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Grisenti dovrà risarcire

Conto da 60mila euro

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L’ex presidente dell’A22 Silvano Grisenti dovrà mettere mano al portafoglio e pagare 60 mila euro in favore dei tre soci trentini dell’Autobrennero: Comune di Trento, Provincia e Regione. Meno dei 101.896,50 mila chiesti dal procuratore regionale della Corte dei conti, ma comunque un salasso. A tanto ammonta la somma che i giudici della Sezione giurisdizionale lo hanno condannato a versare per il danno di immagine che avrebbe arrecato con le condotte illecite poste in essere da presidente dell’A22. L’appello della difesa - con gli avvocati Vanni Ceola e Francesco Cardarelli - appare scontato, visto che i legali avevano contestato la richiesta e sollevato varie questioni in diritto.
L’inchiesta «Giano Bifronte» da cui prende le mosse questo procedimento contabile - dopo cinque processi e un duplice passaggio in Cassazione - si era conclusa con una condanna definitiva di un anno di reclusione per corruzione, truffa aggravata e tentata violenza privata.

Il reato di truffa riguardava l’utilizzo, in tre occasioni, della carta di credito dell’A22 per pranzi che invece erano di partito o comunque non legati ad attività svolta per l’autostrada. C’era poi l’imputazione di violenza privata per aver sollecitato alla cooperativa Ccc, con toni pacati ma facendo riferimento a possibili pesanti conseguenze, di non avviare un contenzioso al Tar. Infine la corruzione era per aver sollecitato alla Collini, che aveva vinto un appalto per il casello di San Michele, lavori di progettazione in favore della società di cui il fratello di Silvano Grisenti era socio.

Con questo comportamento - secondo la tesi del procuratore regionale - Grisenti ha leso l’immagine dei tre soci trentini che detengono rilevanti quote nell’A22. Il conto presentato, come detto, era salato: 101.896,50 euro, tenuto conto del notevole risalto che l’inchiesta ebbe sui media locali.

La difesa aveva in primis eccepito la nullità dell’atto di citazione a fronte della mancata indicazione degli enti danneggiati: l’A22 è partecipata da 17 enti pubblici, mentre Regione, Comune e Provincia detengono poco più del 40% delle azioni. Ma i giudici hanno condiviso la tesi del pm, il quale ha ritenuto che non per tutti i soci si sia verificato un danno di immagine, «in quanto le condotte di Grisenti sono state poste in essere in un limitato ambito territoriale e delle stesse è stata data diffusione solo sulla stampa locale».
Per quanto riguarda la quantificazione del danno, richiamando quanto stabilito da una decisione delle Sezioni riunite della Corte dei conti - che di fatto delimita il perimetro dell’azione risarcitoria della procura contabile - i giudici hanno ritenuto sussistente il danno di immagine solo in relazione al reato di corruzione. Invano la difesa aveva replicato al procuratore che non vi fosse prova che gli enti pubblici avessero subito una lesione di immagine.

Non solo. I legali avevano evidenziato come la condotta dell’ex presidente dell’A22, «scandagliata da costanti intercettazioni telefoniche per un intero anno è risultata, sotto un profilo generale, sostanzialmente corretta» e che all’esito di un processo molto complesso sia stato condannato «ad una pena minima, rispetto ai reati per i quali era stato giudicato, senza che gli sia stata applicata la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici».

Ma per i giudici sulla condanna per corruzione si fonda la responsabilità amministrativa dell’ex superassessore per danno all’immagine. «La condotta delittuosa - scrivono - «ha comportato una lesione diretta dell’immagine della Regione, della Provincia e del Comune di Trento, essendo pacifica e notoria, per la comunità territoriale di riferimento, la presenza dei richiamati enti territoriali nel capitale della società partecipata pubblica. Pertanto, la conoscenza da parte della comunità amministrata delle notizie concernenti la vicenda corruttiva ha determinato un’immagine negativa degli enti pubblici azionisti».
Da qui la condanna al pagamento di 60mila euro: 30mila euro alla Regione, 25 mila per la Provincia e 5mila per il Comune di Trento.

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