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Assalto al furgone portavolori: il complice

indennizzato dall'Inail dopo il colpo

per l'«agitazione psicomotoria»

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Un ladro non è un lavoratore qualsiasi, se si sente male dopo che i complici hanno svaligiato un furgone portavalori non può chiedere all’Inail l’indennizzo per infortunio. La cosa potrebbe apparire scontata, eppure è proprio quanto è successo in seguito all’assalto al furgone portavalori fermato il 2 gennaio del 2013 a San Michele da una banda di malviventi - poi tutti arrestati e condannati - che fuggirono con un bottino di 313 mila euro.

A bordo del mezzo blindato del gruppo di vigilanza North East Services era rimasta solo una guardia giurata, Carmine Risi, 49 anni residente a Trento. L’uomo visse certo una giornata ad alta tensione. Ai carabinieri raccontò di aver vissuto attimi di paura quando i tre banditi a volto coperto gli mostrarono quello che sembrava un candelotto di dinamite.

In realtà era un falso, ma fu sufficiente a convincere la guardia giurata ad aprire il furgone. Risi raccontò di essere stato obbligato a seguire una Fiat Punto bianca con a bordo un complice fino ad un capannone. Lì nelle campagne, il vigilante, che disse di aver avuto una pistola puntata, venne trovato legato sul furgone. Il denaro invece era sparito.

Qualche mese dopo ci fu una svolta nelle indagini: i carabinieri arrestarono l’intera banda. La misura cautelare raggiunse anche la guardia giurata, che si scoprì essere stato un complice, una sorta di basista. Risi, difeso dall’avvocato Andrea de Bertolini, alla fine se la cavò patteggiando una condanna tutto sommato contenuta: 2 anni per furto, pena interamente scontata agli arresti domiciliari.

Caso chiuso? Sì, se non fosse per una curiosa appendice giudiziaria. Risi ora è finito a processo per truffa. La guardia giurata aveva dichiarato che quel 2 gennaio 2013 era stato vittima di un incidente sul lavoro. Dopo essersi trovato a tu per tu con i banditi riportava, stando al referto medico, «agitazione psicomotoria e cardiopalmo dopo coinvolgimento in una rapina».

Il dipendente rimase  assente dal lavoro dal 6 gennaio fino al 22 febbraio del 2013. Ma poiché in seguito si scoprì che era complice della banda e non vittima innocente, secondo la procura si configurava una truffa ai danni dell’Inail che aveva erogato un indennizzo di 2.020 euro.

La difesa forse avrebbe potuto argomentare che anche da complice, vista la caratura dei banditi, Risi rimase agitato e inabile al lavoro per settimane. Ma l’avvocato de Bertolini ha preferito percorrere una strada meno insidiosa: per Risi è stato chiesto l’affidamento in prova. L’imputato, dopo aver risarcito il danno, dovrebbe fare  il volontario per Trentino Solidale estinguendo così il reato.

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