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Commercialista 91enne

smaschera un truffatore

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Il conto era salato (3.212 euro e 30 centesimi) e il tono della missiva inviata da una misteriosa società di recupero crediti perentorio (il pagamento doveva essere eseguito tassativamente entro due giorni, non oltre le ore 12). Peccato che dietro alla lettera ci fosse una truffa. Ma la vittima, commercialista in pensione di 91 anni, era sì anziano, ma non certo sprovveduto. Pur preoccupato per quella missiva che faceva riferimento ad abbonamenti non pagati relativi a riviste delle forze dell’ordine, prima di trasferire la somma richiesta si è rivolto all’avvocato Marcello Paiar. E così invece che un sostanzioso bonifico, il titolare del conto corrente bancario indicato nella lettera - un trentenne incensurato di Monza - ha  ricevuto una querela per tentata truffa. Per una volta il giovane malfattore è stato incastrato dall’anziana vittima predestinata del raggiro.
 
La vicenda merita di essere raccontata anche per essere da monito: si ripetono, infatti, i casi di truffa relativi a presunte riviste delle forze dell’ordine. In questa particolare vicenda non era mai stato esplicitato il titolo della testata con cui l’anziano commercialista avrebbe accumulato un vero tesoro in arretrati.
 
Nella richiesta di pagamento della «Credit Center», che ad oggetto aveva la dicitura «sospensione procedimento N 5943/14 RG (quasi fosse già incardinato un procedimento civile) si chiedeva il pagamento (con il “beneficio” di uno sconto del 50% su quanto dovuto) di 3.212,30 euro) «in quanto non è stata data disdetta alla riviste di pubblica sicurezza entro i termini previsti dalla legge come riportato sul retro delle riviste stesse entro 90 giorni».
 
L’anziano commercialista molti anni prima aveva sì sostenuto, come opera di bene, varie associazioni di polizia che sostenevano gli orfani, ma non aveva mai sottoscritto gli abbonamenti per cui gli venivano chiesti tutti quegli arretrati. E comunque per non  ricevere una rivista non serve alcuna disdetta, basta non pagare al rinnovo dell’abbonamento.
 
La faccenda però era preoccupante perché la missiva scritta era stata rafforzata da alcune telefonate dal tono insistente e minaccioso che prospettavano in caso di mancato pagamento un ulteriore lievitazione della somma richiesta. 
 
È bastata qualche verifica incrociata per capire che la richiesta era truffaldina. L’azienda individuale citata nella lettera aveva come oggetto sociale il telemarketing e non il recupero crediti. E comunque non aveva alcun titolo per chiedere denaro all’anziano commercialista.
 
Le indagini hanno portato ad individuare un trentenne di Monza titolare di una ditta individuale che aveva sede presso l’abitazione dei genitori. Denunciato per truffa, l’uomo ieri era imputato in Tribunale a Trento. La difesa ha scelto la strada del patteggiamento - 2 mesi e 20 giorni la pena applicata dal giudice Enrico Borrelli - lasciando però senza risarcimento la vittima (che tuttavia lamentava solo danni morali e spese legali)  costituita parte civile con l’avvocato Paiar.

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