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Panizza: «Serve una legge elettorale»

Dellai: «I governi non sono yogurt»

 

 

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«I governi non possono essere come gli yogurt, a scadenza. È il capo dello Stato che decide quali sono le condzioni» per il proseguimento o meno del governo. A dirlo è Lorenzo Dellai, ex presidente della Provincia di Trento, deputato, che ha partecipato alle consultazioni del presidente della Repubblica Mattarella, in rappresentanza del gruppo Democrazia solidale - Centro democratico.

Il nome del premier pro-tempre dovrebbe uscire dalla delegazione del Pd e intanto Dellai (ex Scelta Civica) ha detto che il suo gruppo è pronto a dare «sostegno, fiducia e disponibilità».

Sull’altro fronte l'opposizione, in primis i Cinque Stelle, chiedono di andare al voto il prima possibile, visto l’esito del referendum costituzionale: dopo tre premier non eletti (Monti, Letta e Renzi) - dicono i grillini - si deve andare alle urne.

Franco Panizza, senatore del Patt dice che serve «un Governo con un mandato che affronti le scadenze più importanti che interessano il Paese».

A seguito dell’incontro in Quirinale con il presidente Mattarella con la delegazione del Gruppo per le Autonomie, Panizza ha dichiarato: «Occorre innanzitutto una legge elettorale che garantisca la stabilità dando, a chiunque vinca le prossime elezioni, la possibilità di governare senza dover cercare accordi in Parlamento che non andrebbero a rispecchiare pienamente le indicazioni degli elettori.

Accanto a questa, vanno poi gestiti e affrontati di quei problemi che non consentono un vuoto istituzionale come il “terremoto Monte dei Paschi”, i vertici internazionali che si terranno in Italia e tutto quello che serve per garantire la stabilità economica del paese agli occhi dei mercati internazionali.

Insomma, un governo con lo scopo di mettere in sicurezza il Paese e fare in modo che le prossime elezioni siano in grado di dare vita a una maggioranza che sia pienamente in grado di governare».

Si tratta di capire ora quanto potrebbe durare questo nuovo governo, visto che le opposizioni chiedono a gran voce una data certa «dopo il chiaro esito del referendum costituzionale» che ha bocciato la riforma Boschi e portato alle dimissioni (annnunciate in caso di vittoria del No) di Matteo Renzi.

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