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Parla al telefono mentre guida

Ha un figlio autistico, multa annullata

Il giudice riconosce lo stato di necessità

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Guidava l’auto e allo stesso tempo parlava al telefono cellulare. La multa è stata però annullata dal giudice che ha riconosciuto - sono casi assai rari - lo stato di necessità. Il conducente era infatti al telefono con il figlio autistico, che durante le crisi si calma  ascoltando la voce del padre, anche se solo al telefono. Insomma, si trattava di un’emergenza che in quel particolare frangente giustificava un comportamento che in condizioni ordinarie è sanzionato dal Codice della strada. 
 
La vicenda risale al 13 luglio dell’anno scorso. Quel giorno l’automobilista era a Trento per lavoro. Intorno alle 17 e 30 ricevette una telefonata sul cellulare. Stava guidando ma diede uno sguardo allo schermo. Era la moglie. Rispose perché poteva trattarsi di un’emergenza. La coppia infatti ha un figlio autistico che necessità del costante sostegno dei genitori. La documentazione sanitaria certifica che il minore ha un quadro di disabilità grave e un disturbo del comportamento che può sfociare anche in condotte aggressive, specie in condizioni ambientali non favorevoli. In questi casi anche solo ascoltare al telefono la voce del papà per il bambino è di grande aiuto. Per questa ragione l’accordo tra i due coniugi è che il marito durante l’orario di lavoro chiama casa più volte al giorno per avere notizie del figlio, mentre la moglie telefona solo in situazioni di assoluta emergenza. È proprio questo il caso di quel 13 luglio. 
 
Il padre rispose al telefono mentre con la sua auto transitava sul cavalcavia di via Degasperi. Alle sue spalle però c’era una pattuglia dei carabinieri che invitò il guidatore a fermarsi. L’uomo venne multato per aver violato l’articolo 173 del Codice della strada che vieta l’utilizzo durante la guida di  di «apparecchi radiotelefonici» tranne il caso di utilizzo in vivavoce. La multa era salata: 161 euro più la perdita di 5 punti della patente. Il conducente, attraverso gli avvocati Franco e Marco Fedrizzi, fece ricorso al giudice di pace chiedendo l’annullamento della sanzione. «Tenuto conto di tutte le circostanze del caso e della situazione di pericolo  per l’incolumità di prossimi congiunti - hanno sostenuto i due legali -  paiono ricorrere i presupposti per l’applicazione dell’esimente dello stato di necessità. Nella denegata ipotesi in cui non dovessero ravvisarsi i presupposti sottesi all’applicazione dello stato di necessità, deve in ogni caso ritenersi sussistente l’esimente dell’adempimento di un dovere nella sua forma quantomeno putativa». Cioè il padre rispose al telefono convinto di adempiere ad un dovere connesso alla propria sfera genitoriale, quello di intervenire tempestivamente di fronte ad una richiesta di aiuto del figlio autistico.
 
All’annullamento della sanzione si era opposto il Commissariato del governo che riteneva invece pienamente legittima la sanzione anche perché il conducente avrebbe avuto l’occasione di fermarsi lungo la carreggiata prima di rispondere e perché di fronte ai carabinieri  il guidatore appariva soprattutto preoccupato dalla possibilità di perdere altri punti della patente visto che era già incorso in una violazione simile. Il giudice Paolo Arman ha dato credito alle argomentazioni dell’automobilista. «Il ricorso va accolto - si legge in sentenza - quantomeno per la sussistenza di scriminante putativa in capo al ricorrente. Infatti sussiste nel (omissis) il fermo convincimento della necessità dell’immediata risposta alla telefonata ricevuta dalla famiglia, di cui dà prova, pena ritenuto grave danno alla salute del figlio».

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