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La sentenza d'appello

per l'omicidio di Sarah

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Sabrina Misseri resta in carcere

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Nelle motivazioni della sentenza d’appello per l’omicidio di Sarah Scazzi, depositate (1277 pagine divise in 16 capitoli), a quanto si apprende ci sono dei punti fermi che ricalcano quanto descritto dai giudici nel verdetto di primo grado. Ad uccidere la 15enne di Avetrana, il 26 agosto del 2010, nella villetta di via Deledda, sarebbero state la zia Cosima Serrano e sua figlia Sabrina Misseri (nella foto). Quest’ultima avrebbe agito per la gelosia che nutriva nei confronti della cugina in quanto entrambe si erano invaghite dell’amico comune Ivano Russo. Sua madre avrebbe maturato un «risentimento autonomo».

Furono le due donne, anche per i giudici di secondo grado, a strangolare nella loro casa Sarah, e insieme a Michele Misseri (condannato a 8 anni per soppressione di cadavere) ad eliminarne il corpo, che fu trovato dopo 42 giorni in un pozzo-cisterna in contrada Mosca. A redigere materialmente le motivazioni è stato il giudice a latere Susanna De Felice, che analizza lo svolgimento del processo, si sofferma su antefatto e ricostruzione dell’omicidio, ipotizza la dinamica, tratteggia la figura di Michele Misseri, riporta i verbali di interrogatorio.

Dopo essersi recata nella villetta dei Misseri, Sarah avrebbe avuto una prima lite con Sabrina e Cosima, poi avrebbe cercato di fuggire ma sarebbe stata raggiunta in strada e riportata in casa, dove sarebbe avvenuto l’omicidio tramite strangolamento.

Il collegio difensivo ora ha 45 giorni di tempo per presentare ricorso in Cassazione. I legali hanno ricevuto una Pec per il ritiro del faldone di 1277 pagine in cui sono racchiuse le motivazioni della sentenza emessa il 27 luglio del 2015.

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