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Scandalo tangenti

Indagato Crocetta

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È un terremoto politico-giudiziario quello che sta scuotendo Trapani, e la Sicilia, dove è stato arrestato per corruzione il candidato sindaco alle amministrative dell’11 giugno: Girolamo Fazio, deputato regionale ed ex Pdl, è finito ai domiciliari con l’accusa di corruzione in una inchiesta della Procura di Palermo che ha portato in carcere Ettore Morace, l’armatore della Liberty lines che l’anno scorso con la Sns rilevò la Siremar, ex Tirrenia.

Ieri il senatore Antonino D’Alì, un tempo sodale politico di Fazio e anche lui candidato sindaco per Forza Italia, aveva sospeso la campagna elettorale dopo avere ricevuto, tre ore dopo la chiusura dei termini per la presentazione delle liste, la notifica con cui la Dda di Palermo chiede il soggiorno obbligato (udienza a luglio) ritenendolo «socialmente pericoloso».

Ma l’inchiesta della Procura, che coinvolge Fazio, arriva fino ai piani alti della Regione siciliana: per concorso in corruzione è indagato pure il governatore Rosario Crocetta.

Secondo un’informativa dei carabinieri che si basa su alcune intercettazioni, Crocetta sarebbe stato in barca con Morace che gli avrebbe pagato una vacanza a Filicudi dopo l’accordo tra la Regione e la compagnia marittima sui collegamenti con le isole minori.

Circostanza che il governatore smentisce. «Sono molto sereno, se riceverò l’avviso a comparire sarò lieto di fornire notizie utili ai magistrati». Il M5s però va all’attacco: «Crocetta farebbe bene a dimettersi». E anche il deputato di Sinistra Italiana Erasmo Palazzotto dice: «C’è una questione morale gigantesca in Sicilia che investe la natura del governo regionale siciliano nel suo rapporto perverso con una parte del sistema imprenditoriale dell’Isola. Mi auguro che tutti gli esponenti del governo regionale e nazionale coinvolti in questa inchiesta rassegnino le proprie dimissioni a partire dal Presidente Crocetta e dalla sottosegretaria Vicari».

Una grana per il governatore che ha già annunciato di volersi ricandidare alle regionali del prossimo novembre e che però ha contro un pezzo del Pd, il suo partito, soprattutto i renziani del sottosegretario Davide Faraone, che pressano per le primarie.

I riflettori in questo momento però rimangono puntati su Trapani, il secondo capoluogo al voto insieme a Palermo nella tornata di giugno. In città c’è sgomento. D’Alì e Fazio erano considerati i candidati più forti, si pensava già a un ballottaggio tra i due, un tempo legatissimi e ora su fronti opposti.

A questo punto la partita è più che aperta, col candidato del Pd, Piero Savona, pronto ad approfittarne. D’Alì sta discutendo con Berlusconi per capire come muoversi: pare escluso un suo ritiro, perché se fosse così decadrebbero le otto liste che lo sostengono. Stesso ragionamento per Fazio, la cui posizione però è ancora più grave, trovandosi ai domiciliari con un accusa pesantissima e una campagna elettorale interrotta di botto. In ballo ci sono circa 320 candidati nelle undici liste dei due politici, aspiranti consiglieri storditi dal terremoto politico-giudiziario.

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