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Perseguitata per anni

da una multa già pagata

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Inseguita per quasi cinque anni da una contravvenzione al Codice della strada mai commessa: l’automobilista aveva pagato la sanzione per eccesso di velocità e comunicato le generalità del conducente, ma ciò non l’ha messa al riparo da continue richieste da parte della Prefettura di Napoli, dove aveva avuto la sventura di essere sanzionata. Alla fine la donna per liberarsi dalla cartella esattoriale di Equitalia Nord ha dovuto ingaggiare un legale, l’avvocato Anita Mosna, e promuovere una causa civile. È solo così che la donna è riuscita a liberarsi da una  multa diventata una sorta di persecuzione kafkiana.

L’automobilista trentina veniva sanzionata dalla Polstrada il 3 giugno del 2012 mentre si trovava a Napoli a bordo della sua Ford Focus. Nel verbale, trasmesso il 19 luglio 2012, si contestava la violazione dell’articolo 142/8 del Codice della strada, eccesso di velocità. La donna, come richiesto dal Codice della strada, il 30 luglio 2012 comunicava  alla Prefettura di Napoli i dati del conducente del veicolo, cioè sé stessa. Ampiamente entro i termini previsti di 60 giorni, l’automobilista pagava la sanzione di 170,69 euro. Un bel salasso con cui credeva di aver messo la parola fine in calce a quella multa.

Solo nei mesi e anni successivi si accorse che si sbagliava. I 13 dicembre del 2012 riceveva una lettera  della Prefettura di Napoli in cui si contestava alla conducente un nuovo verbale, da 280,69 euro, per l’asserita mancata trasmissione dei dati relativi al conducente. Dati che in realtà erano stati inviati entro i termini.

Contattare la Prefettura di Napoli al telefono per chiarire l’equivoco si rivelava missione  impossibile. A questo punto la donna inviava una mail a cui, dopo alcuni giorni, veniva data risposta. Gli uffici chiedevano copia della documentazione per «espletare le opportune verifiche». Il 15 gennaio 2013 l’automobilista inviava tutte le ricevute con raccomandata a/r convinta, finalmente, di aver sbrogliato la matassa.
Ancora una volta si sbagliava. Lo scoprì, «con viva incredulità e rabbia» scriverà poi in sentenza il giudice Antonio Orpello, il 28 maggio del 2014 quando la donna ricevette al suo indirizzo di Trento una cartella di pagamento emessa da Equitalia Nord su incarico della Prefettura di Napoli per complessivi 753,02 euro relativi alle due sanzioni (una già pagata nel 2012 e l’altra non dovuta).

La stessa Equitalia Nord si rese conto del disguido consigliando all’automobilista di inviare - per la terza volta - con apposito modulo tutta la documentazione in suo possesso chiedendo la sospensione dell’attività di riscossione. Siamo arrivati così al 12 giugno 2014.
Non è finita: anche questa comunicazione non sortì risultati concreti. La Prefettura di Napoli non rispose. L’automobilista, che nel frattempo per liberarsi da questo incubo aveva  ingaggiato l’avvocato Mosna, il 17 ottobre del 2014 ricevette  un nuovo avviso di pagamento (da 790,41 euro) e  comunicazione di avvio delle procedure esecutive. Successive mail certificate con cui, per l’ennesima volta, si tentò di fare chiarezza non ottennero alcun risultato.

L’automobilista, attraverso l’avvocato Mosna per difendersi dovette promuovere una causa civile impugnando la cartella di Equitalia. Il giudice Orpello non è entrato neppure nel merito della vicenda: il legale dell’automobilista alla fine ha vinto la causa per un vizio di forma. La prefettura di Napoli è caduta  vittima della sua scarsa propensione a rispondere: la cartella esattoriale è stata infatti annullata perché, trascorso il termine di 220 giorni, l’ente creditore non ha risposto all’istanza di sospensione. Così, dopo quasi 5 anni e infiniti mal di testa, l’automobilista si è liberata della multa molesta.

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