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Donna presa per le orecchie

condannato noto ristoratore

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Sfruttata, sottoposta a turni di servizio molto pesanti e addirittura presa per le orecchie e sbattuta più volte contro il muro. Non è certo il quadro di di un sereno luogo di lavoro quello dipinto da una donna quarantenne di origine marocchina, che sarebbe stata percossa dal datore di lavoro e finita al Pronto soccorso. 

L'imputato, che gestisce un noto ristorante nei pressi della città, era accusato di lesioni personali, perché, abusando del rapporto di prestazione d'opera intercorrente con la persona offesa, di fatto sua dipendente, afferrava la donna per le orecchie e la sbatteva più volte contro il muro. La dipendente subiva quella che per i sanitari era una «distrazione cervicale», malattia che poi si è protratta - sosteneva l'accusa - per oltre 100 giorni. Il fatto risaliva al 20 dicembre del 2013.

Il procedimento penale è partito in seguito alla querela presentata dalla persona offesa, difesa dall'avvocato Alfonso Pascucci. Pare non ci fossero motivi di particolare astio o rancore tra il titolare di fatto del ristorante e la sua dipendente part-time. Di certo la donna lamentava una situazione lavorativa pesante. Sosteneva di aver lavorato per oltre un anno con un contratto di part-time, ma di fatto sarebbe stata costretta a rimanere in servizio di giorno e anche di notte. Tutto questi per uno stipendio di appena 800 euro al mese, senza tredicesima mensilità e senza ferie pagate. 

Fin qui nulla di penalmente rilevante (anche se gli ispettori del lavoro potrebbero avere qualche cosa da dire). La situazione precipitò il 20 dicembre del 2013. La dipendente sostiene di essere stata aggredita dal titolare mentre si trovava nel locale guardaroba. Dopo essere stata presa per le orecchie e sbattuta contro il muro, la poveretta sarebbe stata allontanata dal locale. Quello stesso giorno, a causa di dolori al collo, la donna si rivolse al pronto soccorso.
Il procedimento penale a carico del ristoratore si concluse con una richiesta di rinvio a giudizio.

La difesa, sostenuta dall'avvocato Massimo Amadori, concordò con la procura una prima ipotesi di patteggiamento che però venne respinta dal giudice. Il patteggiamento si è invece concretizzato ieri davanti al giudice Enrico Borrelli. La pena applicata è di 1.600 euro di multa, più le spese di giudizio in favore della ex dipendente, costituita parte civile con l'avvocato Pascucci. La donna ha ricevuto un'offerta reale dall'ex datore di lavoro di circa 4.000 euro. Denaro che è stato accettato, ma che secondo la parte civile non è sufficiente a risarcire la donna per i danni subiti. Danni che sarebbero ingenti anche per i contraccolpi psicologici lamentati dalla ex dipendente.

La vicenda dopo il capitolo penale potrebbe quindi avere anche un'appendice sul piano civile.

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