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Brexit, le paure dei trentini

che vivono in Inghilterra

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«Vivo qui da 15 anni, non mi cacceranno. Nei prossimi due anni non accadrà nulla, quindi nessun panico». Christian Vinante Giovannini , artista trentino a Londra, risponde così quando gli si chiede se ci saranno conseguenze per chi vive nel Regno Unito e appartiene alla Ue con Brexit (Leggi gli approfondimenti). Proprio ieri «una persona che conosco mi ha chiesto via Facebook di consigliarla per evitare di essere cacciata da Londra. Si tratta di una persona che è qui da 5 anni che paga le tasse ed è iscritta all'Aire. C'è una paura che non è giustificata: ma sai quante persone come lei non sanno che per due anni non accadrà nulla? Ci sono molti italiani che sono in panico, l'ambasciata è bombardata da email e richieste di spiegazioni e ancora adesso c'è chi pensa che ci cacceranno come se fossimo dei rifugiati. Ma non è così».

Vinante spiega di aver vissuto la campagna sul referendum, «molto più estesa di quella delle politiche dell'anno scorso» da spettatore come tutti i trentini che non hanno potuto votare. «Fino a due settimane fa l'in era in testa, poi l'out ha preso vantaggio e poi con la Cox si pensava che prevalesse il Remain». Invece? «Il risultato è stato uno shock» con la vittoria di fatto «dell'estrema destra dello Ukip di Farage che è molto più a destra della nostra Lega». Nonostante la nuova situazione, Vinante vuole restare a Londra, anche perché è integrato bene nella comunità. «Non penso di lasciare l'Inghilterra, ho fondato la sezione italiana del partito conservatore e la mia vita, come detto, da 15 anni è qui e sarà ancora qui».


Preoccupata per il suo futuro lavorativo e di studio è Silvia Anderle , perginese, che ha completato il primo anno del corso di studi in neuroscienze all'Università del Sussex a Brighton. L'uscita del Regno Unito dalla Ue ha l'effetto di creare una situazione di incertezza, tanto più problematica quando si sta progettando il proprio futuro. «La mia università ci ha inviato una mail dicendo che per il prossimo anno e l'anno dopo cercheranno di non cambiare nulla e che ora si consulteranno - spiega Silvia Anderle - Per loro, che si sono battuti per il sì all'Europa, gli studenti internazionali sono un punto di forza». Nonostante i tentativi dell'ateneo di rassicurare, però, sono tanti i dubbi che restano da chiarire. «Io come europeo avevo un prestito d'onore di 9.000 sterline l'anno per pagare la retta e che devo restituire quando trovo lavoro. Ora è lo stesso per inglesi e studenti dell'Ue, il timore che ho è che possano toglierlo». Senza il prestito d'onore, è difficile «permettersi di studiare».

Non solo: il rischio è che la retta possa diventare come quella pagata da chi non aderisce alla Ue come chi proviene da Usa o Asia e che oggi versano 17.000 sterline. Ora Silvia ha davanti altri due anni per completare il primo ciclo universitario e la scelta sembra obbligata, anche perché «in Italia il corso non c'è, dovrei ripartire da zero». Se «avessi saputo» dell'uscita del Regno Unito «non avrei fatto questa scelta, anche perché adesso non so cosa succederà dal punto di vista lavorativo. Anche per gli affitti, prima ci chiedevano che ci fosse qualcuno che garantisse per noi in Inghilterra, ora sarà ancora più difficile. Prima pensavo che finiti i tre anni sarei rimasta a Brighton per l'anno di master, ora non lo so, ma penso che tornerò in Italia o da qualche altra parte per concludere il quarto anno».


«In famiglia siamo tutti delusi dalla Brexit - spiega Graziano Ferrari, 68 anni originario di Breguzzo, da 50 anni a Londra - così si torna indietro di 40 anni, si torna a dover presentare i passaporti». Ferrari, presidente del Circolo londinese dei Trentini nel mondo, è preoccupato per il dopo «Il futuro? È presto per dire cosa succederà, certo la Brexit non è una bella cosa» conclude.

Per Lorenzo Pezzani , di Trento, ricercatore nel settore dell'immigrazione all'università di Kent, residente in Inghilterra dove vive dal 2008, «il risultato è stato uno schock, anche se era chiaro che il campo del leave aveva il vantaggio, non pensavo che sarebbero arrivati a tanto. È un altro colpo all'idea di Europa che noi giovani abbiamo sperimentato, io ho vissuto a Berlino, mia moglie ha studiato a Parigi, ora ci trasferiamo tutti e tre a settembre in Inghilterra. Si sta portando all'autodistruzione l'idea di Europa, ma la responsabilità politica è della Ue. Deve capire che si deve fare carico delle istanze sociali e rispondere alle persone che si sono impoverite». Lorenzo con Giulia e il figlio si trasferiranno come detto in Inghilterra: «Il mio contratto resta, ma si aprono tante incognite in più, soprattutto per la mia famiglia, per trovare un lavoro per Giulia».

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