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Ex Carbochimica: bonifica

ancora da defiire: confronto

I terreni inquinati a Trento nord e le difficoltà della bonifica

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Si accende una nuova - piccola a dire il vero - speranza per la Provincia di recuperare una parte delle risorse necessarie per la bonifica passata e futura delle aree ex Carbochimica.

L'attività nel sito di Trento nord, iniziata con l'obiettivo della distillazione del catrame per lavori stradali ed impermeabilizzazioni, fu poi estesa, come spiega la stessa provincia autonoma, alla produzione di naftalina, di olii per l'impregnazione del legno, di pece per elettrodi ed infine anidride ftalica ed acido fumarico.

«Nel 1983, nella considerazione della impossibilità di depurazione delle acque di processo e nel contesto generale della crisi industriale del settore, che non permise all'impresa di sostenere ulteriori investimenti, lo stabilimento venne chiuso.
A metà degli anni Ottanta si intervenne nella demolizione delle strutture dello stabilimento, mediante confinamento in discarica delle strutture edilizie, conferimento fuori provincia dei residui catramosi e vendita dei residui combustibili e ferrosi», rcorda l'ente pubblico.

Ora la liquidatrice dell’azienda Chimiche trentine srl Marika Serra ha infatti inviato la richiesta di negoziazione assistita, ossia una procedura per poter trovare una transazione al di fuori e prima di una possibile causa in tribunale.

Alla richiesta arrivata dall’azienda dopo le domande di risarcimento partite dalla Provincia dal 2006 in poi la giunta ha deciso di aderire e di provare a mettere in campo un tavolo da cui potrebbero nascere novità rispetto a un piccolo risarcimento danni che, secondo la Provincia, sono stati causati dalle aziende che si sono succedute sull’area ex Carbochimica.

La cifra contabilizzata dalla Provincia nell’accordo siglato con le Chimiche trentine srl è molto elevata e supera i 77 milioni di euro. Si tratta dei risarcimenti equivalenti ai costi considerati necessari per bonificare l’area ex Carbochimica e le fosse demaniali per il passato e per il futuro.

Più in dettaglio, alla somma si arriva mettendo insieme, come citato nella convenzione di negoziazione assistita, «tutti i danni subiti e subendi in conseguenza dell’inquinamento dei siti industriali dismessi di Trento nord (ex Carbochimica) e delle fosse demaniali, asseritamente e approssimativamente quantificabili in 36 milioni 823.376,91 per l’area ex Carbochimica e in 40 milioni 283.638,13 euro per le fosse demaniali».

I 77 milioni di euro sono stati chiesti come risarcimento da versare alle stesse Chimiche Trentine srl a partire dal gennaio 2006. Ovviamente la richiesta di risarcimenti della Provincia non ha riguardato solamente le Chimiche Trentine srl in liquidazione. La quale è solo una delle aziende che si sono succedute sull’area «dagli inizi del 1900 sino ai primi anni ‘80 per quanto riguarda l’industria Carbochimica e dagli anni ‘30 sino al 1978 per l’industria Sloi».

La procedura di negoziazione assistita contempla la possibilità che si arrivi, entro 90 giorni, a un accordo, oppure le parti possono poi decidere, nel caso di una divergenza di posizioni, il periodo necessario per trovare un’intesa può essere prorogato. O di interrompere la negoziazione assistita e di procedere poi per vie giudiziarie.

In ogni caso, sembra difficile che dalle Chimiche Trentine srl possano arrivare molti soldi per risarcire i danni complessivamente considerate per le aree inquinate di Trento Nord.

In una precedente proposta erano stati offerti 15.000 euro «a saldo e stralcio, senza riconoscimento di responsabilità», e oggi il socio unico della srl è un’azienda fallita.

La Provincia, in ogni caso, insiste anche per confermare il principio che chi inquina paga già affermato in appello a Bologna con una sentenza che ha garantito l’insinuazione al passivo dell’ex Carbochimica da 18 milioni di euro di risarcimento. Per ora però dal fallimento non sono ancora giunte notizie su quanto la Provincia potrà ottenere.

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