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Scure sui medici di guardia

via 13 sedi per risparmiare

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Sforbiciata dell'Azienda sanitaria trentina al servizio di guardia medica. Tredici dei trentatré presìdi chiuderanno definitivamente, mentre tre sedi alzeranno la serranda solo durante la stagione turistica estiva e invernale. Una riorganizzazione che comporterà anche un deciso taglio ai medici (perlopiù precari) che attualmente lavorano negli ambulatori attivi in orario notturno e nei festivi. «Le 108 figure che rimarranno saranno stabilizzate» è l'annuncio dell'assessore alla sanità Luca Zeni.

Inutile dire che i sindaci dei territori dove gli ambulatori saranno chiusi, hanno protestato in modo deciso. «Mi lascia di stucco che gli amministratori si stupiscano di quanto è stato deciso. Quando si parla di efficienza tutti sono d'accordo, ma nessuno vuole essere toccato in prima persona» commenta Zeni. Il risparmio annuale previsto dalla razionalizzazione delle sedi dei medici di guardia ammonta a 2,5 milioni di euro.


Il rapporto ottimale tra medici e bacino di utenza è di uno ogni 5.000 residenti, secondo una disposizione nazionale recepita da Piazza Dante, che ha dato mandato all'Azienda sanitaria di stabilire quali ambulatori mantenere e quali cancellare. «Parlando di guardie mediche, spesso emerge un fraintendimento di fondo - premette l'assessore -. Deve essere chiaro che queste figure non vanno consultate in caso di urgenza ed emergenza, ma semplicemente in assenza del medico di base. Per le urgenze esistono Pronto soccorso e 118». Secondo Zeni, per le guardie mediche la distanza dei presìdi dai pazienti non inciderebbe sulla qualità del servizio prestato.

Diciassette delle sedi distribuite sul territorio, registrano nell'arco delle 12 ore di attività giornaliera un numero di interventi inferiore alle 4 unità. Per interventi si intendono sia la semplice telefonata, sia la visita ambulatoriale e quella a domicilio. Per ognuno di essi ci sarebbe un costo medio superiore ai 200mila euro all'anno, che evidentemente Azienda e Provincia hanno ritenuto insostenibile. «Abbiamo ritenuto più appropriato organizzare gli ambulatori in modo che possano coprire un territorio più vasto e quindi far fronte a più interventi. Il modello attuale è stato pensato in un'altra epoca e il turn over in atto non è sostenibile. Preferiamo dunque stabilizzare 108 medici, che potranno diventare un punto di riferimento per il cittadino» sono le parole dell'assessore Zeni.

Allo stesso tempo - è l'assicurazione dell'assessore Zeni - la Provincia punta ad ampliare la rete delle piazzole dedicate all'elisoccorso nelle valli, affinché sia più facile intervenire in caso di emergenza anche di notte. Nel 2016 (il dato è aggiornato alla fine di questa settimana) gli elicotteri di Trentino Emergenza hanno compiuto 1.218 interventi e solo in 28 occasioni non hanno potuto levarsi in volo per via di condizioni meteo avverse.

«Preferiamo investire sull'emergenza, dove si salvano davvero delle vite, piuttosto che su presìdi poco utilizzati dalla popolazione - conclude Zeni -. Insomma, non intendiamo penalizzare i territori, ma prendiamo atto che in determinati casi il servizio di guardia è sottoutilizzato e così com'è ora non funziona».

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