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«Si spara a specie a rischio d'estinzione»

Gli animalisti all'attacco della Provincia

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«La gestione della fauna selvativa da parte del Comitato non va bene: si pensa solo ai cacciatori e non c'è nessun segnale di interesse alla conservazione e alla tutela degli animali». La polemica non è certo nuova, considerato che ormai da mesi i quattro rappresentanti delle maggiori associazioni ambientaliste della provincia di Trento non partecipano per protesta alle riuniuni del Comitato faunistico. 

«Ormai non ci andiamo più da molto tempo come forma di protesta. E poi la nostra presenza sarebbe assolutamente inutile, una vera e propria perdita di tempo, considerato che all'interno del gruppo c'è un totale squilibrio. I cacciatori hanno nove o dieci voti sicuri, mentre noi siamo solo in quattro. E poi il dirigente del Servizio Foreste e Fauna della provincia, Maurizio Zanin, è un cacciatore: secondo noi si tratta di un conflitto di interesse notevole, anche perché è immancabilmente e ovviamente sbilanciato verso il mondo venatorio, non concedendo nulla a chi si impegna nella salvaguardia delle specie selvatiche, nell'interesse della comunità».

I quattro «dissidenti» sono Sergio Merz della Lipu, Fernando Boso di Legambiente, Osvaldo Negra del Wwf e Adriano Pellegrini di Pan Eppaa e, come detto, la loro polemica non è certo nuova. Ma l'occasione per ribadirla è rappresentata dall'esito della riunione del Comitato avvenuta martedì.  «Hanno approvato i piani di prelievo del fagiano di monte e coturnice e si tratta dell'ennesima concessione ai cacciatori da parte del Comitato faunistico provinciale». 

Numeri alla mano i rappresentati delle associazioni ambientaliste e animaliste spiegano il perché. «Dal primo ottobre 2016 si potrà sparare a 337 fagiani di monte o gallo forcello e a ben 23 capi di coturnice alpina. Si tratta di un numero molto elevato per quanto riguarda i fagiani, ma è molto grave soprattutto la concessione dei 23 capi: dopo tre anni di sospensione, infatti, è stato dato l'ok alla caccia di una specie inserita nella lista rossa, in quanto in forte regresso e a rischio di estinzione. Considerando il continuo aumento della presenza antropica in montagna, la distruzione del territorio, nonché i cambiamenti climatici, ci sembra assurdo dare il via libera agli abbattimenti di quelle coturnici che riescono a sopravvivere. Basti un dato per capire la gravità: dagli anni Novanta la popolazione di questo animale è più che dimezzata». 

Merz, Boso, Negra e Pellegrini entrano poi nello specifico della questione, andando a ricercare le motivazioni che hanno spinto il comitato a concedere ai cacciatori l'abbattimento di ventitre capi. «Per giustificare queste assegnazioni hanno fatto riferimento alla discreta riproduzione estiva in alcune località. Però la popolazione provinciale è ridotta ai minimi termini e quindi la decisione del comitato accontenta pochi ignorando completamente l'interesse della comunità».

Secondo i quattro la provincia avrebbe dovuto tenere un atteggiamento totalmente differente. «Considerato che si era registrato un accenno di ripresa, si sarebbe dovuto tentare di ricapitalizzare, lavorare per mantenere la popolazione, arrivando a numeri tali che potessero scongiurare definitivamente il rischio di estinzione. Invece al primo "più" si è deciso immediatamente di far intervenire i fucilieri, con buona pace dell'altro 99% della popolazione. Esimi studiosi, tra i quali nominiamo Meriggi, Pandini e Sacchi, alcuni anni fa affermavano che "l'impatto della caccia può essere molto sensibile stante la drammatica situazione di riduzione numerica e frazionamento della popolazione". Un altro esperto, De Franceschi, affermava già trent'anni fa che "la densità dei riproduttori in primavera è preoccupante in tutto il Trentino". Da allora il calo è stato continuo e incessante. La caccia a gallo forcello e coturnice non ha alcun motivo di esistere in quanto si tratta di abbattimenti a puro scopo di divertimento, senza alcuna scusante, in quanto le due specie non procurano danni o altri disagi alla specie umana. Tutti avrebbero diritto a goderne, ovviamente osservandoli da vivi».

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