freddo (-0,4° dalle medie) a febbraio è iniziata l’escalation calda, con +2,6° di anomalia, seguito da un marzo rovente (+3,0° di scostamento).

Persino aprile, nonostante le gelate attorno al 20 del mese, ha chiuso sopramedia nel capoluogo (+0,7°) così come maggio (+1,0°). Sintomi di un cambiamento climatico già chiaro nei dati. Il 2017 viaggia nel complesso a +1.4° dalle medie.

Ma insomma il Trentino, più caldo e secco, è diventato forse una «nuova» Toscana? Gli esperti lo ripetono, gli effetti del riscaldamento globale possono anche essere sintetizzati così: è come se le località, rispetto a trent’anni fa, si fossero virtualmente spostate verso sud o fossero calate di quota. Gli appassionati regionali sul forum Meteotrentinoaltoadige sono preoccupati: «da mesi l’anticiclone africano sta sul Mediterraneo e le Alpi, deviando le perturbazioni atlantiche».

Nel mondo scientifico si discute proprio se una maggiore stazionarietà sia un effetto del riscaldamento globale. Le previsioni meteo intanto non lasciano spazio a grandi svolte.

Dopo i temporali sparsi di ieri (ben presa solo la Rotaliana e Rovereto) Meteotrentino conferma: «fine settimana molto soleggiato». Provando a spingersi a 6/7 giorni, il modello inglese Ecmwf vede sempre l’alta pressione africana dominare sul Nord Italia. Farà caldo anche la prossima settimana, per capirci. Basso il rischio di temporali, a questo punto l’unica àncora di salvezza per alleviare, almeno localmente, la mancanza di acqua.


 ALLARME SICCITÀ

I tecnici dell'Autorità di bacino dell'Adige si stanno preparando alla possibile emergenza idrica legata alle alte temperature di questo fine primavera e alla poca neve caduta in inverno, che si sta ormai esaurendo. A questo si sono aggiunte le scarse precipitazioni delle ultime settimane e le pioogge cadute su tutte le aree del bacino idrografico dell'Adige con il contagocce dall'inizio dell'anno. Domani è in programma a Trento una riunione dell'Osservatorio voluto dal ministero e che vede assieme i rappresentanti delle due Province di Trento e Bolzano (come Fabio Berlanda alla guida dell'Aprie trentina), del Veneto e esponenti del comparto idroelettrico, dell'agricoltura e dell'Anbi, l'associazione nazionale dei bacini idrografici.

Se entro due settimane non ci saranno almeno tre giornate di pioggia continua, la situazione diventerà critica sia per l'agricoltura sia per alcuni centri abitati, tenendo presente che i bisogni della popolazione vengono sempre prima di quelli dell'agricoltura

A Trento la portata dell'Adige rilevata al ponte di San Lorenzo è pari a circa 200 metricubi al secondo, ma spiegano dall'Anbi del Veneto, è in calo rispetto alle ultime settimane e soprattutto il fiume è in grossa sofferenza nell'area padovana, dove ad esempio, a Boara Pisani, nel punto di rilevazione, si è sotto il livello di guardia oltre il quale parte la risalita dell'acqua salina dal mare con danni per gli acquedotti e i sistemi di irrigazione agricola. «Le nostre proposte - afferma Gabriele Pasetti dell'Anbi Veneto - riguardano la razionalizzazione dei sistemi di irrigazione agricola per evitare sprechi, una barriera contro la salinizzazione del fiume da usare anche nei casi di siccità e l'aumento dei rilasci, privilegiando quanto dice la legge, ovvero che l'acqua va usata prima per gli usi civili, poi agricoli e solo alla fine economici». Insomma, una richiesta che arriva dal Veneto, ai produttori trentini e altoatesini di energia idroelettrica di aumentare l'acqua rilasciata per portare la portata dell'Adige nelle zone venete più in difficoltà ad alzarsi per portare via il sale che è risalito lungo il corso del fiume.

Gli interessi dei settori economici e delle diverse province saranno messe sotto la lente nel vertice di domani dell'Osservatorio sul bacino idrografico dell'Adige. A coordinare il Distretto idrografico è Francesco Baruffi che spiega come le preoccupazioni del settore agricolo (vedi articolo nella pagina a fianco) siano fondate. Secondo Coldiretti del Trentino, guidata da Gabriele Calliari, «se entro due settimane non ci saranno almeno tre giornate di pioggia continua, la situazione diventerà critica sia per l'agricoltura sia per alcuni centri abitati, tenendo presente che i bisogni della popolazione vengono sempre prima di quelli dell'agricoltura».

«La prospettiva presentata è corretta - spiega Baruffi - La crisi idrica oggi non c'è, ma è vero che se la situazione continuerà in questo modo, allora i presupposti per arrivarci ci sono tutti. Proprio per questo ci troveremo con i membri dell'Osservatorio per poter verificare le misure da mettere in campo prima che arrivi la crisi idrica».

Il problema, spiegano dall'Autorità di bacino dell'Adige, riguarda il fatto che le alte temperature registrate in queste settimane hanno accelerato lo scioglimento della neve e aumentato le necessità idriche dei territori interessati. E senza piogge in arrivo la situazione è destinata a richiedere delle misure per ridurre l'uso di acqua, anche se ancora non sono state definite nel dettaglio. Ma si può pensare a ordinanze per ridurre il consumo di acqua da parte dei cittadini, come interventi sulle centrali idroelettriche per ridurre l'uso delle risorse idriche. L'obiettivo, spiegano dall'Autorità di bacino, è arrivare ad avere acqua a sufficienza di riserva per affrontare una eventuale crisi idrica.

 

 

 

 

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