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Infanticidio alle Albere, la psicologa

«Non solo una questione di soldi»

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Dove può arrivare la mente umana? Come fa un padre ad arrivare a tanto? Perché tutto questo dolore?

Perchè non farla finita lasciando vivi i suoi bambini anziché infierire contro di loro?

Nella mente e nei cuori della gente di tutt'Italia, dopo il terribile infanticidio di Trento, queste erano le domande alle quali nessuno è stato però in grado di dare risposte certe.

I sentimenti che affiorano sono i più diversi, come le prese di posizione degli esperti che analizzano il tragico gesto di Gabriele Sorrentino, 43 anni, autore lunedì - prima di suicidarsi - dell'infanticidio di cui sono state vittime i figlioletti di 4 e 2 anni e mezzo.

«Al di là del tipo di diagnosi, prematura e inopportuna vista la scarsa conoscenza della persona, è lecito supporre che ciò che ha scatenato un gesto così brutale nei confronti della propria prole non possa essere inputabile ad un semplice disturbo della regolazione emotiva e comportementale», spiega la psicologa Sara Bellone. 

«Uccidere un figlio - aggiunge - può essere il frutto di momento di grande disperazione durante il quale il pensiero lucidamente delirante può per esempio portare a pensare che il figlio in questo modo possa essere protetto o sottratto ad accadimenti dolorosi perpetrati da altri. Il genitore può immaginare di non separarsi mai dal proprio figlio uccidendolo e uccidendosi proprio quando sente in qualche modo la minaccia che questo possa avvenire per mano di qualcunaltro o per tamponare un senso di grande inadeguatezza». Per la psicologa sarebbe ancora lungo l'elenco delle situazioni e delle variabili genitoriali.

«Ma in questo caso mi soffermo esclusivamente sulla modalità brutale con cui l'omicidio è avvenuto. A martellate. Due figli piccolissimi uccisi a martellate». La psicologa cerca quindi di dare una spiegazione alla modalità, terrificante, scelta dal papà.

«C'è premeditazione, desiderio di uccidere, distruggendo, ferendo, massacrando le vite e i corpi dei bambini. Non aggiungo altro se non per dire che il problema economico non regge. C'è sicuramente altro. C'è una disturbo profondo che un qualsiasi profiler identificherebbe molto bene. Di fondo c'è un malessere personale ben compensato come si dice, sotto una montagna di bugie e autoinganni che una volta crollati, hanno portato a questo gesto folle. Ho molte domande come psicoterapeuta che farei anche alla mamma dei bambini. Ma ora è il tempo del rispetto. Anche per l'altra sorella, salvata dal padre come una solitaria naufraga».

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